Slide # 1

Slide 1

Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

Slide # 2

Slide 2

L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

Slide # 3

Slide 3

Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

Slide # 4

Slide 4

Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

Slide # 5

Slide 5

Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

lunedì 21 aprile 2014

Dark City - Alex Proyas (film fantastico)

Il film presentato questa volta su Cinema e film è Dark City, film del 1998 girato da Alex Proyas, regista veramente poco prolifico, ma con al suo attivo alcuni film piuttosto noti come Il corvo o Io, robot.

Dark City segue di quattro anni il successo internazionale avuto con Il corvo, e propone gli stessi toni cupi e scuri, per quanto con una sceneggiatura e un genere filmico completamente diversi. 
Il film è essenzialmente un film fantastico, oscillante tra fantascienza, horror e psicologico, a seconda del lato da cui lo si vuol guardare... e con dei riferimenti di tipo esistenziale, se si vuole guardare questo lato.

È un film piuttosto ambizioso, peraltro, sia nella scenografia sia nella trama.

Eccola, in breve: una razza aliena dai poteri mentali molto sviluppati sta rischiando l’estinzione sul suo pianeta, cosicché vaga nel cosmo alla ricerca di un pianeta abitabile… ed ecco che trova, ovviamente, gli esseri umani della Terra.
A quel punto si mette a studiare gli esseri umani e la loro anima, di cui essi sono sprovvisti, in pratica rendendoli schiavi e marionette nel loro grande studio-esperimento, in cui codesti signori hanno il potere di addormentare gli uomini, e farli vivere in realtà simulate da loro dirette, in totale stato di inconsapevolezza.

A parte che questa idea di fondo corrisponde secondo alcuni ricercatori alla situazione dell’umanità a seguito di un'antica invasione dominatrice aliena, e secondo certe dottrine esistenzial-spirituali al percorso evolutivo umano (gnosticismo, arconti, addormentamento nella illusoria realtà materiale, etc), andiamo ora a valutare il film in sé e per sé.
In sostanza, abbiamo una simulazione di città e una simulazione di vita, retta dai Signori dell’Oscurità, che peraltro odiano sia la luce che l’acqua (illuminazione ed emozioni, dunque). Ma soprattutto abbiamo la vita e l’amnesia di John Murdoch (Rufus Sewell; I pilastri della Terra), che non solo non si ricorda cosa sta facendo, ma nemmeno di sua moglie Emma (Jennifer Connelly; Labyrinth, Phenomena, A beautiful mind, Innocenza infranta, Noah, Ultimatum alla Terra)…

… con l’intero film che in sostanza è una ricostruzione di chi è il protagonista, il quale svolgerà poi il ruolo di eletto distruggi-finzione, un po’ alla Neo di Matrix… ma un anno prima.

Anche se, a dire il vero, Dark City più che Matrix mi ha ricordato Il tredicesimo piano, dello stesso anno di Matrix e ugualmente ben riuscito. Dark City dal punto di vista realizzativo non sta al livello di tali due film, ma anch'esso non è affatto male.

Anche se a mio avviso l’ottima idea di fondo del film non è stata dispiegata al meglio, tanto nelle scene quanto nei dialoghi, e la stessa presenza dei Signori, che peraltro curiosamente si chiamano tra di loro con nomignoli tipo Mister Book o Mister Hand, risulta poco incisiva, mentre avrebbe certamente dovuto essere più solenne ed efficace.
Insomma, Dark City dà l’idea di un film ambizioso che però si è un po’ perso in se stesso e nelle sue possibilità di sviluppo.
Il risultato è un'opera certamente buona, ma che avrebbe potuto (e dovuto, considerando i temi esistenziali del film?) essere più importante.

Il contenuto, difatti, c'è, come dimostrano anche queste frasi, estrapolate dal film e dal ricchissimo significato simbolico.

"Prima c'era l'oscurità, poi vennero gli stranieri. Era una razza antica quanto il tempo. Erano padroni della più potente delle tecnologie: la capacità di alterare la realtà fisica con la sola forza di volontà. Loro chiamavano questa capacità "accordarsi". Ma stavano morendo: la loro civiltà era vicina alla fine. Perciò abbandonarono il loro mondo, in cerca di una cura per la loro mortalità. Un viaggio infinito li condusse verso un piccolo mondo azzurro, nel più remoto angolo della galassia: il nostro mondo. Qui pensarono finalmente di avere trovato quello che avevano sempre cercato."

"Io mi chiamo Daniel Paul Schreber. Sono un semplice mortale. Aiuto gli stranieri a condurre il loro esperimenti. Ho tradito la mia razza."

"Dovunque suo marito si trovi adesso, è in cerca di se stesso."

"Devo mantenere il controllo."

"Ci stanno osservando, non c'è via di scampo."

"Chi sei?"
"Potremmo farti la stessa domanda, non credi?"

"Non mi sembra vero: è come se vivessi in un incubo. Che mi è successo?"

"Ho solo passato il tempo camminando in cerchio, pensando in cerchio. Non c'è via d'uscita."

"Quella lì non è mia moglie. Non so chi sia. Non so chi siamo tutti noi."

"Niente sembra essere reale.
È come se avessi solo sognato questa mia vita."

"Non vi interessava l'anima umana?
Questo è il fine del vostro grande zoo..."

"Tu possiedi un grande potere.
Puoi fare cose incredibili con la tua forza di volontà.
Posso insegnarti a usare il tuo potere consapevolmente.
Lascia che ti aiuti."

