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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 21 febbraio 2017

The host - Andrew Niccol (film fantascienza)

Andrew Niccol è un regista che ho avuto modo di incontrare già un paio di volte, e sempre per soggetti di genere fantastico: l’ottimo Gattaca - La porta dell'universo, per esempio, oppure il discreto In time, mentre in mezzo ai due c’era stato S1m0ne, un altro film di genere fantascientifico, che magari mi guarderò in futuro.

Proprio per questo mi sono guardato The host, film fantastico del 2013, conversione cinematografica del romanzo L’ospite, di Stephenie Meyer (che non conosco, né autrice né romanzo).

Ecco in sintesi la trama di The host: siamo in un remoto futuro, e il pianeta Terra, e con lui la razza umana, ha subito l’invasione di una razza extraterrestre, talmente potente da riuscire a imporsi non tanto con le armi, ma con l’invasione vera e propria dei corpi umani, i quali vengono svuotati della loro componente psichica (se la si vuol chiamare anima) e riempiti della personalità dell’alieno che si vuole di volta in volta “innestare” nel singolo corpo.
Il risultato è un pianeta pacificato, pulito e sereno… ma al costo della quasi totale cancellazione dell'umanità. 

La quale resiste in piccole sacche di ribelli, e in una di queste c’è Melanie (Saoirse Ronan; Ember - Il mistero della città di luce, Grand Budapest Hotel), che un giorno, pur di proteggere il fratellino Jamie, si fa catturare… col risultato che in lei viene installata un’aliena, tale Viandante.
Ma Melanie è una di quelle personalità umane che lotta senza scomparire definitivamente, tanto che nel medesimo corpo, ora controllato dall’entità aliena Viandante, ora vi sono due menti… che avvieranno uno strano rapporto…

Lo dico subito: The host è una delusione totale.
Il film, pur ben diretto e ben realizzato, è semplicistico in modo assurdo, nonché per larghi tratti infantile e non credibile (ma già la premessa che due anime differenti possano stare nello stesso corpo la diceva lunga in partenza).
Ad ogni modo, pur con una premessa esistenzialmente inverosimile, la storia apriva il campo a tante possibilità e modi di affrontarla… ed è stato portato avanti quello più banale e sciatto tra tutti, tra il melodramma e il sentimentale.

Questo è il secondo film di fila dopo Divergent a essere un polpettone adolescenzial-femminile spacciato per filmone di fantascienza… cosa che mi spinge a proporre di mettere sui film di questo genere un bollino identificatore per tutti gli spettatori normodotati che preferirebbero non vederlo. 

Ok, ok, dovevo informarmi meglio io prima, ed essenzialmente mi sono fidato di un regista che in altre circostanze si era dimostrato valido.

Le uniche cose belle del film sono due frasi estrapolate dalla marea di dialoghi piatti.
Eccole, così non dovete far la fatica di vedere il film:

“La guerra che combatti è dentro di te.”

“Un viandante alla fine approda.”

Fosco Del Nero



Titolo: The host (The host).
Genere: fantascienza, psicologico, sentimentale, drammatico.
Regista: Andrew Niccol.
Attori: Saoirse Ronan, Max Irons, Diane Kruger, Jake Abel, William Hurt, Frances Fisher, Boyd Holbrook, Chandler Canterbury, Scott Lawrence, Raeden Greer.
Anno: 2013.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 15 febbraio 2017

Daybreakers - L’ultimo vampiro - Michael Spierig, Peter Spierig (film fantastico)

Dei fratelli Spierig avevo visto di recente il buon Predestination, tanto buono da segnarmi un altro film dei due registi, di qualche anno precedente: Daybreakers - L’ultimo vampiro.

Il protagonista peraltro è il medesimo, ossia Ethan Hawke (Gattaca - La porta dell'universo, Waking life - Risvegliare la vita), affiancato da Willem Dafoe (L’ombra del vampiro, Il luogo delle ombreExistenz, C'era una volta in Messico, Grand Budapest Hotel), Claudia Karvan e Sam Neill (L’uomo bicentenario, District 9, Merlino).

Ecco la trama del film, che si muove tra genere fantastico, horror, e drammatico… ma che in realtà si può sin dal principio leggere come una grande metafora sul vegetarianesimo e lo sfruttamento degli animali, e visto in questo senso è davvero “didattico”: siamo nel 2019, quando il solito misterioso e potentissimo virus ha trasformato quasi tutta l’umanità in vampiri (o zombie o vampiri: la scelta di solito è questa).

La differenza rispetto a tante pellicole similari è che il mondo non è precipitato nel caos, ma, molto semplicemente, si è tramutato in un mondo governato perfettamente dai vampiri, organizzato e perfino assolutamente civile…
… se non si conta il piccolo particolare per cui vi sono allevamenti di esseri umani il cui scopo è quello di estrarre il loro sangue perché i vampiri se ne possano nutrire.

Proprio come la maggioranza dell’umanità ancora fa con gli animali, per l’appunto, e vederla dal lato psicologico delle vittime è un altro discorso (o meglio, per me è lo stesso, ma forse farà specie a tanti).

