Slide # 1

Slide 1

Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

Slide # 2

Slide 2

L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

Slide # 3

Slide 3

Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

Slide # 4

Slide 4

Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

Slide # 5

Slide 5

Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

sabato 30 novembre 2013

Philadelphia experiment - Stewart Raffill (film fantascienza)

Philadelphia experiment è un film oramai anzianotto, del 1984 per la precisione, che non ha avuto un grande successo, né al tempo della sua uscita né in seguito, ma che si è comunque guadagnato la fama di film di nicchia, una sorta di piccolo film cult di fantascienza.
Sì, giacché la sua trama rientra a pieno titolo nel filone della fantascienza.

Andiamo subito a sintetizzarlo in grande sintesi: nel 1943, in piena guerra mondiale, gli Usa stanno facendo degli esperimenti per rendere le loro navi invisibili ai radar.
Durante uno di essi, però, qualcosa va storto, e la nave USS Elridge viene prima avvolta da onde elettromagnetiche e poi scompare.
Due militari, i giovani David e Jim, per salvarsi si buttano fuori bordo, ma una volta giunti a riva scoprono di essere finiti nel 1986.

Jim, che ha assorbito più onde elettromagnetiche dell’amico, sembra più sofferente, tanto che finisce all’ospedale… laddove poi sparisce egli stesso.
David, invece, cerca di orientarsi in un futuro che gli è ovviamente poco familiare, aiutato da Allison, una ragazza che lo aiuterà nel momento difficile.

Difficile non solo per lui: in questo futuro il mondo è minacciato da un vortice creatosi nel coontinuum spazio-temporale proprio a causa dell’esperimento del 1943, sorta di buco nero che ha già risucchiato un’intera città e che minaccia di fare altrettanto con altre.

Solo David può risolvere la cosa, tornando indietro nel tempo…

Philadelphia experiment è tratto dal libro di William I. Moore e Charles Berlitz, e affronta dunque la tematica del viaggio nel tempo e dei rischi ad esso connessi, per quanto addolcita dalla freschezza giovanile del protagonista David e della sua compagna d’avventura Allison.

Certamente il film non mancherà di piacere agli appassionati di fantascienza o del sottogenere “viaggi nel tempo”, anche se, ad onor del vero, devo dire che gli manca qualcosa in termini di scorrevolezza e di brillantezza.

Oltre la trama e il rapporto tra i due protagonisti, infatti, non c’è altro, e persino i dialoghi risultano poco ispirati e un po’ fiacchi.
Inoltre, manca del tutto la componente di allegria e di leggerezza, con la storia che è pervasa da una cappa di tristezza e quasi di ineluttabilità.

Nel complesso, a mio avviso Philadelphia experiment si merita una sufficienza stiracchiata, più che altro per il coraggio nell’affrontare una trama così estrema… con tutto che secondo alcuni si tratta di una storia vera…

Fosco Del Nero



Titolo: Philadelphia experiment (Philadelphia experiment).
Genere: fantascienza, sentimentale.
Regista: Stewart Raffill.
Attori: Michael Paré, Nancy Allen, Bobby Di Cicco, Eric Christmas, Louise Latham, Kene Holiday, Joe Dorsey, Stephen Tobolowsky, Michael Currie.
Anno: 1984.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

lunedì 25 novembre 2013

Vanilla sky - Cameron Crowe (film surreale)

Intanto un paio di precisazioni: in primo luogo, credo che questa sia la terza volta che vedo Vanilla sky, ma la prima da che ho aperto il blog Cinema e film, da cui la recensione “ritardata”.

In secondo luogo, per chi non lo sapesse Vanilla sky è il remake americano di un film spagnolo, intitolato Apri gli occhi (regia di Alejandro Amenabar), in cui recita la stessa Penelope Cruz, ma che è ambientato a Madrid.

La versione newyorkese è invece diretta da Cameron Crowe, che ha raggiunto l’apice del successo proprio con questa pellicola.

