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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 28 marzo 2017

1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra - Boris Sagal (film fantastico)

Il film proposto oggi sul blog è 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, film del 1971 che avevo già visto, ma prima dell’apertura del blog, da cui il fatto che ancora non vi era una recensione a riguardo.  
Anticipo due cose: la prima è che al tempo – credo parecchi anni ma, ma non ricordo con precisione – il film mi fece un’impressione discreta, o comunque più che sufficiente, tanto da riguardarmelo ora.

La seconda è che il film è tratto, per quanto con alcune modifiche, dal romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda, il quale peraltro aveva già dato luogo ad una prima trasposizione cinematografica (L'ultimo uomo della Terra) e ne avrebbe data un'altra in seguito, in tempi più recenti (Io sono leggenda).

Ecco in grande sintesi la trama del film: nell’anno in questione, allora futuro prossimo, il mondo è stato quasi del tutto liberato dall’umanità, per via di una guerra batteriologica che ha sterminato quasi tutti. In una Los Angeles quasi deserta si aggira Robert Neville (Charlton Heston; Il pianeta delle scimmie2022 - I sopravvissuti), il quale di giorno vaga per la città procurandosi quel che gli serve per vivere, mentre di notte si asserraglia nel suo appartamento per difendersi dalla cosiddetta Famiglia, razza di mutanti divenuti albini fotosensibili alla luce… nonché vagamente simili per aspetto a zombie-vampiri.

Essi considerano la tecnologia la responsabile della distruzione del mondo e della loro condizione, e considerano Robert Neville, in quanto dottore nonché forte utilizzatore della suddetta tecnologia (automobili, mitra, luci, etc), il simbolo di tutto ciò che è quasi andato distrutto… e che va distrutto completamente, tanto che dottore e mutanti si danno la caccia reciprocamente.

Questa la trama di 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra.
Quanto al commento, devo dire che si tratta di uno di quei film invecchiati davvero male, e soprattutto dal punto di vista dei dialoghi e dei contenuti, e non tanto da quello tecnologico-visivo, che pur ovviamente paga dazio ai più di quattro decenni nel mentre trascorsi.

I dialoghi sono difatti spesso puerili, così come le posizioni psicologiche dei protagonisti e molte delle loro azioni, tanto che il tutto ha un’aria quasi insopportabile di semplicismo e di infantilismo. 

Non viene data alcuna spiegazione per quanto accaduto, ma non importa tanto, giacché siamo abituati a premesse campate per aria come ipotesi di partenza, e quel che ci interessa è come si sviluppa poi la storia.
Anche se non sarebbe stato male sapere perlomeno perché Neville si considerava l’unico superstite al mondo…

Anche la conclusione del film lascia parecchio a desiderare, col suo messianismo concettuale e persino rappresentato (posizione da crocifisso, palo, sangue, “discepoli” che ringraziano e se ne vanno, etc).

Insomma, come detto 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra aveva probabilmente un certo fascino al suo tempo, ma lo ha perso quasi totalmente… e a ciò aggiungo anche che non ho mai ritenuto Charlton Heston un buon attore, nonostante la sua grande fama nella Hollywood di quegli anni.

Fosco Del Nero



Titolo: 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (The omega man).
Genere: drammatico, fantastico.
Regista: Boris Sagal.
Attori: Charlton Heston, Rosalind Cash, Anthony Zerbe, Paul Koslo, Eric Laneuville, Lincoln Kilpatrick, Jill Giraldi, Anna Aries, Brian Tochi, DeVeren Bookwalter, John Dierkes.
Anno: 1971.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 21 marzo 2017

Cuori in Atlantide - Scott Hicks (film commedia)

Spesso mi capita che non mi ricordi come mai mi ero segnato un film… e mi è capitato anche per Cuori in Atlantide, che comunque sono contento di essermi segnato e di essermi visto.

