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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 13 dicembre 2017

Monsieur Lazhar - Philippe Falardeau (film drammatico)

Monsieur Lazhar è forse il primo film canadese che recensisco nel blog…  o comunque a mia memoria non ne ricordo altri.
Si tratta di un film girato nel 2011, di genere drammatico, seppur drammatico in modo lieve, cui sono arrivato visionando la filmografia della giovane attrice Sophie Nélisse, che mi aveva ben impressionato nell’ottimo Storia di una ladra di libri, di due anni seguente, e che anche in questo film mi è piaciuta, seppur ancor più giovane.
Evidentemente la ragazzina è un talento naturale, di cui sentiremo parlare ancora in futuro.

Ma bando alle chiacchiere, e andiamo subito a tratteggiare la trama sommaria di  Monsieur Lazhar: una classe elementare di una scuola di Montréal, nel Québec, in Canada, è sconvolta dal fatto che la maestra si è uccisa, peraltro impiccandosi proprio nell’aula scolastica.
Ad essere toccati dalla cosa son soprattutto i due bambini Alice e Simon, per quanto per motivi differenti, ma tutto l’ambiente, dai professori ai genitori dei bambini, è scosso.

La preside peraltro ha qualche difficoltà a trovare un sostituto, quando si presenta Bashir Lazhar, un uomo algerino che è scappato dal suo paese per via di alcune minacce di morte.
Pur tra tanti dubbi, dovuti soprattutto alla diversità culturale, la preside assegna il posto a Lazhar, il quale per certi versi sembra un po’ all’antica e fuori contesto, mentre per altri si rivela proprio la persona giusta per “elaborare il lutto”… anche perché lui stesso ha una perdita da superare, e non  una perdita da poco.
Tanto che, poco a poco, insegnante e bambini riescono a superare il loro passato e ad andare avanti.

Monsieur Lazhar è un film molto dolce e tenero: un po’ perché lo è il protagonista principale, un po’ perché lo è il contesto: il dramma della perdita viene affrontato con semplicità, se vogliamo, ma una semplicità positiva, quasi commovente, che a fine film ti fa dispiacere il fatto che sia finito…

… cosa curiosa riguardo a un film che a sua volta si incentra sull’elaborazione di una fine e di una perdita.

Anche qui, pur senza avere il ruolo centrale, Sophie Nélisse fa la sua parte alla grande, contribuendo decisamente all’atmosfera del film, e anzi dandogli spessore.

In effetti, Monsieur Lazhar è l’esempio di come si possa realizzare un buon film, interessante e dai contenuti di spessore, in modo semplice, senza il bisogno di trame complesse o di un budget costoso.
E, non a caso, esso ha ricevuto buoni riconoscimenti, tra nomination e premi vari.

Fosco Del Nero



Titolo: Monsieur Lazhar (Monsieur Lazhar).
Genere: drammatico.
Regista: Philippe Falardeau.
Attori: Mohamed Fellag, Sophie Nélisse, Émilien Néron, Brigitte Poupart, Danielle Proulx, Jules Philip, Francine Ruel, Louis Champagne.
Anno: 2011.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 12 dicembre 2017

La spada nella roccia - Wolfgang Reitherman (film animazione)

Tra i film d’animazione di tutti i tempi, ma anche tra i film cui sono stato più affezionato nella mia infanzia, ha un posto d’onore La spada nella roccia, film diretto nel 1963 da Wolfgang Reitherman, e sorta di riscrittura fantasy e musicale del mito di Re Artù.

Anzi, per esser più precisi, non riscrittura del mito di Re Artù, ma scrittura della sua fanciullezza, di quegli anni mai descritti dalle leggende “adulte”.

Ecco così che Artù è un giovanissimo sguattero nel castello di Ser Ettore, e si appresta a far da scudiero a Ser Caio nelle giostre che si terranno a breve a Londra, utili a designare il nuovo Re d’Inghilterra, titolo vacante da lungo tempo dal momento che nessuno ha saputo estrarre la famosa spada nella roccia, la quale darebbe diritto immediato al titolo regale.

Se non fosse che Artù un bel giorno incontra Merlino, giunto in quei luoghi proprio per il sentore di qualcosa di importante e installatosi nella torre del suddetto castello: torre tanto vacillante, quanto fascinosa.
A far compagnia al mago Merlino, il gufo Anacleto, apparentemente burbero ma in realtà assai generoso e utile.