Pellicola che peraltro gode di un cast piuttosto notevole: i protagonisti principali sono Tom Cruise (Top gun, Cocktail, Rain man, Intervista col vampiro, Minority report, L’ultimo samurai, Mission impossible, Eyes wide shut) e Penelope Cruz (Nessuna notizia da Dio, Volver, Vicky Cristina Barcelona, Tutto su mia madre, Lezioni d'amore), mentre in due ruoli secondari troviamo Cameron Diaz (Tutti pazzi per Mary, Charlie’s angels, Notte brava a Las Vegas), Kurt Russell (Tango e Cash, Interstate 60) e Jason Lee (Dogma, L’acchiappasogni).

Si intravedono tra l’altro anche il Codaliscia di Harry Potter (Timothy Spall), Leonard di The Big Bang Theory (Johnny Galecki), il regista-attore Kevin Smith (Clerks, Dogma), e persino Steven Spielberg e Nikole Kidman in due rapidissimi cameo.

Ma andiamo alla storia in breve: David Aames è un giovane uomo bello, ricco e di successo, anche se un po’ annoiato dalla vita e dagli intrighi aziendali.

Egli trova in Sophia, fresca e vivace ragazza di origine spagnola, una nuova ragione di vita… nonché un motivo in più per allontanarsi da Julie, una ex che lo ha stancato.

Un incidente, però, cambierà la sua vita… e molto più di quanto ci si potrebbe immaginare…

Intanto, non posso non osservare che la carriera di Tom Cruise, specie nella sua parte matura (quella in cui dunque poteva permettersi di scegliere i film in cui recitare) lo ha spesso visto protagonista di film un po’ particolari, tra Eyes wide shut, Minority report, Intervista col vampiro, Vanilla sky ed altri film che probabilmente mi sto dimenticando… e con gli ambienti un po’ particolari che frequenta il buon Tom con tutta probabilità ha interessi un po’ fuori dal comune, legati a tematiche esoterico-esistenziali. 
Come anche alcuni degli altri personaggi citati peraltro.

Vanilla sky, in poche parole, esplora il tema della dicotomia tra realtà e finzione-sogno, e quanto i confini tra le due possano essere labili.

In alcuni punti, tra l’altro, in bocca ad alcuni dei personaggi vengono messe delle frasi dal sapore assai esoterico, certamente non a caso, col tutto che assume i contorni di un film sull’esistenza più che di una storia di fantascienza.

Ad ogni modo, la storia si mantiene interessante e vibrante fino alla fine, giocando molto sulle ottime performance dei due attori protagonisti. 
Mi è piaciuta meno, invece, Cameron Diaz, per la quale non sono mai impazzito (quindi direi "Quasi tutti pazzi per Mary")… ma che per la recitazione in questo film ha vinto un Oscar, tant’è...

Questione di gusti, come per il genere e per lo stile. 
Per dire, di mio apprezzo l’originale Apri gli occhi più di Vanilla sky, ma certamente per qualcuno potrà essere il contrario.

Comunque, il mio gusto mi porta a suggerire tanto l’uno quanto l’altro, sia come film in sé sia come spunti di riflessione su realtà, sogno, consapevolezza e anche confini della tecnologia.

Fosco Del Nero



Titolo: Vanilla sky (Vanilla sky).
Genere: drammatico, fantastico. Regista: Cameron Crowe.
Attori: Tom Cruise, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Kurt Russell, Jason Lee, Timothy Spall, Noah Taylor, Michael Shannon, Tilda Swinton, Shalom Harlow.
Anno: 2001.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

martedì 19 novembre 2013

Boys and girls - Attenzione, il sesso cambia tutto - Robert Iscove (film commedia)

Boys and girls - Attenzione, il sesso cambia tutto è una commedia sentimentale giovanile con protagonisti Claire Forlani (che molti ricorderanno nel bellissimo Vi presento Joe Black) e Freddie Prinze Jr. (che meno persone ricorderanno per l’horror So cosa hai fatto o per il demenziale Scooby Doo, e che forse alcuni sapranno essere nella realtà il marito di Sarah Michelle Gellar, l’indimenticata Buffy - L’ammazzavampiri).