La storia di Cuori in Atlantide è tutto sommato semplice, anche se a suo modo è curiosa e presenta qualche elemento di originalità… se pure va detto che la bellezza del film non sta tanto in una qualche innovazione, quanto nel fattore emotivo che emana, che oscilla tra il dolce e il delicato, pur se in mezzo a tanti eventi difficili.

Ecco in grande sintesi la trama del film: Bobby Garfield (Anton Yelchin; Il luogo delle ombre, Terminator salvation) è un bambino-adolescente che vive solo con la madre, giacché il padre è morto quando lui aveva cinque anni, lasciando la famiglia in difficoltà economica, tanto che la donna deve lavorare e lui spesso deve badare da solo a se stesso o alla casa.
Per sbarcare il lunario più facilmente, il piano superiore della casa viene affittato, e il nuovo inquilino è uno strano signore, tale Ted Brautigan (Anthony HopkinsInstinct - Istinto primordiale, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, La leggenda di Beowulf, Vi presento Joe Black, Il silenzio degli innocenti), il quale pare amar molto vivere in modo semplice e non vistoso… e in seguito Ted, che stringerà amicizia con lui, scoprirà il perché, e qua anticipo solo che di mezzo vi sono FBI e poteri esp, anche se tale elemento non è affatto centrale nel film, ma funge solo da contorno alla duplice storia affettiva tra Bobby e il suo primo amore Carol e lo stesso Bobby e Ted, che per un breve periodo in pratica funge da surrogato di padre.

In mezzo c’è anche la storia della madre di Bobby, donna ancora giovane e attraente, alle prese con problemi di soldi, di vanità, di uomini… e in definitiva il personaggio meno equilibrato del film.

Cuori in Atlantide non lesina difficoltà ai suoi protagonisti: il bambino che cresce senza un padre e che non può permettersi nemmeno una bicicletta, la donna che vorrebbe di più per se stessa e per suo figlio ma che si impelaga in situazioni difficili, l’uomo che fugge dal suo passato, e persino la bambina picchiata dal bullo del quartiere.

Nonostante tali scenari difficili, Cuori in Atlantide, che peraltro si apre con una scena del presente con Bobby uomo adulto e poi va indietro tramite un lungo flashback che in pratica dura quasi tutto il film, propone soprattutto la dolcezza del rapporto tra Bobby e i suoi due amici di allora, soprattutto la fidanzatina Carol, nonché quella del rapporto tra lo stesso Bobby e il bizzarro Ted, che con i suoi momenti di “visione” contribuisce peraltro a rendere il film più curioso e interessante.

In definitiva, Cuori in Atlantide è un film davvero ben realizzato, che con poco (non c’è dietro nulla di trascendentale) riesce comunque a offrire abbastanza, e che peraltro è impreziosito dalla recitazione di un grande attore come Anthony Hopkins… ma anche il piccolo Anton Yelchin si disimpegna bene, tanto che poi si è guadagnato diversi film anche da grande, cosa affatto scontata per gli attori bambini.

Chiudo il film con una frase su quello che a ben vedere è l’elemento emotivo di fondo del film: il cambiamento e lo scorrere delle cose, ciò che poi è anche un insegnamento esistenziale di discreta portata:
“Chissà perché ci aspettiamo che le cose restino sempre le stesse.
Niente resta uguale.”

Fosco Del Nero



Titolo: Cuori in Atlantide (Hearts in Atlantis).
Genere: drammatico, commedia.
Regista: Scott Hicks.
Attori: Anthony Hopkins, Hope Davis, David Morse, Anton Yelchin, Mika Boorem, Alan Tudyk, Will Rothhaar, Adam LeFevre, Celia Weston.
Anno: 2001.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 15 marzo 2017

Noah - Darren Aronofsky (film fantastico)

Il film recensito quest’oggi su Cinema e film è il recente Noah, girato nel 2014 da Darren Aronofsky.