Artù, il quale però è chiamato dai suoi signori col soprannome di Semola, avrà così l’opportunità di ricevere un’educazione… sia tradizionale sia magica, visto che finirà nel corpo di un pesce e in quello di uno scoiattolo, e vedrà tante altre cose bizzarre.

La spada nella roccia è un film magico, nel senso letterale del termine e in quello immaginifico: immagini, parole e musica sono praticamente immortali, e configurano l’esempio perfetto di film educativo.
L’unico che gli sta alla pari tra i classici è Mary Poppins: e non parlo solo di qualità e di fama, ma di contenuti.

Il film d’animazione di Reitherman, infatti, propone, oltre che intrattenimento, tanti spunti: abbastanza tradizionali, e non tanto di tipo “esistenziale”, ma comunque sufficienti a porlo molti gradini sopra la quasi totalità dei film.

Ecco, a tal proposito, alcune frasi del film che mi sono segnato.

“Il destino lo guiderà fino a me perché io possa a mia volta guidarlo al suo legittimo posto nel mondo.”

“Cultura, saggezza: questa è la vera forza.
Istruzione superiore: ecco che ci vuole.”

“Destr, sinistr, destr, sinistr, uno, due.
Qui e lì, notte e dì, questo il mondo fa girar.
Bianco e ner, falso e ver, questo il mondo fa girar.
Per ogni qua c’è sempre un là, per ogni se c’è sempre un ma.
Per ogni su c’è sempre un giù, per ogni men c’è sempre un più.
Più o men, vuoto o pien, questo il mondo fa girar.”

“Sempre in alto mira e va, esci dalla mediocrità.
Non star solo ad aspettar ciò che per caso puoi trovar.
Se metti buona volontà, il mondo tutto ti darà.
Però se tu non rischierai, nulla mai rosicherai.”

“– Vedi, figliolo, questa faccenda dell’amore è una cosa potentissima.
– Più forte della gravità?
– Beh, sì, in un certo senso. Io direi che è la forza più grande sulla Terra.”

Immortale nella memoria è inoltre il duello magico tra Merlino e Maga Magò, sorta di confronto in chiave infantile tra la magia bianca (servizio agli altri) e la magia nera (servizio a sé).

La spada nella roccia, se vogliamo, ha un solo difetto: dura solamente 70 minuti, davvero poco.
Ma quel poco è bastevole per renderlo uno dei film d’animazione (e non solo) più belli di sempre.

Fosco Del Nero



Titolo: La spada nella roccia (The sward in the stone).
Genere: animazione, fantasy, avventura, musicale.
Regista: Wolfgang Reitherman.
Anno: 1963.
Voto: 9.
Dove lo trovi: qui.

martedì 5 dicembre 2017

Outlander - L’ultimo vichingo - Howard McCain (film fantascienza)

Fin da ragazzino sono appassionato di fantascienza e fantasy, e in generale delle ambientazioni fantastiche, per cui se vi è l’occasione di vedere un bel film dei suddetti generi, non mi tiro indietro…

… fermo restando che vedere un film davvero bello di entrambe le suddette categorie è cosa non scontata, data l’inflazione e la massificazione che hanno subito da quando hanno avuto successo al cinema.

Nel 2008 il regista Howard McCain (che non conosco) ci ha provato con Outlander - L’ultimo vichingo, un film di fantascienza con lievi componenti fantasy e horror.

In realtà di fantasy non c’è molto: solo un accenno di atmosfera dato dall’ambientazione nordico-vichinga e il riferimento ai draghi… che in realtà non sono draghi, ma creature extraterrestri arrivate sulla Terra del 700 d.C. su una navicella spaziale, ed ecco anche la componente orrorifica, comunque lieve anch’essa.

Ecco in breve la trama di Outlander - L’ultimo vichingo, film originariamente destinato al mercato dell’homevideo (quindi di non elevata ambizione), ma poi fatto uscire al cinema: l’astronauta Kainan (James Caviezel), non terrestre ma umano, giunge sulla Terra nel 708 d.C. e finisce in Norvegia, in mezzo all’epoca vichinga. Viene subito fatto prigioniero da Wulfric, prestante guerriero della tribù di Re Rothgar (il sempre bravo John Hurt; Harry Potter e la pietra filosofale, Hellboy, Oxford murders, Orwell 1984), e destinato ad essere il futuro re, e probabilmente marito di Freya (Sophia Myles), figlia del vecchio re.
Si scopre subito che il villaggio vicino è stato distrutto in modo violento, e ovviamente Kainan è subito il primo sospettato, anche se quasi subito riesce a convincere i vichinghi che è stato una specie di drago, al quale per l’appunto lui stava dando la caccia.

