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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

venerdì 8 novembre 2013

Fight Club - David Fincher (film psicologico)

Ho una teoria, che tutto sommato è piuttosto semplice, tanto semplice che io dico “teoria”, ma in realtà do per scontato che sia così: i grandi film, quelli che definiamo grandi perché passati alla storia, hanno sempre dei contenuti profondi, spirituali oserei dire, e questo al di là che siano stati messi volutamente dai loro autori, o che vi siano capitati per “semplice” ispirazione.

Intanto preciso che con la parola “spirituale” intendo riferirmi non alla religione o al volemose bene new age, ma all’evoluzione personale cui tutti siamo chiamati.

La ragione del grande successo di tali film, dunque, non starebbe tanto, o comunque non solo, nella bellezza della fotografia, nella ricchezza della trama, nella recitazione degli attori, ma soprattutto nell’energia che c’è dietro. Questa energia fa da calamita, soprattutto per le persone che sono sufficientemente vicine ad essa da poterla recepire. È una questione di risonanza, diciamo.

E mentre vi sono film di nicchia, con dietro un’energia di nicchia, per la quale pochi sono pronti, vi sono viceversa altri film più generalisti, per ricevere la cui energia non occorre un grado evolutivo particolare… da cui il successo di massa di alcuni film (o libri, naturalmente il discorso vale in generale).

Questo, intendiamoci, persino se del film non si capisce mentalmente la vera essenza… il punto è che la si coglie in modo inconscio.
Mi è successo di riflettere su ciò dopo aver visto Mary Poppins, ma questa volta, l’ennesima volta, con occhi nuovi, da crescita personale per l’appunto… e subito dopo scoprire che l’autrice del libro da cui il film è stato tratto era allieva di Gurdjieff, nonché studiosa di buddhismo, zen e sciamanesimo.
Ovviamente nulla è mai un caso, e tutto riflette tutto.

Mi è capitata la stessa cosa con un altro classico, per quanto più recente: Fight Club, vero e proprio film culto per un paio di generazioni, che io stesso ad istinto avevo amato, pur senza comprenderlo fino ad ora. 

Prima espongo la trama in breve, poi espongo il vero significato del film, e infine faccio seguire alcune citazioni estratte dal film stesso. Se per caso non lo aveste mai visto e voleste vederlo, forse è meglio che interrompiate la lettura, per poi magari riprenderla dopo la visione...

La trama: il personaggio principale del film, che poi è anche voce narrante, è interpretato da Edward Norton (The illusionist, Rounders - Il giocatore, Tutti dicono I love you), che recita i panni di un giovane uomo occidentale medio: lavoro d’ufficio, appartamento in condominio, mobili di marca, abbigliamento di marca, consumismo, etc.
Il suo problema principale è l’insonnia, unita a un vago vuoto di fondo, per risolvere i quali essi s’avvicina al mondo dei gruppi di assistenza per persone con varie malattie: cancro ai testicoli, tumore all’intestino, parassiti del sangue, demenza cerebrale, etc. Come per magia, lui che è un intruso in quei gruppi, vede sparire, forse perché di fronte alla vera sofferenza, i suoi ben meno gravi sintomi.

C’è però un problema: nei gruppi c’è un altro intruso, che come lui li frequenta da fasullo. Un’intrusa, per la precisione: Marla Singer (interpretata dalla bravissima Helena Bonham Carter; Big fish, La dea dell'amore, Alice in wonderland, Merlino). Allora i due si dividono “amichevolmente” i gruppi… anche se di lì a breve lui non ne avrà più bisogno, perché, dopo aver conosciuto l’eccentrico Tyler Durden (Brad Pitt; Fuga dal mondo dei sogni, L'esercito delle dodici scimmie, The snatch, Burn after reading, Bastardi senza gloria), fonderà insieme a lui il Fight Club, sorta di club di combattimento clandestino, che entro breve tempo si espanderà per tutto il paese divenendo una specie di gruppo sovversivo con tante ramificazioni.

Dopo un bel po’ di tempo e tanti dubbi, il protagonista si rende conto che Tyler Durden è lui stesso, e che ha sofferto di tale schizofrenia sempre più a lungo, tanto da aver perso ormai il controllo della situazione.