Sta di fatto che, in questo scenario, vi sono persone-vampiri che per motivi etici si rifiutano di bere il sangue umano, e che cercano da un lato di risparmiare sofferenze agli uomini negli allevamenti, e dall’altro di trovare una forma di nutrimento alternativa…
… anche perché le riserve di sangue umano stanno finendo giacché quel tipo di alimentazione non era sostenibile (...), cosa che porta molti vampiri “in astinenza” a diventare vampiri nel senso tradizionale del termine, ossia belve senza senno assetate di sangue e violenza.

Il protagonista della storia è Edward Dalton (Ethan Hawke), un vampiro che non beve sangue umano e che con le sue ricerche cerca di porre rimedio al doppio problema etico da un lato e nutrizionale dall’altro. Ma il tempo stringe, le riserve di sangue sono sempre meno… e soprattutto egli incontra per caso due esseri umani: Lionel "Elvis" Cormac (Willem Dafoe) e Audrey Bennett (Claudia Karvan), che gli chiedono di lavorare con loro… mentre il suo capo Charles Bromley (Sam Neill) ha una visione del tutto differente, e si candida dunque al ruolo di cattivo.

Daybreakers - L’ultimo vampiro ha dunque questa fortissima componente etica, che non può sfuggire, io credo, neanche al più distratto tra gli spettatori, anche se nel corso del film la cosa un po’ sfuma tra azione, sparatorie, scene splatter, scene horror, etc, tanto che del film rimane alla fine più una sensazione di storia dinamica, ma al contempo di atmosfera, curata e affascinante.

Per quanto a volte ciò che avviene non è del tutto credibile e coerente con la storia interna, e questo un po’ condiziona la valutazione al ribasso.

Ma solo in parte, e Daybreakers - L’ultimo vampiro rimane un film di buon valore e buon interesse, che conferma il buon talento dei fratelli Spierig.

Fosco Del Nero



Titolo: Daybreakers - L’ultimo vampiro (Daybreakers).
Genere: fantastico, fantascienza, horror, drammatico, azione.
Regista: Michael Spierig, Peter Spierig.
Attori: Ethan Hawke, Willem Dafoe, Claudia Karvan, Michael Dorman, Vince Colosimo, Isabel Lucas, Sam Neill, Christopher Kirby, Mungo McKay.
Anno: 2001.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 14 febbraio 2017

Divergent - Neil Burger (film fantastico)

Il film recensito quest’oggi nel blog è il famoso (famoso libro e famoso film) Divergent.

Premessa: il regista Neil Burger ha sicuramente del talento, giacché su cinque film diretti due sono decisamente notevoli, ciascuno a suo modo: parlo di The illusionist - L'illusionista e di Limitless. Gli altri tre sono il film d’esordio Interview with the assassin, che non ho visto, e The lucky ones - Un viaggio inaspettato, che ho visto e che non è malaccio, anche se sta parecchie lunghezze dietro gli altri due.

E poi è arrivato l’ultimo film, Divergent, un pezzo grosso tra l’altro, dato il successo di vendite che si portava appresso l’omonimo romanzo di Veronica Roth.

Comincio subito con la trama sommaria della storia: siamo in un futuro non precisato, dopo la solita guerra totale che ha lasciato la società grandemente rimaneggiata e fortemente riorganizzata. Per la precisione, siamo nella città di Chicago, la quale all’esterno è circondata da un’enorme barriera difensiva e all’interno, sempre in chiave difensivo-protettiva, è organizzata in cinque gruppi, ciascuno dei quali presiede una funzione sociale… e a cui ciascuna persona, indipendentemente da quale è il suo gruppo familiare di origine, può accedere via libera scelta, salvo poi non poter mai più tornare indietro sulla propria scelta.
I gruppi sono questi cinque:
- gli Abneganti, un gruppo di persone semplici, tranquille, e altruiste, cui proprio per tale altruismo è stato affidato il governo della città,
- i Pacifici, che apprezzano molto l’armonia e la felicità, e che sono addetti alla produzione del cibo, poi distribuito a tutti,
- i Candidi, persone per natura particolarmente oneste e sincere, incapaci di mentire, cui è stato conseguentemente affidato il settore della legge e della giustizia,
- gli Intrepidi, persone orientate all’azione e al coraggio, sorta di polizia-esercito cittadina,
- gli Eruditi, i sapienti, portati allo studio e alla conoscenza.

La protagonista della storia, Beatrice Prior (Shailene Woodley), è cresciuta in una famiglia di Abneganti, ma nel momento di scegliere la sua futura fazione e quindi la sua vita intera sceglie gli Intrepidi… mentre suo fratello Caleb (Ansel Elgort) sceglie gli Eruditi, lasciando sgomenti i loro genitori, i quali ovviamente speravano in una scelta tradizionalista, in virtù anche del fatto che il padre Andrew è nel membro del consiglio della città.

Tra gli Intrepidi Beatrice, rinominatasi Tris, farà amicizia con Christina (Zoë Kravitz) e con Will (Ben Lloyd-Hughes).
Ma soprattutto conoscerà due boss degli Intrepidi: il capo Eric (Jai Courtney) e l’istruttore Quattro (Theo James).
E, ancor di più, scoprirà che c’è un sesto gruppo di persone, i cosiddetti Divergenti, che la società sta cercando a tutti i costi di scovare ed eliminare, perché un potenziale pericolo per l’intera struttura sociale.