In realtà non era stato un drago, ma Moorwen, una creatura aliena fortissima, salita di nascosto sull’astronava di Kainan e capace di distruggere intere comunità: lo aveva fatto nel pianeta di Kainan e lo sta facendo ora tra i vichinghi.
Lo so, sa molto di Alien, e infatti è così, anche se poi il prosieguo per come si sviluppa sa più di Predator, con l’alieno da un lato e gli uomini dall’altro.

Outlander - L’ultimo vichingo è un film senza infamia e senza lode: svolge benino il suo compito, ma è un compito esclusivamente compilativo, senza alcuna innovazione e senza alcuna eccellenza.
Anzi, va detto che il film si giova di alcune individualità a livello di recitazione, altrimenti sarebbe stato ancora più mediocre, cosa che comunque è.

Tra l’altro, è scontato in quasi ogni situazione, e anche il finale non smentisce tale elemento di “medietà”: il film scorre, si fa vedere, ma non si segnala per niente. Almeno però non devasta lo spettatore, il che è già qualcosa…

La mancanza di originalità peraltro è certificata dal fatto che uno dei personaggi secondari è chiamato Boromir: uno sforzo di fantasia in più potevano certamente farlo.

Fosco Del Nero



Titolo: Outlander - L’ultimo vichingo (Outlander).
Genere: fantascienza, fantasy, drammatico, horror.
Regista: Howard McCain.
Attori: James Caviezel, Sophia Myles, John Hurt, Jack Huston, Ron Perlman, Owen Pattison, Ted Ludzik, Aidan Devine, Michael Fox, Katie Bergin, Todd Schroeder.
Anno: 2008.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui

mercoledì 29 novembre 2017

Magnolia - Paul Thomas Anderson (film drammatico)

Magnolia è uno di quei film che proprio non mi piace.
E non perché sia realizzato male, o interpretato da attori di basso livello, ma semplicemente perché spinge esclusivamente sul pedale del dramma, della tristezza, dello squilibrio psicologico… e basta, senza offrire altro che dramma umano, personale o interpersonale.

Ed è un’offerta ben misera, che so benissimo che esiste perché esiste una domanda in tal senso, altrimenti tali film semplicemente non verrebbero prodotti, ma è comunque buona cosa essere consapevoli e dire a voce alta come stanno le cose: Magnolia è un film dal forte dramma interiore, in cui ogni singolo personaggio è squilibrato interiormente, e in modo palese, col tutto che è utile a nutrire le persone che hanno bisogno di questo cibo, per dirla così.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla trama del film, realizzato da Paul Thomas Anderson nel 2010: siamo a Los Angeles, in California, e siamo sulle tracce di numerosi personaggi, le cui vite in qualche modo si intrecciano l’una con l’altra, quando in modo lieve, quando in modo più intenso.
In totale ne seguiamo nove, che vanno da Frank T.J. Mackey (Tom Cruise), sorta di conferenziere-autore a metà strada tra la seduzione e l’automotivazione, a Linda Partridge (Julianne Moore), giovane moglie di un anziano malato terminale e disperata per la sua situazione, da Donnie Smith (William H. Macy), ex enfant prodige dei telequiz americani e ora ridotto a un lavoro come dipendente e ai debiti personali, da Jimmy Gator (Philip Baker Hall), conduttore televisivo a sua volta malato terminale nonché a sua volta con numerosi problemi in famiglia, a Jim Kurring (John C. Reilly), poliziotto con un forte senso del dovere ma anche una sorta di insoddisfazione e senso di inadeguatezza interiore.

In tutto i personaggi centrali sono nove… e nessuno di essi è equilibrato e sereno, e anzi ciascuno vanta una propria turba psicologica… e anzi animica, direi, giacché ognuno porta un male dell’anima dentro di sé.

L’intero film consiste nel rimbalzare dall’una all’altra storia, dall’uno all’altro dramma, tra pianti, sceneggiate, parolacce, e debolezze umane sparse.

Se questa è la base, per me ha poco valore che il cast e la recitazione siano di buon livello, tra Tom Cruise (Vanilla skyEyes wide shutOblivion, La guerra dei mondi), Julianne Moore (Il grande LebowskiEvolutionBoogie nights - L’altra Hollywood), William H. Macy (Pleasantville, Fargo, Seabiscuit) e gli altri attori, così come ha poco valore il livello registico, giacché ciò che domina, e in negativo, è l’energia bassissima presente nella pellicola.