I due attori, tuttavia, non compaiono subito, dato che il film ha un respiro temporale piuttosto ampio, e ci presenta prima i due bambini, dodicenni, che si incontrano per caso in un aereo… e subito litigano.

E poi i due più grandetti, al liceo, che si incontrano nuovamente per caso… e anche qui non si trovano molto.

Idem dicasi per il successivo incontro, all’università… anche se poi i due, per un altro caso fortuito, finiranno per fare amicizia e diventare veri e propri confidenti intimi.

Ryan e Jennifer, questi i nomi dei due personaggi, rappresentano gli eterni opposti che si attraggono, anche se si attraggono con grande ritardo in questo caso, con la storia però che è chiara fin dall’inizio e che non rivelerà molte sorprese nella trama, puntando più che altro sui dialoghi e i personaggi.

Dialoghi buoni, e personaggi ben caratterizzati, comprese le prove dei due attori protagonisti, affiancati da altri volti noti dell’Hollywood “giovanile”: il Jason Biggs dei vari American pie e la Alyson Hannigan dello stesso Buffy - L’ammazzavampiri... e degli stessi American pie (ma vista anche nella serie tv Veronica Mars).

La gradevolezza degli attori e alcuni buoni dialoghi però non sollevano da soli un film che rimane una commedia leggera senza alcuna ambizione, e che peraltro ha una gestione dei tempi che non ho gradito molto.

Anzi, a dirla tutta probabilmente senza i due volti di Freddie Prinze Jr. e Claire Forlani il film avrebbe avuto una valutazione assai peggiore.

In conclusione, Boys and girls - Attenzione, il sesso cambia tutto è una commedia sentimentale simpatichina, che va bene come film leggero da guardare per rilassarsi, ma che non rimarrà nella storia del cinema neanche nel suo genere.

Fosco Del Nero



Titolo: Boys and girls (Boys and girls).
Genere: commedia, sentimentale.
Regista: Robert Iscove.
Attori: Claire Forlani, Freddie Prinze Jr., Jason Biggs, Amanda Detmer, Alyson Hannigan, Matt Schulze, Monica Arnold.
Anno: 2000.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 15 novembre 2013

Dylan Dog - Il trillo del diavolo - Roberto D’Antona (film fantastico)

Normalmente non tendo a guardare produzioni indipendenti e a basso budget, per il semplice motivo che non riesco a giudicare un film indipendentemente dal suo iter di produzione: valutando solo il risultato finale, va da sé che produzioni a badget basso o quasi nullo partono nettamente sfavorite.

Ho tuttavia fatto un’eccezione per Dylan Dog - Il trillo del diavolo un po’ perché avevo letto commenti positivi, un po’ perché, pur non essendo un fan vero e proprio di Dylan Dog, ho sempre avuto una certa simpatia per il personaggio e il fumetto in questione.

Ma andiamo al film Dylan Dog - Il trillo del diavolo, produzione tutta italiana e regia di Roberto D’Antona, che poi è anche attore protagonista.

Ecco la trama in grande sintesi: Dylan Dog, indagatore dell’incubo, è in un periodo di crisi, tanto da essere anche preda di incubi.

In uno di questi, particolarmente realistico, il buon vecchio Dylan si troverà immerso in una sorta di viaggio interiore tra amici e demoni, in stile Divina Commedia, ovviamente rivisitata secondo lo stile del fumetto di Tiziano Sclavi.
A fare da Virgilio a Dylan non poteva esserci che Groucho, tra baffi, sigari e motteggi.

Come detto in apertura, conosco vagamente personaggi e fumetto, per cui non sono soggetto a delusioni da superfan, né dall’altro lato posso apprezzare citazioni e riferimenti vari.
La mia valutazione va dunque al solo prodotto cinematografico.

Ed esso è un film breve, di 50 minuti, inaspettatamente ben realizzato riguardo nel fattore tecnico, tra qualità delle riprese e scelte registiche, e che se la cavicchia anche bene in alcuni dettagli che ovviamente risentono di un budget basso, come trucco e audio…

… ma che non mi ha convinto troppo nella recitazione, soprattutto dei due personaggi principali: il primo (Dylan) è un po’ troppo arrabbiato e grugnoso, mentre il secondo (Groucho) personalmente non mi ha fatto ridere né sorridere. 