Questa la trama di Divergent, film che oscilla tra il drammatico, il sentimentale, l’azione e soprattutto quella nicchia del genere fantastico nota come distopia, che ha visto tanti rappresentanti passati, più o meno celebri (e all’interno della quale si inserisce anche il tema del controllo mentale, per gli appassionati di tematiche cospirative).
Ne cito qualcuno a caso, a partire dai famosi libri 1984Fahrenheit 451Il mondo nuovo, fino agli altrettanto famosi film MetropolisL’uomo che fuggì dal futuroBrazilV per vendettaEquilibriumGattacaIn time, etc etc, fino ai recentissimi Hunger games, The giver e Maze runner, gli esponenti dell’ultima tranche, cronologicamente parlando.

Ebbene, Divergent cavalca il filone, ma lo fa in modo assolutamente banale, adolescenziale persino, non avendo dalla sua né l’originalità della storia di Hunger games, né l’ottimo abbrivio di Maze runner… e non chiamiamo in causa Metropolis o Brazil o altri film, perché è meglio non farlo.

Il tutto sa di prodotto cinematografico ad uso di una fascia bassa della popolazione, intendendo con “bassa” sia il basso cronologico sia il basso qualitativo.

In Divergent tutto è banale, e difatti un qualunque spettatore di media intelligenza avrà capito tutto entro la primissima parte del film, compreso il rapporto tra la classica eroina il cui valore si vede alla distanza e il classico belloccio, burbero ma in realtà dal cuore d’oro.

Anche la suddivisione sociale, nonché molti eventi che capitano, sono in nome del semplicismo e spesso anzi dell’insensatezza, nel senso che quello che succede non sta in piedi, ma tant’è.

E tutto ciò è un peccato, perché il film è fatto davvero bene a livello tecnico: fotografia, effetti speciali, ritmo, e ciò conferma il buon talento di Neil Burger, il quale si è semplicemente prestato a un progetto di basso valore artistico… senza dubbio in cambio di un ricco caché nonché magari del nome che si sarà fatto nel mentre portando a buon esito un film ad alto budget ed alti incassi.

Insomma, Divergent è una grande delusione… anche perché dalle storie che tirano in ballo questioni distopiche mi attendo sempre molto, compresi insegnamento, moniti e persino tematiche esistenziali.
Magari mi guarderò il suo seguito, ma giusto per la curiosità di vedere come procede la saga.

A proposito della poca originalità di Divergent, nonché del suo essere una specie di copia sbiadita di Hunger games, cito una curiosità: mentre in Hunger games recitava Lenny Kravitz, in Divergent recita sua figlia, Zoë Kravitz… giusto per renderlo ancora meno originale, se possibile.

Fosco Del Nero



Titolo: Divergent (Divergent).
Genere: fantastico, drammatico, azione, sentimentale, distopia.
Regista: Neil Burger.
Attori: Shailene Woodley, Theo James, Ashley Judd, Maggie Q, Kate Winslet, Zoë Kravitz, Ansel Elgort, Jai Courtney, Ray Stevenson, Miles Teller, Ben Lamb, Ben Lloyd-Hughes, Christian Madsen.
Anno: 2014.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 7 febbraio 2017

New York stories - Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Woody Allen (film commedia)

Nella mia maratona dei film di Woody Allen (che mi sta tenendo impegnato ormai da anni, per quanti ne ha diretti) uno degli ultimi ad esser stato considerato è New York stories, per un motivo ben preciso: non è un suo film, ma un film collettivo, di cui lui ha diretto uno dei tre episodi. Gli altri due sono invece stati assegnati a Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, altri due grandi registi, ma meno affini alle mie corde.

Ad ogni modo, nonostante la presenza di più registi e nonostante lo stile registico del cortometraggio, alla fine New York stories me lo sono visto, per cui ecco qua la recensione.

Intanto, dico subito il tema dell’opera: la città di New York, ciò che spiega anche la scelta dei registi, due neworkesi di nascita e uno che è nato a Detroit ma che comunque è cresciuto a New York fin da piccolo.

Ecco ora la lista dei tre corti, di circa 40 minuti ciascuno, col film che nel complesso sfonda di poco i 120 minuti:
- Lezioni dal vero, di Martin Scorsese,
- La vita senza Zoe, di Francis Ford Coppola,
- Edipo relitto, di Woody Allen.

Diversi registi, e generi molto diversi: spaziamo dal drammatico/sentimentale del film di Scorsese alla commedia brillante del film di Francis Ford Coppola (che come fanno sempre Coppola e famiglia estesa, si porta appresso parenti vari e amici), al film psicologico/fantastico di Allen.

Neanche a dirlo, è proprio il film di Woody Allen che lascia il segno: dopo l’avvio difficoltoso e pesante del primo corto e il buon ritmo del secondo, è il terzo a dare un senso a questa “compilation”, con una trovata davvero originale che rende il pezzo di Allen gustosissimo.

Tanto, che, con un 5 assegnato al primo corto, un 6.5 assegnato al secondo e un 8 assegnato al terzo, vien fuori una media di 6.5, media frutto soprattutto del corto di Allen… e ciò nonostante la presenza in esso della sua musa di allora, Mia Farrow, che spesso è sinonimo di pesantezza).