Partiamo dal regista: Darren Aronofsky ha la tendenza ad occuparsi di argomenti di confine, che vengono quasi a contatto con temi esistenzial-interiori-spirituali… ma lo fa per l’appunto solo come tendenza, come contatto di superficie, non addentrandosi davvero nelle tematiche esistenziali.

Il che non è un male, intendiamoci: sarà utile e attirerà un certo tipo di pubblico, e pure a me non dispiace, ma, semplicemente, non fungerà come canale per energie e ispirazioni elevate, tutto qui.

Di lui ho già recensito Pi greco - Il teorema del delirio e L’albero della vita, che rappresentano in pieno quanto appena detto, mentre in passato ho visto anche Requiem for a dream, che viceversa tende più al drammatico. Di vedere The wrestler non se ne parla nemmeno, mentre Il cigno nero ha qualche speranza.

Il regista statunitense peraltro ha, dal mio punto di vista, un certo pregio: quello di portare davanti alla macchina da presa due grandi bellezze: quella ormai matura di Jennifer Connelly (l’indimenticabile protagonista di Labyrinth - Dove tutto può accadere, ma anche di Phenomena, Innocenza infranta, Dark City, A beautiful mind) e quella decisamente più adolescenziale di Emma Watson (l’Hermione dei vari Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Harry Potter e il calice di fuoco… che già al tempo si intuiva essere assai brava).

Completano il cast il protagonista centrale Russell Crowe (che peraltro era già stato impegnato in una coppia con Jennifer Connelly in A beautiful mind) ed Anthony Hopkins (Instinct, La leggenda di Beowulf, Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni, Cuori in Atlantide, Il silenzio degli innocenti, Vi presento Joe Black), a far la parte di un saggio Matusalemme.

A proposito, sarebbe stata una buona occasione per chiedere a Matusalemme il segreto della durata di più 900 anni della sua vita… … ma ci saremmo accontentati anche del segreto dei 777 anni di Enoch, suo padre, ma anche in questo caso niente da fare (Noè, per la cronaca, arriva a 969, ma nel film ne dimostra di meno).

E sgombriamo subito il campo da un possibile fraintendimento: lasciamo perdere la Bibbia, quello che c’è scritto, i confronti con il film e le eventuali – e numerose – discrepanze, e guardiamo Noah semplicemente come un film di genere fantastico.

Devo dire che, sgombrato il campo da tutto ciò, Noah è un film godibilissimo: scenografia e fotografia sono di altissimo livello, costumi ed effetti speciali pure, e anche la caratterizzazione dei personaggi rende il tutto vivace e interessante.

Ecco in sintesi la trama del film (casomai servisse a qualcuno!): un bel giorno il Creatore si rende conto che l’umanità è degradata a livelli bassissimi (e non aveva ancora visto L'isola dei famosi), e decide di far piazza pulita mandando un diluvio colossale sulla Terra. Si dovranno però salvare le specie animali, e il compito di tale salvazione è affidato a Noè, che dovrà condurre la sua famiglia (la moglie Naameh, i tre figli Sem, Cam e Jafet, e la trovatella Ila) su un’arca, insieme per l’appunto a tutte le specie di animali, che si presenteranno spontaneamente una volta che l’arca è pronta ad ospitarle e il diluvio vicino ad arrivare.

In mezzo abbiamo: i Vigilanti, gli angeli caduti e puniti dal Creatore, gli uomini con i loro desideri e il loro ego, e ovviamente le tentazioni degli stessi membri della famiglia di Noè, lui per primo.

Darren Aronofsky non commette l’errore di “politicizzare” in qualche modo il film, che resta scevro da qualsiasi contenuto religioso o “didattico”, presentandosi essenzialmente come una specie di colossal di genere fantastico, misto a dramma, azione, psicologia e relazioni sentimentali.

Un bel calderone, a dirla tutta, che da un certo punto di vista non permette al film di eccellere in nessuno di questi ambiti, ma che al contempo lo consegna ad un pubblico assai vasto, e difatti ha avuto grandi incassi e anche numerosi riconoscimenti.