Insomma, per conto mio Magnolia e Paul Thomas Anderson sono bocciati in modo netto.

Fosco Del Nero



Titolo: Magnolia (Magnolia).
Genere: drammatico.
Regista: Paul Thomas Anderson.
Attori: Jason Robards, Julianne Moore, Tom Cruise, Philip Baker Hall, John C. Reilly, Michael Bowen, Jeremy Blackman, Alfred Molina, Philip Seymour Hoffman.
Anno: 2010.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 28 novembre 2017

Dragon trainer - Chris Sanders, Dean DeBlois (film animazione)

Altro film d’animazione proposto su Cinema e film: stavolta siamo in compagnia di Dragon trainer, film della Dreamworks realizzato nel 2010.

Piccola premessa, che immagino si sia capita dalle precedenti recensioni: quando guardo un film d’animazione non mi attendo un prodotto per bambini, anagrafici o intellettuali, ma un prodotto che può anche indirizzarsi a un pubblico giovane, ma che comunque deve avere qualcosa da dire a tutti.
In termini di immaginazione, di avventura, di umorismo, di contenuti interiori.

Ecco perché apprezzo film d’animazione come Rango, I figli della pioggiaThe boy and the beast, mentre film come Frozen - Il regno del ghiaccio, per dirne uno, mi lasciano totalmente deluso e distaccato.

Vediamo come se la cava Dragon trainer in tale contesto, e partiamo dalla sua trama sommaria: siamo sull’isola di Berk, nordica e fredda, e siamo in mezzo a un villaggio di vichinghi, popolo il cui unico obiettivo, sia in termini di sopravvivenza sia in termini di soddisfazione personale, è quello di uccidere il maggior numero di draghi possibile.

Se il capo del villaggio, Stoick, è campione in tal senso, grazie alla sua forza fisica e al suo coraggio, suo figlio Hiccup è l’esatto contrario, e infatti è fonte di dispiacere e di preoccupazione sia per il padre che per tutto il villaggio, giacché tende sempre a mettersi nei guai e a combinare pasticci.
In lui, è forte il desiderio di essere come gli altri vichinghi e di sentirsi da loro accettato, ma è altrettanto forte la sensazione di essere diverso.

Cosa che si vedrà in pieno quando il giovane avrà l’occasione di interagire con un drago, uno dei più pericolosi tra tutti: una "furia buia"…
… con il quale Hiccup, in disparte, avvierà un rapporto personale vero e proprio, tanto che “Sdentato” diventerà il suo miglior amico.
Peccato che dal ragazzo ci si attenda che uccida i draghi, non che ci faccia amicizia.

Il canovaccio di Dragon trainer è abbastanza banale, se vogliamo: il giovane diverso dal resto del suo gruppo di appartenenza, che da un lato vuol essere accettato ma dall’altro vuol percorrere la sua strada personale.
Anche il rapporto tra i due protagonisti, umano e drago, è un cliché, sfruttato e sfruttato a più riprese (dico, il rapporto tra uomo e animale, drago o meno che sia).

Quanto all’avventura, siamo nella banalità anche qui, nel senso che vi è una parte cattiva, e poi i buoni che lottano per difendersi… anche se qui vi è perlomeno un qualche sovvertimento dei ruoli, diciamo così.

Ciò in cui Dragon trainer eccelle, ed è ciò che lo tiene a galla, è un ritmo rapido e veloce, condito da numerose gag visive e verbali, che lo rendono piacevole e discretamente divertente.
Non è nato per essere un capolavoro, ma perlomeno riesce nell’intento di essere un buon prodotto cinematografico.

È un peccato però, e questo lo penso dell’80% dei film di animazione, che tanto dispendio tecnologico venga messo al servizio del solo intrattenimento, senza quell’originalità e quella profondità che farebbero fare il salto di categoria verso livelli superiori.

Ma immagino sia tutta una questione di target e di obiettivi, anche economici… e difatti Dragon trainer ha incassato molto, e ha inoltre generato un seguito già uscito e un altro seguito in programma.