Ad ogni modo, ecco in grandissima sintesi le trame dei tre film.
Lezioni dal vero: il famoso pittore newyorkese Lionel Dobie (Nick Nolte; Peaceful warrior, In fuga per tre, Spiderwick - Le cronache) è in crisi d’ispirazione, anche per via della rottura del suo rapporto con la sua modella amante Paulette (Rosanna Arquette; FBI - Protezione testimoni).
In qualche modo la convincerà a tornare da lui per motivi professionali, ma la cosa inizierà a scricchiolare da subito…

La vita senza Zoe: Zoe (Heather McComb) è la figlia dodicenne di una fotografa (Talia Shire) e di un flautista (Giancarlo Giannini), entrambi in carriera.
I genitori sono separati, ma la piccola proverà a riavvicinarli… col tutto che finisce in un concerto al Partenone ad Atene.

Edipo relitto: Sheldon (Woody Allen; Manhattan, Amore e guerra, Il dormiglione, La dea dell'amore, La maledizione dello scorpione di giada) è un noto avvocato di New York, felicemente impegnato con Lisa (Mia Farrow; Crimini e misfatti, Ombre e nebbia, Una commedia sexy in una notte di mezza estate) e con un solo problema esistenziale: sua madre (Mae Questel; Chi ha incastrato Roger Rabbit?), che egli sogna in vari modi, spesso terminanti nel funerale di lei.
Un bel giorno, il suo sogno non confessato si realizza, e la donna sparisce durante un numero di un prestigiatore…
… salvo poi riapparire poco dopo in cielo, sotto forma di enorme visione che parla a tutta la città di New York, ovviamente imbarazzando il povero figlio.

Solo quest’ultimo corto vale la visione di tutto New York stories, col secondo film che ugualmente si mostra interessante.
Quanto al primo… beh, vedete voi se preferite saltarlo o guardare anche quello.

Fosco Del Nero



Titolo: New York stories (New York stories).
Genere: drammatico, sentimentale, commedia, comico, fantastico.
Regista: Martin Scorsere, Francis Ford Coppola, Woody Allen.
Attori: Nick Nolte, Rosanna Arquette, Patrick O'Neal, Steve Buscemi, Jesse Borrego, Heather McComb, Giancarlo Giannini, Talia Shire, Gia Coppola, James Keane, Woody Allen, Marvin Chatinover, Mae Questel, Mia Farrow, Julie Kavner.
Anno: 1989.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 30 gennaio 2017

Arsenio Lupin - Jean-Paul Salomé (film drammatico)

Non sono mai stato un grandissimo fan di Arsenio Lupin, e con ciò intendo riferirmi essenzialmente al noto cartone animato, mentre non ho mai letto il libro di Maurice Leblanc in cui l’autore francese introduceva il personaggio.

Però, avendo visto che era uscito un film francese nel 2004 dedicato proprio al famoso ladro, ne ho approfittato per vederlo, memore perlomeno della mia buona passione per il cinema d’oltralpe.

E difatti in esso vi ho ritrovato alcuni volti noti del cinema francese, a cominciare da Kristin Scott Thomas, che in realtà non è francese, ma inglese, ma che evidentemente si è conquistata un posto d’onore nel cinema dei nostri cugini, grazie soprattutto a un’innata classe (è la terza volta che la incontro dopo Una top model nel mio letto, Piccoli tradimenti e Un matrimonio all’inglese).

Terza partecipazione anche per la sempre bella Eva Green (lei, al contrario, francese, ma più nota ad Hollywood), dopo La bussola d’oro, Dark shadows e Sin Ciy – Una donna per cui uccidere.

Prima apparizione invece per il giovane e bravo Romain Duris, lui francesissimo, perfetto per il ruolo dell’elegante, brillante e al contempo guascone Arsenio Lupin.

Ma andiamo a vedere la trama dal film: Arsenio Lupin (Romain Duris) fin da bambino è educato alla lotta (savate, uno sport da combattimento francese) e al furto dal padre (un abile ladro), che sparirà presto dalla sua vita per via di un tentativo di arresto con conseguente fuga e probabile morte.

Una volta cresciuto, lo troviamo anch’egli ladro provetto, di grande fascino, eleganza, e ovviamente dalla mano veloce tanto quanto la lingua.
Il destino lo porterà a incrociare la strada con la sua cugina Clarisse de Dreux-Soubise (Eva Green), presso la cui casa abitava da piccolo prima che lo zio cacciasse lui e la madre dopo il tentativo di arresto del padre, onde evitare il disonore sulla sua famiglia.

Ma la vita gli farà incrociare la strada anche di Joséphine Balsamo contessa di Cagliostro (Kristin Scott Thomas), erede lontana del famoso mago e alchimista Cagliostro, che si diceva avesse scoperto l’elisir di lunga vita. Questa donna, di grande classe ed eleganza, così come astuzia e ambizione, segnerà in qualche modo la sua esistenza, generando peraltro nuovi incroci, che non svelo in questa sede.

Arsenio Lupin dura due ore, e dunque è un film piuttosto lungo: dotato di grande fascino e atmosfera, risulta però po’ indolente e poco ficcante, alternando fasi dinamiche e coinvolgenti a fasi invece più lente e fiacche, quasi come se il film stesse specchiandosi in se stesso e nella sua bellezza (la Francia di altri tempi).