Meritati, per il buon lavoro svolto, e come detto Noah è un buon film di intrattenimento di genere fantastico.

Fosco Del Nero



Titolo: Noah (Noah).
Genere: drammatico, fantastico, sentimentale.
Regista: Darren Aronofsky.
Attori: Russell Crowe, Jennifer Connelly, Emma Watson, Anthony Hopkins, Ray Winstone, Logan Lerman, Douglas Booth, Julianne Moore, Martin Csokas, Jóhannes Haukur Jóhannesson.
Anno: 2014.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 14 marzo 2017

Quasi amici - Olivier Nakache, Éric Toledano (film commedia)

Mi ero segnato il film Quasi amici per qualche motivo che non ricordavo, tanto che, rileggendomi la trama, stavo per cancellarlo dai film da vedere, ma poi ho dato fiducia alla scelta precedente, e me lo sono visto.

Perché me lo ero segnato?
Non lo so, forse perché è un film francese e tendenzialmente amo molto la leggerezza e l’umorismo delicato dei film francesi.

Perché stavo per depennarlo?
Perché la trama, a una prima vista, potrebbe sembrare melodrammatica e pesante, esattamente quel tipo di film che evito: c’è un tetraplegico, un ricco francese di mezz’età che non può muovere nulla dal collo in giù, e il suo aiutante franco-maghrebino, con i due che, come suggerisce il titolo, stringono un rapporto di amicizia.

Alla fine valeva la pena vederlo?
Assolutamente sì.
Il film mantiene quell’umorismo e quel’ironia delicata tipica dei film francesi che mi piace così tanto, e non fa mai l’errore di scadere nel melodrammatico e nella retorica… cosa che viceversa sarebbe successa di sicuro in qualche altra nazione, senza fare nomi.

Detto questo, ecco in breve la trama di Quasi amici, film che inizia dalla fine, con una scena un po’ strana, e poi fa vedere come ci si è arrivati: Philippe (François Cluzet) è un ricco uomo francese, che per via di un passato incidente sportivo è divenuto tetraplegico, ossia non può muovere niente, è quindi completamente dipendente dalle cure altrui, e conseguentemente assume un badante che si prenda cura di lui durante quasi tutto il giorno.

Se parte del lavoro, quello più professionale, è svolto dalle sue segretarie-assistenti Yvonne (Anne Le Ny) e Magalie (Audrey Fleurot), la prima più ciarliera e alla mano e la seconda più algida e affascinante, serve proprio qualcuno che si occupi delle cose pratiche: fargli la barba, lavarlo, vestirlo, portarlo in giro in macchina o in carrozzella, etc.

All’appuntamento per il posto di lavoro, evidentemente ben pagato, si presentano in tanti, più o meno referenziati, e tra questi c’è anche Driss (Omar Sy), un ragazzone di colore dalla lingua lunga e dal carattere forte, ma tutto sommato un pezzo di pane. Lui è lì solo per avere una firma, in modo da potersi poi godere il sussidio di disoccupazione… ma finisce che Philippe lo prende in simpatia e lo assume.

Tra i due si creerà man mano una certa amicizia, davvero tenera, e i due si aiuteranno l’un l’altro in vario modo.

Quasi amici è tratto da un storia vera, sulla quale è stato scritto anche un libro, ed evidentemente è una storia che ha colpito nel segno, giacché il film in patria è stato campione d’incassi, e con cifre da capogiro per il paese d’oltralpe.
Svariati anche i riconoscimenti, che devo dire essere meritati: da un certo punto di vista il film non sembra proporre molto (non c’è una trama di spicco, non vi sono attori di spicco, men che meno vi sono effetti speciali o qualcosa di eclatante che possa attirare l’attenzione, e non c’è nemmeno una storia romantica, se non brevissimi accenni assolutamente marginali)… ma nonostante ciò il film finisce per proporre tanto, tanto che mi sento di consigliarlo.