Fosco Del Nero



Titolo: Dragon trainer (Dragon trainer).
Genere: animazione, fantastico, commedia.
Regista: Chris Sanders, Dean DeBlois.
Anno: 2010.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 21 novembre 2017

Paris, je t’aime - Tristan Carné, Emmanuel Benbihy (film collettivo)

Non amo molto i cortometraggi, per il semplice motivo che vi è poco tempo per sviluppare qualcosa di bello.
E amo ancora meno i film collettivi, dal momento che la diversità di registi rende il tutto ancora più spezzettato e disunito.

Tuttavia, mi sono visto il film collettivo Paris, je t’aime, nato da un’idea di Tristan Carné e comprensivo di ben diciotto brevi episodi… cosa che credo sia un record.

Tra i vari registi cui sono affidati i vari episodi, alcuni nomi di spicco, come i fratelli Coen (Il grande LebowskiFargoBurn after reading - A prova di spiaFratello, dove sei?A serious man), Alfonso Cuaròn (Harry Potter e il prigioniero di AzkabanI figli degli uominiGravity, Y tu mama tambien), Julio Medem (Gli amanti del circolo polare, Lucia y el sexo), Vincenzo Natali (Cypher, Splice, The cube), Gus Van Sant (Elephant), e persino Wes Craven (Le colline hanno gli occhi, Nightmare - Dal profondo della notte, Scream), noto per i suoi film horror… anche se l’unico episodio horror della “compilation” è quello di Vincenzo Natali.

Così come anche il cast di attori è di prestigio. Tra gli altri: Fanny Ardant (Nessuna notizia da Dio8 donne e un mistero), Steve Buscemi (Le iene, Big fish, The island), Willem Dafoe (C'era una volta in Messico, L'ombra del vampiro, Grand Budapest Hotel, Il luogo delle ombre, Daybreakers - L'ultimo vampiro, L'ultima tentazione di Cristo), Bob Hoskins (Chi ha incastrato Roger RabbitSirene, Brazil), Emily Mortimer (Match point, Faccia a faccia), Nick Nolte (Peaceful warrior - La forza del campione, In fuga per treSpiderwick - Le cronache), Natalie Portman (Closer, V per vendetta, Star wars - La minaccia fantasma, ), Elijah Wood (Il signore degli anelliSin City, Oxford murders - Teorema di un delittoOgni cosa è illuminata), Gérard Depardieu (Sta' zitto, non rompere, La capra, Le placard - L'apparenza inganna, Nemico pubblico N.1 - L'istinto di morte).

Ecco la lista dei diciotto episodi che compongono il film, in ordine di apparizione, peraltro ognuno dedicato a un quartiere della capitale francese:
- Montmartre, Bruno Podalydès,
- Quais de Seine, Gurinder Chadha,
- Le Marais, Gus Van Sant,
- Tuileries, Ethan Coen e Joel Coen,
- Loin du 16ème, Walter Salles e Daniela Thomas,
- Porte de Choisy, Christopher Doyle,
- Bastille,  Isabel Coixet,
- Place des Victoires, Nobuhiro Suwa,
- Tour Eiffel, Sylvain Chomet,
- Parc Monceau, Alfonso Cuarón,
- Quartier des Enfants Rouges, Olivier Assayas,
- Place des Fêtes, Oliver Schmitz,
- Pigalle, Richard LaGravenese,
- Quartier de la Madeleine, Vincenzo Natali,
- Père-Lachaise, Wes Craven,
- Faubourg Saint-Denis, Tom Tykwer,
- Quartier Latin, Frédéric Auburtin e Gérard Depardieu,
- 14e arrondissement, Alexander Payne,

E va detto pure che due episodi che erano stati girati non sono stati inclusi nel film.

Quanto al genere, come facile immaginare i vari filmati sono molto disomogenei l’uno rispetto all’altro, oscillando tra commedia e dramma, tra realismo e surrealismo, tra amore e violenza.

Personalmente, ho apprezzato soprattutto gli episodi dei fratelli Coen, di Natali, di Cuaron, di Craven, di Tykwer e di Payne.

Paris, je t’aime, in definitiva, è un film consigliato a chi ama Parigi o a chi vuol vedere qualcosa di sperimentale, e che non esige per forza una storia unitaria.