A reggerlo, come detto, il suo buon fascino, nonché il buon cast: Romain Duris si disimpegna bene, Kristin Scott Thomas è una garanzia, mentre Eva Green, più vestita del solito, fa il suo come sempre.

Nel complesso il film è un discreto film, o perlomeno sufficiente, ma la sensazione è quella di un colpo che è andato a segno solo in parte, e che avrebbe potuto essere più efficace (spettacolare e coinvolgente e memorabile) con qualcosa in più.
Peccato… ma anche così potrebbe valere la pena vederlo se siete fan di uno dei suddetti attori o della figura di Arsenio Lupin o delle atmosfere della Francia ottocentesca.

Fosco Del Nero



Titolo: Arsenio Lupin (Arsène Lupin).
Genere: drammatico, sentimentale, avventura.
Regista: Jean-Paul Salomé.
Attori: Romain Duris, Kristin Scott Thomas, Eva Green, Pascal Greggory, Robin Renucci, Patrick Toomey, Mathieu Carrière, Philippe Magnan, Philippe Lemaire, Marie Bunel, Françoise Lépine.
Anno: 2004.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 24 gennaio 2017

La fine del mondo - Edgar Wright (film comico)

Ci sono alcuni registi che mi sono segnato e i cui nuovi film vedo invariabilmente per il valore o l’originalità delle loro pellicole: uno di questi è Edgar Wright, che mi aveva colpito positivamente con L’alba dei morti dementi, che mi aveva intrattenuto piacevolmente in Hot fuzz e che mi aveva mezzo esaltato con Scott Pilgrim vs. the World, uno dei film più strani che abbia mai visto.

Era solo questione di tempo (anzi, ne ho fatto passare anche troppo) prima che mi vedessi il suo ultimo lavoro: La fine del mondo (fine che peraltro chiude la cosiddetta Trilogia del cornetto dopo i menzionati L’alba dei morti dementi e Hot fuzz).

Il regista britannico unisce qua due dei suoi generi preferiti: la commedia in salsa britannico-pub e il genere fantastico… ovviamente tutto in salsa umoristica, ciò che è il vero motore del film.

Ecco la trama sommaria de La fine del mondo, film che, così come L’alba dei morti dementi prendeva le mosse da alcuni topos del cinema horror, ovviamente riadattandoli in chiave comica, prende le mosse da un classico della fantascienza degli anni "50, ossia L'invasione degli ultracorpi… e riadatta anche questo in chiave ultracomica: Gary King è un uomo di mezz’età che è rimasto nel passato, quando con la sua banda di quattro amici imperversava nei locali di Newton Haven, la cittadina in cui erano cresciuti i cinque e in cui avevano compiuto le loro “imprese” da adolescenti, tra alcol, conquiste sessuali e bravate varie.
Egli è talmente tanto attaccato al passato che cerca di riviverlo, riunendo la banda di allora, ora trasformata in cinque uomini con le rispettive posizioni lavorative e familiari, per ottenere quello che non erano riusciti ad ottenere ai bei tempi: il cosiddetto “miglio dorato”, un tour dei dodici pub della suddetta cittadina, ovviamente a suon di birra e alcolici vari.

L’impresa si presenta già difficile in partenza, un po’ per l’età avanzata un po’ per i dissapori nel mentre intervenuti tra alcuni membri del gruppo, ma diventerà addirittura mitica per via…
… dell’invasione extraterrestre in cui il gruppo si imbatterà.

Ovviamente senza rinunciare nel mentre a percorrere e ottenere il miglio dorato.

Gli attori protagonisti de La fine del mondo sono Simon Pegg e Nick Frost, gli stessi de L’alba dei morti dementi, cosa che accresce il livello di confidenzialità e familiarità del film, cui si aggiungono peraltro alcuni altri volti noti: Martin Freeman (il protagonista dell’ottimo Guida galattica per autostoppisti, nonché de Lo hobbit - Un viaggio inaspettato), nonché il noto Pierce Brosnan.

Ma i singoli nomi sono un dettaglio in quella che diviene, alla fine della fiera, una sorta di avventura picaresca di genere fantascientifico, con tanto di difesa del pianeta Terra e dichiarazioni di forza della razza umana… che prevedo peraltro diverranno in futuro una sorta di scena cult in rete (per quanto sono precise, dietro di essere c’è per forza o conoscenza o ispirazione-intuizione).

Il film si presenta a tratti debole, ma propone comunque molto, e anzi più di quanto ci si aspetterebbe dopo il suo avvio, peraltro pregno di quell’humor inglese che a me piace tanto.

In conclusione, La fine del mondo è un film che non potrà per forza piacere a tutti (commistione fortissima di genere, umorismo britannico, etc), ma per quel che mi riguarda è l’ennesima buona prova di Edgar Wright, un regista quantomeno coraggioso, cosa che occorre riconoscergli al di là dei gusti individuali.

Fosco Del Nero



Titolo: La fine del mondo (The world’s end).
Genere: fantastico, drammatico.
Regista: Edgar Wright. Attori: Simon Pegg, Nick Frost, Paddy Considine, Martin Freeman, Eddie Marsan, Rosamund Pike, Julian Seager, Paul Kennington, Mark Fox.
Anno: 2013.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 18 gennaio 2017

Jerry Maguire - Cameron Crowe (film drammatico)

Il film recensito quest’oggi è Jerry Maguire… che a dire il vero, come spesso mi capita, non mi ricordo come mai mi fossi segnato, ma tant’è: l’ho visto ed ecco qui la recensione.