Nel caso, buona visione.

Fosco Del Nero



Titolo: Quasi amici (Intouchables).
Genere: commedia.
Regista: Olivier Nakache, Éric Toledano.
Attori: François Cluzet, Omar Sy, Anne Le Ny, Audrey Fleurot, Clotilde Mollet, Alba Gaïa Bellugi, Cyril Mendy, Christian Ameri, Grégoire Oestermann.
Anno: 2011.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 7 marzo 2017

Omen - Il presagio - Richard Donner (film horror)

Non avevo mai visto il film Omen - Il presagio, il classico dell’orrore diretto da Richard Donner nel 1976… e avevo fatto bene. 

Nonostante non mi abbia mai ispirato, sono andato a vedermelo essenzialmente per la presenza in esso di Gregory Peck, attore che ho sempre stimato molto e visto volentieri in film come Il buio oltre la siepe, L’ultima spiaggia, Vacanze romane… e cito anche il più recente I soldi degli altri.

Anche il regista non era un nome nuovo per me, giacché di Richard Donner avevo già visto I Goonies… e chi non lo ha visto tra quelli della mia generazione, o un poco più avanti o un poco più indietro?
Anche se vederlo da grande non è stato poi così esaltante, come ho scritto nella recensione. Nella carriera di Donner, comunque, rientrano altri film di grande successo, come Lady Hawke, S.O.S. fantasmi o Arma letale.

Ma andiamo a parlare de Il presagio, cominciando dalla trama: siamo a Roma e Katherine (Lee Remick), moglie di Robert Thorn (Gregory Peck), ha dato alla luce un bambino morto. L’uomo, dando seguito al suggerimento di uno strano sacerdote, acconsente all’ipotesi di consegnare alla donna, in sostituzione del suo, un bambino nato quella stessa notte, la cui madre era deceduta e non aveva parenti.

Tutti felici, dunque, con un piccolo particolare: il piccolo Damien (Harvey Stephens) nel corso degli anni si rivelerà assai strano, e anzi col passare del tempo mostrerà la sua diabolicità, aiutato in questo anche dalla bambinaia, la signora Baylock (Billie Whitelaw), peraltro presentatasi e assunta in circostanze misteriose.

In pratica, tutto Il presagio è strutturato così: succedono cose misteriose se non proprio inquietanti, ma la gente fa spallucce, non se ne cura, fino a ritrovarsi ad avere davanti morti, sangue e anticristi. 

Ciò che, per la cronaca, è l’identikit dei pessimi film horror: la stupidità dei protagonisti… o, per volerla inquadrare da un altro punto di vista, il fatto che la sceneggiatura sia palesemente forzata, con l’intento di procedere in una certa direzione quando qualunque essere umano di media intelligenza (forse persino bassa intelligenza) avrebbe agito in altro modo… fosse anche solo scappando a gambe levate.

Ma i protagonisti dei film horror tonti no, vanno avanti imperterriti!

Ad aggravare il pesante bilancio de Omen - Il presagio ci si mette anche il palese tentativo di plagio de L’esorcista, nonché il probabile tentativo di cavalcarne l’onda di successo, giacché il film di Richard Donner segue di tre anni quello di William Friedkin: abbiamo la religione cristiana, abbiamo sacerdoti, abbiamo un esorcista, abbiamo un bambino/a in cui c’è il diavolo dentro, abbiamo della gente benestante che non sa affrontare il problema, abbiamo la solita escalation di episodi inquietanti, abbiamo qualcuno che si accorge della cosa ma finisce male, etc.

La cosa ridicola, peraltro, è che Il presagio non fa per nulla paura, e non è inquietante se non nelle reazioni ottuse dei protagonisti… che infatti finiscono tutti male.

Mi dispiace solo che Gregory Peck, all’epoca già abbastanza avanti con gli anni e probabilmente a fine carriera o comunque alla ricerca di qualcosa che la rivitalizzasse, si sia prestato a questo progetto davvero mediocre… e soprattutto alla ridicola scena di lotta con la tata-governante, in cui incredibilmente l'uomo non riusciva a prevalere.