I commenti letti in rete tuttavia testimoniano praticamente tutti di una buona fedeltà ai personaggi del fumetto, per cui magari è un mio gusto personale.

Detto tutto ciò, la valutazione “numerica” di Dylan Dog - Il trillo del diavolo di Roberto D’Antona riflette questi due aspetti… ma quella “verbale” sta più in alto, e anzi incoraggia progetti indipendenti di buona qualità come questo.

E, a questo riguardo, in bocca al lupo per il prossimo.

Fosco Del Nero 



Titolo: Dylan Dog - Il trillo del diavolo (Dylan Dog - Il trillo del diavolo).
Genere: grottesco, fantastico.
Regista: Roberto D’Antona.
Attori: Roberto D’Antona, Francesco Emulo, Michele Friuli, Barbara De Florio, Ciro De Angelis, Angelo Boccuni, Francesco Santagada, Giovanni Navolio, Federica Gomma.
Anno: 2012.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

venerdì 8 novembre 2013

Fight Club - David Fincher (film psicologico)

Ho una teoria, che tutto sommato è piuttosto semplice, tanto semplice che io dico “teoria”, ma in realtà do per scontato che sia così: i grandi film, quelli che definiamo grandi perché passati alla storia, hanno sempre dei contenuti profondi, spirituali oserei dire, e questo al di là che siano stati messi volutamente dai loro autori, o che vi siano capitati per “semplice” ispirazione.

Intanto preciso che con la parola “spirituale” intendo riferirmi non alla religione o al volemose bene new age, ma all’evoluzione personale cui tutti siamo chiamati.

La ragione del grande successo di tali film, dunque, non starebbe tanto, o comunque non solo, nella bellezza della fotografia, nella ricchezza della trama, nella recitazione degli attori, ma soprattutto nell’energia che c’è dietro. Questa energia fa da calamita, soprattutto per le persone che sono sufficientemente vicine ad essa da poterla recepire. È una questione di risonanza, diciamo.

E mentre vi sono film di nicchia, con dietro un’energia di nicchia, per la quale pochi sono pronti, vi sono viceversa altri film più generalisti, per ricevere la cui energia non occorre un grado evolutivo particolare… da cui il successo di massa di alcuni film (o libri, naturalmente il discorso vale in generale).

Questo, intendiamoci, persino se del film non si capisce mentalmente la vera essenza… il punto è che la si coglie in modo inconscio.
Mi è successo di riflettere su ciò dopo aver visto Mary Poppins, ma questa volta, l’ennesima volta, con occhi nuovi, da crescita personale per l’appunto… e subito dopo scoprire che l’autrice del libro da cui il film è stato tratto era allieva di Gurdjieff, nonché studiosa di buddhismo, zen e sciamanesimo.
Ovviamente nulla è mai un caso, e tutto riflette tutto.

Mi è capitata la stessa cosa con un altro classico, per quanto più recente: Fight Club, vero e proprio film culto per un paio di generazioni, che io stesso ad istinto avevo amato, pur senza comprenderlo fino ad ora. 

Prima espongo la trama in breve, poi espongo il vero significato del film, e infine faccio seguire alcune citazioni estratte dal film stesso. Se per caso non lo aveste mai visto e voleste vederlo, forse è meglio che interrompiate la lettura, per poi magari riprenderla dopo la visione...

La trama: il personaggio principale del film, che poi è anche voce narrante, è interpretato da Edward Norton (The illusionist, Rounders - Il giocatore, Tutti dicono I love you), che recita i panni di un giovane uomo occidentale medio: lavoro d’ufficio, appartamento in condominio, mobili di marca, abbigliamento di marca, consumismo, etc.
Il suo problema principale è l’insonnia, unita a un vago vuoto di fondo, per risolvere i quali essi s’avvicina al mondo dei gruppi di assistenza per persone con varie malattie: cancro ai testicoli, tumore all’intestino, parassiti del sangue, demenza cerebrale, etc. Come per magia, lui che è un intruso in quei gruppi, vede sparire, forse perché di fronte alla vera sofferenza, i suoi ben meno gravi sintomi.