Nonostante la sua carriera chilometrica, non sono tanti i film che ho visto con protagonista Tom Cruise, tanto che quelli recensiti nel blog sono solo i seguenti: Vanilla sky, Eyes wide shut, Oblivion e La guerra dei mondi.

Quanto agli altri due protagonisti del film, va loro ancora peggio: Renée Zellweger (Io, me & Irene, Chicago, Abbasso l'amore, Il diario di Bridget Jones) non si è ancora vista, mentre Cuba Gooding Jr. si è visto un poco di più: Al di là dei sogni, Instinct - Istinto primordiale, Qualcosa è cambiato.

Jerry Maguire peraltro è un film premiato sia con candidature e con vittorie in Oscar e Golden Globes… anche se a dire il vero non ne capisco il perché.

D’accordo, il trio di attori protagonisti sa il fatto suo (e finalmente vedo Renée Zellweger come una vera donna, e non con le macchiette che le ho visto fare in quasi tutti gli altri film!), però essenzialmente il film si basa su una sceneggiatura davvero banale e priva di mordente, che in pratica si può riassumere nel topos letterario dell’uomo che perde qualcosa e poi lo riconquista.

Ecco in sintesi la trama di Jerry Maguire: Jerry è un procuratore sportivo di grande successo… il top del settore, potremmo dire, ammirato da tutti.
Un giorno, però, egli si rende conto di aver lasciato alle spalle i veri valori della vita, tra cui il rispetto per la vita umana e per gli affetti, per cui decide di cambiare rotta.

Cosa che gli costa una forte perdita di prestigio, nonché un licenziamento da parte dell’azienda per cui lavorare e di cui fino a quel momento era stato un pilastro.
Cerca così di dare un nuovo inizio alla sua vita, peraltro appesantita anche dalla rottura con la sua fidanzata storica, ma gli unici a seguirlo nella sua nuova avventura sono da un lato la segretaria Dorothy Boyd, e dall’altro l’atleta Rod Tidwell.

Il film in pratica è il racconto della ripresa dell’uomo Jerry Maguire, dal punto i vista professionale e sentimentale… col tutto che si sa già fin dall’inizio come evolverà e che non propone sorprese o profondità di sorta.

Insomma, Jerry Maguire è un prodotto ben compilato, per carità di Dio, ma che non ha valore oltre alla buona tesi compilativa, per così dire.
Per trovare bellezza o contenuti di maggiore importanza – oltre a quelli di una storia qualunque tra dramma, commedia e buoni sentimenti – occorre rivolgersi altrove.

Fosco Del Nero



Titolo: Jerry Maguire (Jerry Maguire).
Genere: drammatico, sentimentale.
Regista: Cameron Crowe. Attori: Tom Cruise, Renée Zellweger, Cuba Gooding Jr., Kelly Preston, Jerry O'Connell, Jay Mohr, Bonnie Hunt, Regina King, Jonathan Lipnicki, Todd Louiso, Mark Pellington.
Anno: 1996.
Voto: 5.5
Dove lo trovi: qui.

martedì 17 gennaio 2017

Medicus - The physician - Philipp Stölzl (film avventura)

Quest’oggi recensisco un film davvero bello, suggeritomi qualche tempo addietro da una mia lettrice: parlo di Medicus - The physician, film talmente tanto bello… che è stato portato in Italia con un certo ritardo, tanto che al tempo l'ho trovato solo sottotitolato, e non doppiato.

Si tratta peraltro di un film tratto da un libro, il romanzo Medicus di Noah Gordon.

Parto subito con la trama sommaria: siamo nell’XI secolo e il piccolo Robert Cole, bambino che vive in un paesino nelle campagne dell’Inghilterra, scopre di avere un talento particolare proprio allorquando la madre muore, lasciando lui e i suoi due fratelli soli.
I due fratellini minori vengono presi da un uomo della zona, mentre Robert viene lasciato a se stesso… e al talento per cui sente se qualcuno sta per morire toccandolo sul petto, talento che cerca di mettere a frutto seguendo un cerusico itinerante, ossia una sorta di medico ante-litteram.
Molto ante-litteram, per così dire, tanto che, diventato ragazzo e giovane uomo, a Rob non basta più il poco sapere del suo ormai amico-padre adottivo Barber, e, saputo di un eccezionale medico orientale, Ibn Sina, che vive a Isfahan, nell’allora Persia, decide di recarsi fin lì per apprendere da lui l’arte medica e guarire più gente possibile, dal momento che questa è la sua vocazione.
Per far ciò, arriva a fingersi ebreo, giacché gli vien detto che in Persia gli ebrei sono tollerati, mentre i cristiani fanno una brutta fine.
Comincia così l’epopea di Robert Cole, che lungo il viaggio “diviene” Jesse Ben Benjamin, il nome ebreo che si è scelto per sé e per il suo percorso.

Medicus - The physician tiene fede al suo titolo, e racconta di come il protagonista della storia sia diventato medico, ciò che detto così potrebbe sembrare cosa assai banale, ma esso vi tiene fede in modo assolutamente avventuroso, coinvolgente e ispirante, tanto che il film è in assoluto uno tra i più belli che abbia visto nell’ultima decade.