Beh, non aggiungo altro, se non: cercate qualcosa di bello altrove… oppure guardatelo con l’intento di farvi due risate, e in questo modo il film potrebbe acquisire un suo senso.

Fosco Del Nero



Titolo: Omen - Il presagio (The omen).
Genere: horror, drammatico.
Regista: Richard Donner.
Attori: Gregory Peck, David Warner, Lee Remick, Billie Whitelaw, Harvey Stephens, Patrick Troughton, Martin Benson, Robert Rietty.
Anno: 1976.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 28 febbraio 2017

A history of violence - David Cronenberg (film thriller)

Ogni tanto adocchio recente film di David Cronenberg, speranzoso di rivedere uno di quei film surreali e bizzarri che ne avevano caratterizzato la prima parte di carriera, quella che gli ha dato la fama peraltro, prima che egli svoltasse decisamente verso i film drammatici a sfondo sociale.

È con questo spirito che mi sono avvicinato a Una storia di violenza - A history of violence… anche se la descrizione della trama letta online lasciava poche speranze nel fatto che il geniale autore di Existenz o Il pasto nudo fosse resuscitato.

E, peraltro, questo non è il primo film del “secondo Croneberg” che vedo, giacché avevo già visto La promessa dell’assassino, sempre con Viggo Mortensen come protagonista (e anche quello si muoveva tra relazioni umani, drammi personali, violenze varie e cose simili), nonché Spider, questo con Ralph Fiennes (film meno action, ma più psicologico).

Andiamo subito alla trama di A history of violence: Tom Stall (Viggo MortensenLa compagnia dell’anelloLe due torri, Il ritorno del re, Carlito's way) è un brav’uomo che vive in una cittadina americana con la moglie Edie (Maria Bello; La vita segreta della signora Lee) e i due figli Jack e Sarah.

La donna è un avvocato, mentre l’uomo gestisce una tavola calda americana, e quindi si muove tutto il giorno tra caffè, torte, e cibo vario.

Un bel giorno entrano nella suddetta tavola calda due criminali, autori di efferate rapine nei giorni precedenti, e minacciano l’ennesima strage anche nel locale di Tom…
… il quale però reagisce in modo più pronto, lucido e spietato di quanto si sarebbe potuto supporre conoscendo il tranquillo uomo di provincia che era.

L’uomo sventa il tentativo di omicidio plurimo e diventa una specie di eroe locale, finendo anche su giornali e tv nazionali…
… e attirando così in paese degli uomini che sono superconvinti di averlo conosciuto in ben altre vesti, e con in mano coltelli e pistole.

Essenzialmente Una storia di violenza si muove su due binari: da un lato quello visivo, che ci racconta quel che succede nella vita di Tom e della sua famiglia, con tanto di casa, scuola, tavola calda, centri commerciali, visite non gradite, etc, e dall’altro lato quello introspettivo-psicologico, che ci mostra come un inaspettato evento esterno possa cambiare tutto, compreso il punto di vista che si ha sulle cose e che si riteneva essere solidissimo.

Il film peraltro è tratto da un fumetto, rispetto al quale è stato modificato qualcosa in termini di nomi e trama, pur essendo in buona parte ad esso fedele.

Nel complesso, A history of violence non mi ha annoiato, anche se, continuo a dire, il Cronenberg geniale che esplorava i temi della dualità tra veglia e sonno, realtà e finzione, e che aveva prodotto film come Existenz (un capolavoro), Il pasto nudo (un gran film), nonché tutta una pletora di film tra l’inquietante e il simbolico, come Videodrome o Il demone sotto la pelle, era tutta un’altra cosa, e purtroppo è ancora latitante.