C’è però un problema: nei gruppi c’è un altro intruso, che come lui li frequenta da fasullo. Un’intrusa, per la precisione: Marla Singer (interpretata dalla bravissima Helena Bonham Carter; Big fish, La dea dell'amore, Alice in wonderland, Merlino). Allora i due si dividono “amichevolmente” i gruppi… anche se di lì a breve lui non ne avrà più bisogno, perché, dopo aver conosciuto l’eccentrico Tyler Durden (Brad Pitt; Fuga dal mondo dei sogni, L'esercito delle dodici scimmie, The snatch, Burn after reading, Bastardi senza gloria), fonderà insieme a lui il Fight Club, sorta di club di combattimento clandestino, che entro breve tempo si espanderà per tutto il paese divenendo una specie di gruppo sovversivo con tante ramificazioni.

Dopo un bel po’ di tempo e tanti dubbi, il protagonista si rende conto che Tyler Durden è lui stesso, e che ha sofferto di tale schizofrenia sempre più a lungo, tanto da aver perso ormai il controllo della situazione.

Ora passiamo al vero significato del film, che peraltro è tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk: il protagonista della storia, che non a caso non ha un nome, oltre a quelli fittizi che si è messo nei vari gruppi di sostegno, rappresenta l'ego-personalità terrena, mentre Tyler Durden rappresenta l’anima. Il primo è attaccato ai suoi possedimenti materiali: la casa, l’arredamento, i vestiti, il lavoro, il suo corpo. La seconda, invece, vive in modo completamente libero, sprezzante persino della morte, di cui non ha paura perché sa che è immortale. Il primo conduce una vita regolare e tranquilla, “mondana”, mentre la seconda, una volta che ha preso piede e ci si è messi in contatto con essa, avvia un processo di evoluzione personale che non si può bloccare, e mette la sua esistenza al servizio degli altri, sempre in sprezzo al pericolo. Nel finale si assiste a un estremo tentativo della personalità di riprendere il controllo, che però fallisce: una volta che si è preso contatto con l’anima, è un viaggio senza ritorno… e alla fine la personalità, che ha tanto lottato, si arrende e si lascia andare.

Che Fight Club abbia un senso profondo-spirituale-evolutivo si capisce bene anche da certe citazioni, che parlano letteralmente di personalità egoica, di attaccamenti, di evoluzione alchemica, di meditazione.
Tanto che in alcuni punti sembra di leggere Osho o Tolle.

“Non sei mai realmente addormentato, e non sei mai realmente sveglio.”

“Qui non c’è il nome… chi sei tu? Cornelius, Rubert, Travis, nessuno di quegli stupidi nomi che ti appioppi ogni sera?”

“Le cose che possiedi alla fine ti possiedono.”

“Abbandoni uno stile di vita decente, i tuoi spettacolosi beni terreni. La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo, né un posto. Non abbiamo la Grande Guerra, né la Grande Depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale.
La nostra grande depressione è la nostra vita.”

“Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca.”

“Respingo i principi base della società, soprattutto l’importanza dei beni materiali.”

“Al diavolo quello che vuoi sapere – dice l’anima-Tyler alla personalità – Devi dimenticare quello che sai: è questo il tuo problema. Dimentica quello che credi di sapere della vita. Toccare il fondo non è un ritiro spirituale, non è uno stramaledetto seminario.
Smettila di cercare di controllare tutto, pensa solo a lasciarti andare. Lasciati andare!”

“Tyler è il mio brutto sogno o io il suo?"
Ossia: la vita della personalità è il sogno dell’anima o è la personalità che si sogna l’esistenza dell’anima?

“Vi trovate all’interno della vostra caverna: entrate nella vostra caverna e camminate, addentratevi.”

“Resta col dolore, non lo scacciare!
È il momento più importante della tua vita, e lo perdi perché sei altrove.
Non fare come fanno quei cadaveri ambulanti.
Ti devi arrendere, devi avere coscienza, non paura.
È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa.”