Merito senza dubbio degli attori protagonisti: il coraggioso, affettuoso e un po’ guascone Tom Payne, il carismatico e sereno Ben Kingsley, la bella e sognatrice Emma Rigby, passando per tutti gli altri. 
Ma più che agli attori, pur bravi, il film deve la sua bellezza a una fotografia incantevole, di rara bellezza, cui si uniscono di seguito scenografia e sceneggiatura a rendere il tutto un unicum davvero compatto, credibile e affascinante.

E, cosa che lo impreziosisce ulteriormente, ricco di contenuti esistenziali, che si respirano in tutta la storia, pur non elicitati, e che a volte vengono proprio detti a voce alta.
Ecco alcune frasi estrapolate dal film.

“Immagina le sfere dell’universo come cerchi concentrici che si muovono uno dentro l’altro.
Il sommo Aristotele affermava che la frizione creata da questo movimento genera un suono, che ha chiamato ‘la musica delle sfere’.
A volte, in una notte molto silenziosa, se si ascolta con molta attenzione, il suono risulta udibile, anche agli esseri umani.”

“Esistere lo si deve all’esistenza.
L’esistenza non è la conseguenza dell’esistere, ma un sine qua non di quest’ultimo.

“Sia benedetto Dio per la pienezza del creato.”

“Di questa vita dobbiamo cogliere quanto possiamo.”

“I musulmani, gli ebrei e i cristiani dubitano dell’immortalità dell’anima e vogliono portare con sé le loro ossa, per ogni evenienza.”
“Così a te non importa del tuo corpo?”
“Perché Dio dovrebbe preoccuparsi della buccia, se può cogliere il frutto che c’è dentro?”

“Grazie, maestro, per tutto quello che mi hai insegnato.”
“Grazie, Rob, per tutto quello che hai imparato.”

“Non c’è nulla di cui aver paura.
La morte non è altro che una soglia da oltrepassare.”

Unico neo del film: una certa e solita visione occidental-centrica per cui il buono è il cristiano coraggioso, gli ebrei sono un po’ così ma sono tollerabili, mentre i cattivi sono invariabilmente i fanatici musulmani… cosa che dimentica che vi sono stati e vi sono tuttora fanatici in ogni religione e che certo contribuisce poco alla fratellanza tra le genti e alla non violenza.

Il peccato però è veniale e peraltro può essere ricondotto al voler tratteggiare (anche se in modo probabilmente non oggettivo) la cultura di quei tempi e di quei luoghi… mentre rimane come dato certo la grande bellezza visiva e interiore che offre Medicus - The physician.

Fosco Del Nero



Titolo: The physicyan (Der medicus).
Genere: avventura, drammatico, esistenziale.
Regista: Philipp Stölzl.
Attori: Tom Payne, Ben Kingsley, Stellan Skarsgård, Emma Rigby, Olivier Martinez, Michael Jibson, Elyas M'Barek, Dominique Moore, Makram Khoury, Fahri Yardim,Michael Marcus, Adam Thomas Wright, Manuela Biedermann.
Anno: 2013.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 10 gennaio 2017

Dio esiste e vive a Bruxelles - Jaco Van Dormael (film fantastico)

Spesso ho sottolineato come io ami il cinema francese, che trovo ispirato, divertente e delicato, decisamente più elegante ed originale del cinema nostrano (certo, non si può generalizzare, ma il concetto è quello).

Parente stretto del cinema francese è il cinema belga; stretto non solo per la lingua in comune (almeno, parzialmente in comune nel dualismo tra parte vallona-francese e parte fiamminga-olandese), ma anche per la cultura (pure questa almeno parzialmente in comune), come evidenzia il film recensito quest’oggi: Dio esiste e vive a Bruxelles, composto di un misto di attori belgi e francesi (i più noti sono la francese Catherine Deneuve, già recensita in 8 donne e un mistero e in La mia droga si chiama Julie, e la belga Yolande Moreau, già recensita ne Il favoloso mondo di Amelie e ne L’esplosivo piano di Bazil).

Ma passiamo subito alla trama di Dio esiste e vive a Bruxelles, a dir poco originale: Dio (Benoît Poelvoorde) esiste effettivamente sotto forma di personalità, e anzi in perfetto corpo umano… e non solo esiste, ma abita a Bruxelles, insieme alla moglie (Yolande Moreau) e alla figlia secondogenita Ea (la giovanissima e bravissima Pili Groyne).
Quanto al figlio primogenito, Gesù (intepretato tra l’altro dall’italiano David Murgia), se n’è andato da tempo da casa… cosa che progetta di fare anche la giovanissima Ea, pur ancora bambina, sempre più insofferente alle angherie e alle prepotenze del padre, personaggio davvero burbero e cattivo.

Ecco che così, consigliata in questo anche da Gesù, che ogni tanto compare sotto forma di statue che prendono a muoversi e a parlare, la piccola Ea progetta la sua fuga da casa, nonché la ricerca di nuovi apostoli… e giacché c’è scombussola l’intero pianeta comunicando a ogni persona (tramite la ricezione di un sms!) la propria data di morte.

Lo scopo finale è la scrittura del Nuovo Nuovo Testamento, per il quale Ea si avvarrà della collaborazione di un barbone, presto eletto al rango di scriba.