"Ogni tanto qualcuno si sveglia."

"Lo hai visto che cosa siamo: noi usiamo i vostri cadaveri come recipienti."

"Perché stanno facendo tutto questo?"
"La nostra capacità di essere singoli individui, la nostra anima, che ci rende diversi da loro.... credono di poter trovare l'anima umana se capiscono come funziona la nostra memoria. Tutta la loro razza è sull'orlo dell'estinzione, e credono che noi possiamo salvarli."

"Per questo qui è sempre buio: non sopportano la luce."

"La tua vita, la tua storia, è un'illusione, una fabbricazione, come del resto per tutti noi."

"Cessi ogni attività; cessi ogni attività per sempre."

"Ricordati, John."

"È così, John, la pratica rende l'uomo perfetto."

"Ricordati, John: tu sopravviverai, riuscirai a trovare la forza in te stesso, e li batterai."

"So che puoi sconfiggerli, John, ma serve il massimo della concentrazione."

"Tu puoi fare accadere qualunque cosa vuoi, ma devi agire ora."

"Posso modellare il mondo a mio piacimento. Per farlo devo solo concentrarmi profondamente."

"Quella persona non ero io: non sono mai stato io."

Altri concetti simbolici, espressi non a parole ma come eventi: la gente che cade addormentata in massa; i Signori che mettono la mano sulla fronte degli uomini e dicono "Dormi", con quelli che parimenti cadono addormentati; a inizio storia in un cinema viene proiettato un film intitolato "The evil" (cioè "Il male"), mentre a fine storia nel cinema viene proiettato un altro film, "Book of dreams", ossia ("Il libro dei sogni"); vi sono immagini di spirali ovunque; a inizio film il protagonista, caduto precedentemente in stato di incoscienza, si risveglia senza sapere cosa è successo, e nemmeno senza sapere chi è, simbolo dell'esistenza umana; la prima cosa che fa il suddetto protagonista è andare a guardarsi allo specchio, altro simbolismo; allo specchio vede che gli scende un rivolo di sangue esattamente dal terzo occhio, nella fronte; subito dopo gli cade in terra e si frantuma una sfera piena d'acqua (acqua simbolo di emozioni e sfera simbolo del mondo spirituale), e a fine film egli rompe un'altra sfera piena d'acqua, ma più grossa, sorta di bacino idrico cittadino, come a certificare il suo percorso di ingrandimento-evoluzione; pochi secondi dopo guarda una cartolina con su scritto Shell Beach ("shell" tradotto come guscio, motivo per cui Ghost in the shell si traduce meglio come "Spirito nel guscio" piuttosto che "Fantasma nella conchiglia"), e così abbiamo lo spirito della sfera, le emozioni dell'acqua e la carne del guscio corporeo; si vede poi l'esperimento di un labirinto che contiene un topo che non riesce a uscirne, nonostante il labirinto non abbia tetto, perché il topo vede solo la dimensione orizzontale, e non quella evolutiva verticale (esattamente come l'uomo, che vede solo il mondo orizzontale fenomenico e non quello verticale-spirituale); il protagonista si accorge che può sfuggire a quei signori-arconti-alieni-demoni manipolando i pensieri-energie e quindi lo stesso mondo fenomenico intorno a lui;  quando uno di quei signori-arconti muore gli esce una sorta di entità dal cervello, proprio come se essa abbandonasse il guscio fisico del corpo umano che stava utilizzando; più avanti il protagonista, avendo innanzi molte persone cadute addormentate, urla "Sveglia!" molte volte di fila; quando i signori neri si riuniscono ogni fine giornata per modificare fisicamente il mondo, e spostare palazzi, strade, ponti, etc, tutto muta all'istante, e ciò è forte simbolo dell'illusione-maya del mondo fenomenico materiale; l'umano che serve gli arconti effettua punture "addormentanti" negli esseri umani esattamente nella posizione del terzo occhio; nel momento in cui John si risvegli-acquista consapevolezza, è in posizione di uomo vitruviano, con gambe leggermente allargate e braccia larghe ad altezza cuore-petto, e in quel mentre è diventato l'eletto, l'uomo superiore, cioè si è svegliato, si è ricordato; dopo tale risveglio, la città oscura, Dark City per l'appunto, si illumina e diviene luminosa con il sorgere del sole: dopo il buio, la luce, dopo l'inconsapevolezza, la consapevolezza... e infatti di notte si dorme, e di giorno si è svegli.

Ultima cosa: il nome del protagonista, John, è il più comune tra tutti, e simboleggia per l'appunto l'uomo comune, ogni singolo essere umano, chiamato a elevarsi tramite impegno, concentrazione e percorso interiore. A riprova di ciò, dopo che il protagonista dice a una donna che si chiamava John, lei risponde dicendo che dicono tutti di chiamarsi John.

Insomma, si sarà capito: Dark City è un film di buon valore, il cui valore aumenta enormemente se si considerano anche i suoi contenuti e i suoi simboli.

Fosco Del Nero



Titolo: Dark City (Dark City).
Genere: fantastico, psicologico.
Regista: Alex Proyas.
Attori: Rufus Sewell, Jennifer Connelly, Kiefer Sutherland, William Hurt, Richard O’Brien, Ian Richardson, Colin Friels, Mitchell Butel.
Anno: 1998.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.