Forse perché il nuovo Cronenberg, proprio per il fatto di essere meno geniale, meno bizzarro e più convenzionale piace di più al folto pubblico, e infatti si guadagna nomination e premi in quantità, che in precedenza al contrario gli sfuggivano.
Scelte della vita…

Fosco Del Nero



Titolo: A history of violence (A history of violence).
Genere: drammatico, thriller.
Regista: David Cronenberg. Attori: Viggo Mortensen, Maria Bello, Ed Harris, William Hurt, Heidi Hayes, Ashton Holmes, Peter MacNeill, Stephen McHattie, Greg Bryk, Kyle Schmid, Sumela Kay.
Anno: 2005.
Voto: 5.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 21 febbraio 2017

The host - Andrew Niccol (film fantascienza)

Andrew Niccol è un regista che ho avuto modo di incontrare già un paio di volte, e sempre per soggetti di genere fantastico: l’ottimo Gattaca - La porta dell'universo, per esempio, oppure il discreto In time, mentre in mezzo ai due c’era stato S1m0ne, un altro film di genere fantascientifico, che magari mi guarderò in futuro.

Proprio per questo mi sono guardato The host, film fantastico del 2013, conversione cinematografica del romanzo L’ospite, di Stephenie Meyer (che non conosco, né autrice né romanzo).

Ecco in sintesi la trama di The host: siamo in un remoto futuro, e il pianeta Terra, e con lui la razza umana, ha subito l’invasione di una razza extraterrestre, talmente potente da riuscire a imporsi non tanto con le armi, ma con l’invasione vera e propria dei corpi umani, i quali vengono svuotati della loro componente psichica (se la si vuol chiamare anima) e riempiti della personalità dell’alieno che si vuole di volta in volta “innestare” nel singolo corpo.
Il risultato è un pianeta pacificato, pulito e sereno… ma al costo della quasi totale cancellazione dell'umanità. 

La quale resiste in piccole sacche di ribelli, e in una di queste c’è Melanie (Saoirse Ronan; Ember - Il mistero della città di luce, Grand Budapest Hotel), che un giorno, pur di proteggere il fratellino Jamie, si fa catturare… col risultato che in lei viene installata un’aliena, tale Viandante.
Ma Melanie è una di quelle personalità umane che lotta senza scomparire definitivamente, tanto che nel medesimo corpo, ora controllato dall’entità aliena Viandante, ora vi sono due menti… che avvieranno uno strano rapporto…

Lo dico subito: The host è una delusione totale.
Il film, pur ben diretto e ben realizzato, è semplicistico in modo assurdo, nonché per larghi tratti infantile e non credibile (ma già la premessa che due anime differenti possano stare nello stesso corpo la diceva lunga in partenza).
Ad ogni modo, pur con una premessa esistenzialmente inverosimile, la storia apriva il campo a tante possibilità e modi di affrontarla… ed è stato portato avanti quello più banale e sciatto tra tutti, tra il melodramma e il sentimentale.

Questo è il secondo film di fila dopo Divergent a essere un polpettone adolescenzial-femminile spacciato per filmone di fantascienza… cosa che mi spinge a proporre di mettere sui film di questo genere un bollino identificatore per tutti gli spettatori normodotati che preferirebbero non vederlo. 

Ok, ok, dovevo informarmi meglio io prima, ed essenzialmente mi sono fidato di un regista che in altre circostanze si era dimostrato valido.

Le uniche cose belle del film sono due frasi estrapolate dalla marea di dialoghi piatti.
Eccole, così non dovete far la fatica di vedere il film:

“La guerra che combatti è dentro di te.”

“Un viandante alla fine approda.”

Fosco Del Nero



Titolo: The host (The host).
Genere: fantascienza, psicologico, sentimentale, drammatico.
Regista: Andrew Niccol.
Attori: Saoirse Ronan, Max Irons, Diane Kruger, Jake Abel, William Hurt, Frances Fisher, Boyd Holbrook, Chandler Canterbury, Scott Lawrence, Raeden Greer.
Anno: 2013.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.