Fosco Del Nero



Titolo: Paris, je t’aime (Paris, je t’aime).
Genere: drammatico, commedia, surreale.
Registi: Olivier Assayas, Christoffer Boe, Sylvain Chomet, Ethan Coen, Joel Coen, Isabel Coixet, Alfonso Cuaròn, Jean-Luc Godard, Agnès Jaoui, Richard LaGravenese, Julio Medem, Anne-Marie Miéville, Vincenzo Natali, Alexander Payne, Sally Potter, Walter Salles, Oliver Schmitz, Nobuhiro Suwa, Daniela Thomas, Tom Tykwer, Gus Van Sant, Wes Craven.
Attori: Fanny Ardant, Juliette Binoche, Steve Buscemi, Sergio Castellitto, Willem Dafoe, Ben Gazzara, Bob Hoskins, Emily Mortimer, Nick Nolte, Natalie Portman, Miranda Richardson, Gérard Depardieu, Maggie Gyllenhaal, Ludivine Sagnier, Elijah Wood.
Anno: 2006.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 15 novembre 2017

Boxtrolls - Le scatole magiche - Graham Annable, Anthony Stacchi (film animazione)

Ultimamente mi sono dato ai film d’animazione, visto che non ne vedevo da molto tempo e quindi avevo una discreta lista da cui attingere.

È così che negli ultimi mesi sono passati sul blog i vari The secret of Kells (incantevole), Momo alla conquista del tempo (mal riuscito), Rango (brillante), Ralph Spaccatutto (sufficiente), Zootropolis (divertentissimo), Inside out (vivace), The boy and the beast (magnifico), Planet 51 (carino) e Frozen - Il regno del ghiaccio (infantile).

Quest’oggi è il turno di Boxtrolls - Le scatole magiche, film del 2014 realizzato con la tecnica della stop-motion: vediamo come se l’è cavata.

Partiamo dalla trama di quello che è un film d’animazione e fortemente fantastico come genere: siamo nella città di stile vittoriano di Ponte Cacio, alle prese con coprifuoco e terrore per via degli spaventosi "boxtrolls", strane creature dentro delle scatole che escono di notte a prendere tutti i congegni meccanici che trovano.
La popolazione è terrorizzata, cosicché il sindaco Lord Gorgon-Zole, dà mandato ad Archibald Arraffa  di eliminarli tutti… in cambio di una sorta di titolo onorifico.

Dopo poco, tuttavia, lo spettatore si rende conto che i boxtrolls sono creature innocue e pacifiche, e che anzi sono le vittime della cattiveria di Archibald Arraffa, nonché dell’ingenuità di tutta la popolazione, sobillata in questo anche da una famosa cantante… che poi è sempre Archibald Arraffa sotto mentite spoglie.
A sovvertire le sorti della situazione, e ad evitare la sparizione di tutti i boxtrolls, ci pensano la figlia del governatore Winnie e Uovo, ragazzo allevato dai boxtrolls fin da piccolo, tanto che egli si crede uno di loro.

Partiamo dalla base: l’aspetto visivo.
Boxtrolls - Le scatole magiche è realizzato in modo fantastico, ed è davvero bello vederlo, sia negli sfondi fermi, sia nelle immagini in movimento.
D’altronde, dietro il film c’è lo Studio Laika, già produttore dell’ottimo Coraline e la porta magica e del discreto Paranorman.

Secondo punto: la sceneggiatura è buona: sufficientemente originale e sufficientemente interessante, anche se non memorabile.
Idem dicasi per i personaggi: ben realizzati, ma non memorabili.

Terzo punto, che poi è quello che lo limita: il film non è eccessivamente divertente da un lato, né ha una profondità particolare dall’altro. Insomma, non eccelle né per intrattenimento, né per aspetto didattico-introspettivo, ragione della sua valutazione non eccelsa.
Si salvano in tal senso solo i dialoghi tra Mr. Pasticcio e Mr. Trota, due tirapiedi di Archibald Arraffa che ogni tanto si pongono il problema di chi sono i buoni e chi i cattivi.

Nel complesso, il film si guadagna una discreta valutazione per via dell’ottima realizzazione, ma Boxtrolls - Le scatole magiche non è a mio avviso un film imperdibile.

Tra gli ultimi film d’animazione visti, continuano a dominare la classifica The secret of Kells,  RangoZootropolis e The boy and the beast (il primo per l'atmosfera e la bellezza visiva, il secondo per simbolismo e bellezza interiore, il terzo per il connubio tra realizzazione e divertimento, il quarto per la sceneggiatura) mentre Boxtrolls - Le scatole magiche si accoda al gruppo che segue a distanza, non distinguendosi in nessun senso.

Fosco Del Nero



Titolo: Boxtrolls - Le scatole magiche (The boxtrolls).
Genere: animazione, fantastico, grottesco, commedia.
Regista: Graham Annable, Anthony Stacchi.
Anno: 2014.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.