E che dire di certi altre scene particolari?
Per esempio una delle scene clou in cui, in un pavimento a scacchi, si parla di gruppi nascosti… che devono rimanere nascosti… credo di non aver mai visto in una veste narrativa un riferimento alla massoneria più chiaro di questo.

Anche il progetto di Tyler Durden, il progetto Mayhem, nel suo nome riecheggia il dualismo personalità-anima, laddove contiene la parola “me” (pur se letta al contrario), la parola “mio” (pur se con una a in mezzo), la parola "lui" (questa al dritto), nonché il suffisso inglese che indica il “potrebbe”. E chissà cos’altro…
Tra l’altro anche l’obiettivo del progetto Mayhem, così come elicitato dallo stesso Tyler Durden-anima, è chiarissimo: “Noi non uccidiamo nessuno, li liberiamo”.

E che dire della canzone di chiusura del film, intitolata “Dove è la mia mente?”.
Niente di casuale, come vedete, e in questo senso mi spiego il grande successo del film, molto più bello e significativo dentro, nel suo senso, di quanto sia bello fuori, nell’estetica del film (che pure ha un suo valore, intendiamoci).

Fight Club è la parabola evolutiva dell’uomo medio: dalle miserie-fatiche-ambizioni del mondo terreno alla tristezza del vuoto interiore (che è stata spesso definita l'"oscura notte dell'anima", e che in modo più prosaico è il classico "toccare il fondo"), arrivando al contatto con la propria anima, alle varie prove iniziatiche che essa ci sottopone, fino ad avere l’ambizione di essere utile all’evoluzione altrui (rappresentata nel film dal liberare l'umanità dal materialismo).
Altro significato del film, concetto ben noto nell’esoterismo: chi diviene sempre più in contatto con la propria anima diventa un faro-guida per gli altri, ha grande magnetismo e viene seguito da molti.

Fosco Del Nero



Titolo: Fight Club (Fight Club).
Genere: psicologico, drammatico, surreale.
Regista: David Fincher.
Attori: Edward Norton, Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Meat Loaf, Jared Leto, Ezra Buzzington, Zach Grenier, Richmond Arquette.
Anno: 1999.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 6 novembre 2013

Napoleon Dynamite - Jared Hess (film drammatico)

Finora il film ad aver ottenuto, si fa per dire, il peggior voto su Cinema e film è tale Gentleman Broncos, un film che potrebbe aver senso guardare solo sapendo già in partenza che è ridicolo, con un approccio interiore tra l’ilare e il grottesco.

Sfortunatamente mi sono accorto troppo tardi che il regista del film recensito oggi, Napoleon Dynamite, era lo stesso di Gentleman Broncos.

Il fatto che si tratti di un film che ha ricevuto svariati premi, e che a dispetto del bassissimo budget iniziale ha riscosso al botteghino un successo oltre ogni previsione (tra i 40 e i 50 milioni di dollari negli Usa), fino a diventare un film cult, non ha purtroppo mutato, ai miei occhi, le sorti di gradimento rispetto al fratello.

Ma basta con il sarcasmo, e andiamo subito alla trama di Napoleon Dynamite: Napoleon è il classico nerd, e anzi va decisamente oltre la categoria, fino ad addentrarsi in quella dei ritardati. In lui tutti chiede di essere preso in giro (e in effetti è un ottimo soggetto su cui esercitare il non giudizio...), dalla capigliatura, all’espressione del viso, dal modo di parlare alle movenze, fino a nome e cognome.

E difatti la sua vita è una sorta di dramma continuo, soprattutto a scuola.
Anche se, ad onor del vero, non è che le persone che gli stanno intorno siano molto più brillanti di lui: il fratello maggiore Kip è un semiritardato anche lui, lo zio Rico di testa c’è un poco di più ma in compenso è squallido come personaggio, l’amico Pedro propone lo stesso sguardo vacuo, mentre l’amica Deb pure ha qualche rotella fuori posto.