In conclusione, Dio esiste e vive a Bruxelles è un film che vale la pena di vedere, peraltro diretto da quel Jaco Van Dormael (belga anche lui) già regista dell’altrettanto innovativo e apprezzabile Mr. Nobody… ed evidentemente qua siamo di fronte a del talento, e non solo a un colpo fortunato.
Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament).
Genere: fantastico, surreale, commedia.
Regista: Jaco Van Dormael.
Attori: Pili Groyne, Benoît Poelvoorde, Catherine Deneuve, François Damiens, Yolande Moreau, Laura Verlinden, Serge Larivière, Didier de Neck, Marco Lorenzini, Romain Gelin, Anna Tenta.
Anno: 2015.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 3 gennaio 2017

Melinda e Melinda - Woody Allen (film commedia)

Sono pressoché sicuro di aver già visto Melinda e Melinda, film di Woody Allen del 2004, però nel blog non era ancora recensito, per cui probabilmente l’ho visto molti anni fa, prima dell’apertura del blog stesso.
Poco male, ecco qua la recensione.

Intanto la premessa è che sto andando ad esaurire tutta la filmografia di Woody Allen, impresa non da poco per via di tutti i film che ha diretto.
Dovrei esserci quasi, comunque, e per l’appunto Melinda e Melinda dovrebbe essere uno dei pochi esemplari non ancora recensiti (cioè, ora è recensito, ma ci siamo capiti).

Il film parte tra l’altro non direttamente, ma con una cornice introduttiva: degli amici ad una cena (la classica cena alleniana ricca di citazioni, cultura, psicologia e ovviamente ego) discutono sul valore del dramma e della commedia, divisi anche dal fatto che uno di essi scrive testi drammatici, e l’altro al contrario commedie umoristiche.
Un terzo amico illustra allora un episodio realmente accaduto, fatto che fornisce ai due autori teatrali l’occasione per “sceneggiare” la storia, ognuno a suo modo.

Ed ecco che Melinda e Melinda, come fedelmente suggerisce il nome, non è una storia, ma due storie… o, quantomeno, una storia raccontata in due modi diversi, man mano sempre più divergenti l’uno dall’altro, ma comunque sempre in contatto tra di loro, tanto che diversi spunti e gag vengono comunque mantenuti nell’una e nell’altra storia, pur se attribuiti a personaggi differenti.

Il film, è evidente, sa molto di esperimento… e devo dire che è un esperimento riuscito bene, per quanto non riproposto nuovamente in seguito, giacché le due storie si fanno seguire bene entrambe, e la curiosità di vederle ogni tanto incrociare aggiunge verve al tutto.

Ecco la trama sommaria di ambo le storie.
Versione drammatica: Melinda (Radha Mitchell; Pitch black, Il mondo dei replicanti) è una donna piuttosto controversa, per non dire proprio perturbata. Ha mandato all’aria una vita agiata con marito medico e due figli per via di un suo tradimento, ha poi tentato il suicidio, e anni dopo si fa vedere all’improvviso durante una cena a casa dell’amica Laurel (Chloe Sevigny; Boys don't cry, Party monster, Broken flowers), che la ospiterà e inizierà a frequentare Ellis (Chiwetel Ejiofor; Inside man, I figli degli uomini), un pianista, che però...

Versione comica: Melinda (sempre Radha Mitchell) piomba a casa di Hobie (Will Ferrell; Zoolander) e Susan (Amanda Peet; FBI - Protezione testimoni, X-Files - Voglio crederci), sempre durante una cena, dopo aver preso molti sonniferi.
Col tempo diventa molto amica di Hobie, ma proprio mentre lui si è reso conto di cosa prova, lei si invaghisce di Joan (Shalom Harlow), anche questo pianista… e i due, ora coppia, cercheranno poi di sistemare Hobie con una supermodella… ma le cose andranno in modo inaspettato.

Melinda e Melinda propone il classico Woody Allen, classico davvero in tutto in questo film: una sceneggiatura accattivante, momenti di fine umorismo, personaggi ben tratteggiati, turpe psicologiche a tutto spiano, colonna sonora jazz, le solite stradine e i soliti localini di New York, e i soliti dialoghi di ambizioni brillanti tra musica, arte, cinema, politica, psicologia nichilista.

Davvero Woody Allen all’essenza… cosa che fa sorridere visto sullo schermo, ma che indubbiamente farebbe meno sorridere da avere vicino, lui o i suoi personaggi tutti più o meno nevrotici.

Sta di fatto che siamo davanti allo schermo, per cui Melinda e Melinda si prende un bel sette: non è uno dei migliori prodotti di Allen, ma si fa rispettare, e comunque ha come competitor per i primi gradini del podio film come Amore e guerraLa dea dell’amoreManhattanLa maledizione dello scorpione di giadaIl dormiglione, etc.

Fosco Del Nero



Titolo: Melinda e Melinda (Melinda & Melinda).
Genere: commedia, drammatico, sentimentale.
Regista: Woody Allen.
Attori: Will Ferrell, Radha Mitchell, Stephanie Roth Haberle, Chloë Sevigny, Chiwetel Ejiofor, Josh Brolin, Amanda Peet, Shalom Harlow, Steve Carell, Larry Pine, Neil Pepe.
Anno: 2004.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.