Ora passiamo al vero significato del film, che peraltro è tratto dall’omonimo romanzo di Chuck Palahniuk: il protagonista della storia, che non a caso non ha un nome, oltre a quelli fittizi che si è messo nei vari gruppi di sostegno, rappresenta l'ego-personalità terrena, mentre Tyler Durden rappresenta l’anima. Il primo è attaccato ai suoi possedimenti materiali: la casa, l’arredamento, i vestiti, il lavoro, il suo corpo. La seconda, invece, vive in modo completamente libero, sprezzante persino della morte, di cui non ha paura perché sa che è immortale. Il primo conduce una vita regolare e tranquilla, “mondana”, mentre la seconda, una volta che ha preso piede e ci si è messi in contatto con essa, avvia un processo di evoluzione personale che non si può bloccare, e mette la sua esistenza al servizio degli altri, sempre in sprezzo al pericolo. Nel finale si assiste a un estremo tentativo della personalità di riprendere il controllo, che però fallisce: una volta che si è preso contatto con l’anima, è un viaggio senza ritorno… e alla fine la personalità, che ha tanto lottato, si arrende e si lascia andare.

Che Fight Club abbia un senso profondo-spirituale-evolutivo si capisce bene anche da certe citazioni, che parlano letteralmente di personalità egoica, di attaccamenti, di evoluzione alchemica, di meditazione.
Tanto che in alcuni punti sembra di leggere Osho o Tolle.

“Non sei mai realmente addormentato, e non sei mai realmente sveglio.”

“Qui non c’è il nome… chi sei tu? Cornelius, Rubert, Travis, nessuno di quegli stupidi nomi che ti appioppi ogni sera?”

“Le cose che possiedi alla fine ti possiedono.”

“Abbandoni uno stile di vita decente, i tuoi spettacolosi beni terreni. La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo, né un posto. Non abbiamo la Grande Guerra, né la Grande Depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale.
La nostra grande depressione è la nostra vita.”

“Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca.”

“Respingo i principi base della società, soprattutto l’importanza dei beni materiali.”

“Al diavolo quello che vuoi sapere – dice l’anima-Tyler alla personalità – Devi dimenticare quello che sai: è questo il tuo problema. Dimentica quello che credi di sapere della vita. Toccare il fondo non è un ritiro spirituale, non è uno stramaledetto seminario.
Smettila di cercare di controllare tutto, pensa solo a lasciarti andare. Lasciati andare!”

“Tyler è il mio brutto sogno o io il suo?"
Ossia: la vita della personalità è il sogno dell’anima o è la personalità che si sogna l’esistenza dell’anima?

“Vi trovate all’interno della vostra caverna: entrate nella vostra caverna e camminate, addentratevi.”

“Resta col dolore, non lo scacciare!
È il momento più importante della tua vita, e lo perdi perché sei altrove.
Non fare come fanno quei cadaveri ambulanti.
Ti devi arrendere, devi avere coscienza, non paura.
È solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualsiasi cosa.”

E che dire di certi altre scene particolari?
Per esempio una delle scene clou in cui, in un pavimento a scacchi, si parla di gruppi nascosti… che devono rimanere nascosti… credo di non aver mai visto in una veste narrativa un riferimento alla massoneria più chiaro di questo.

Anche il progetto di Tyler Durden, il progetto Mayhem, nel suo nome riecheggia il dualismo personalità-anima, laddove contiene la parola “me” (pur se letta al contrario), la parola “mio” (pur se con una a in mezzo), la parola "lui" (questa al dritto), nonché il suffisso inglese che indica il “potrebbe”. E chissà cos’altro…
Tra l’altro anche l’obiettivo del progetto Mayhem, così come elicitato dallo stesso Tyler Durden-anima, è chiarissimo: “Noi non uccidiamo nessuno, li liberiamo”.

E che dire della canzone di chiusura del film, intitolata “Dove è la mia mente?”.
Niente di casuale, come vedete, e in questo senso mi spiego il grande successo del film, molto più bello e significativo dentro, nel suo senso, di quanto sia bello fuori, nell’estetica del film (che pure ha un suo valore, intendiamoci).

Fight Club è la parabola evolutiva dell’uomo medio: dalle miserie-fatiche-ambizioni del mondo terreno alla tristezza del vuoto interiore (che è stata spesso definita l'"oscura notte dell'anima", e che in modo più prosaico è il classico "toccare il fondo"), arrivando al contatto con la propria anima, alle varie prove iniziatiche che essa ci sottopone, fino ad avere l’ambizione di essere utile all’evoluzione altrui (rappresentata nel film dal liberare l'umanità dal materialismo).
Altro significato del film, concetto ben noto nell’esoterismo: chi diviene sempre più in contatto con la propria anima diventa un faro-guida per gli altri, ha grande magnetismo e viene seguito da molti.

Fosco Del Nero



Titolo: Fight Club (Fight Club).
Genere: psicologico, drammatico, surreale.
Regista: David Fincher.
Attori: Edward Norton, Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Meat Loaf, Jared Leto, Ezra Buzzington, Zach Grenier, Richmond Arquette.
Anno: 1999.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.