Insomma, Napoleon Dynamite è un campionario di scarsità da ogni punto di vista… e, curiosamente, proprio a tale scarsità è stato ricondotto il grande successo del film, nel senso che si è supposto che vi fossero tanti personaggi in cui è facile immedesimarsi.

Bontà loro e della società statunitense…

Sta di fatto che a me le disavventure tragicomicoridicole di Napoleon Dynamite non mi hanno divertito per niente.
Ok i nerd e anche gli imbranati, ma l’esibizionismo del ritardo mentale mi sembra eccessivo.
In questo senso, così come depreco Napoleon Dynamite, dall’altro lato mi era piaciuto invece l’altro film con il medesimo attore protagonista, Jon Heder, che evidentemente è adatto a parti di questo tenore: Scuola per canaglie, in cui il protagonista è sì un po’ imbranato, ma ha anche delle qualità, e in cui la storia non è una semplice successione di episodi ridicoli.

Il lato positivo è che, con Napoleon Dynamite, ora ho un nuovo candidato a contendere la palma di “peggior film” del blog… a Gentlemen broncos.

Fosco Del Nero



Titolo: Napoleon Dynamite (Napoleon Dynamite).
Genere: drammatico, psicologico. Regista: Jared Hess.
Attori: Jon Heder, Efren Ramirez, Tina Majorino, Diedrich Bader, Jon Gries, Aaron Ruell, Sandy Martin, Haylie Duff, Trevor Snarr.
Anno: 2004.
Voto: 3.
Dove lo trovi: qui.

domenica 3 novembre 2013

Scuola per canaglie - Todd Phillips (film commedia)

Scuola per canaglie è un film che mi è proprio piaciuto, e non mi sono sorpreso, a posteriori, di vedere che il regista, Todd Phillips, è lo stesso di altri film-commedie di buon successo come Road trip, Stursky & Hutch e soprattutto Una notte da leoni.

Il protagonista della pellicola invece è Jon Heder, protagonista di un film non troppo dissimile come contenuti, e di grande successo: Napoleon Dynamite.

Ma andiamo subito alla trama di Scuola per canaglie: Roger è un vigile un pochetto complessato, timido e imbranato, nonché vittima di frequenti attacchi di panico.

Egli è un fallimento persino nella sua attività di volontariato, dove viene per l’ennesima volta rifiutato come “fratello maggiore”, e di conseguenza cacciato dall’organizzazione per inutilità.

Preso dallo sconforto per questo nuovo fallimento, accetta il consiglio di partecipare a un corso per l’autostima… o a qualcosa che sembra tale ma che si rivelerà essere molto di più: in esso il Dottor P. insegnerà a lui e ad altri “falliti” come riscattare le proprie esistenze.

E i risultati non tarderanno ad arrivare, anche in ambito sentimentale, con Roger che finalmente riuscirà ad uscire con l’amata Amanda.
Proprio qua inizieranno i problemi, peraltro inaspettati…

Scuola per canaglie è un curioso mix tra commedia, film sentimentale e film comico, condito peraltro da una certa dose di humor sarcastico.

Il film, devo dire la verità, cattura bene lo spettatore, e lo diverte tra una trovata e l’altra, buona sinergia tra dialoghi e azione-dinamismo.

Forse avrebbe meritato una maggiore esplorazione della fase “scolastica”, che avrebbe potuto regalare tanti altri spunti e che avrebbe probabilmente aumentato attesa e climax per la fase successiva del film, quella “battagliera”.

Ma, anche se ha qualche difetto, e anche se non raggiunge la brillantezza di Una notte da leoni, Scuola per canaglie è comunque un buon film, originale e divertente, e certamente piacerà a coloro che hanno apprezzato gli altri film di Todd Phillips.

Fosco Del Nero



Titolo: Scuola per canaglie (School for scoundrels).
Genere: commedia, comico, sentimentale.
Regista: Todd Phillips.
Attori: Jon Heder, Billy Bob Thornton, Jacinda Barrett, Sarah Silverman, David Cross, Michael Clarke Duncan, Matt Walsh, Ben Stiller.
Anno: 2006.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.