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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

domenica 21 gennaio 2018

The congress - Ari Folman (film fantascienza)

Avevo trovato il film The congress in un elenco dei migliori film d’animazione di sempre e, fiducioso, me lo sono in seguito visto.

In realtà, non si tratta di un classico film d’animazione, giacché l’opera parte come un normale film recitato, per poi passare all’animato dopo circa tre quarti d’ora di film (sulle due ore totali).

Tale anomalia è bissata da un’altra forte originalità: l’attrice protagonista, Robin Wright (indimenticabile ne La storia fantastica, ma vista anche in Unbreakable - il predestinato, La leggenda di Beowulf, La vita segreta della signora Lee), impersona la se stessa di un ipotetico futuro in cui la sua carriera è ormai agli sgoccioli, anche a causa del suo carattere bizzoso, e in cui la Miramount (mix tra le reali Paramount e Miramax) le propone un contratto assai innovativo: la cessione totale dei diritti d’immagine di Robin, la quale sarebbe stata renderizzata totalmente e utilizzata in qualsivoglia film futuro, senza che la Wright avrebbe dovuto e potuto mai più recitare.
Insomma, finiva la carriera reale dell’attrice, e cominciava una carriera fittizia, con la donna che avrebbe potuto dedicarsi nel mentre a ciò che più le piaceva… o semplicemente prendersi cura del figlio Aaron, affetto dalla grave sindrome di Usher, che deteriora udito e vista in modo progressivo, fino a sordità e cecità totali.
La donna infine accetta, e passano così i vent’anni di cessione dei diritti previsti dal contratto posto in essere, che in effetti sono molto proficui e fanno di lei una delle attrici più note al mondo.
Dopo tali vent’anni, Robin è invitata a un congresso della Miramount, per entrare nel quale viene costretta a bere una sostanza da una fiala: trattasi di un composto liquido che porterà Robin in una sorta di allucinazione personale ma anche collettiva.
Durante il congresso, all’attrice vien proposto di cedere nuovamente i suoi diritti di immagine, e stavolta in modo ancora più totale: grazie ai progressi della chimica, chiunque berrà certi composti potrà non solo partecipare a un mondo virtuale come già possibile, ma persino divenire chi o cosa vuole… compresi gli attori famosi, elemento che vien proposto di inserire nel nuovo contratto.
Robin rifiuta, e in un modo o nell’altro finisce che passano altri vent’anni, stavolta sotto ibernazione.
Si risveglia, ormai anziana, e deve affrontare la decisione di dove vuole continuare a vivere, se nell’allucinazione fittizia (fittizia, ma comunque riflettente la sua coscienza, quindi per lei molto reale) o nella realtà fisica, nella quale sono rimaste ormai poche persone.

I film sulla dicotomia tra realtà e finzione sono ormai molti, e alcuni di grande valore cinematografico e storico (cito al volo MatrixExistenzIl tredicesimo piano, Dark City), tanto che è difficile farsi notare in questo ambito.
A questo elemento, The congress aggiunge però dell’altra originalità: la parte animata, nonché l’elemento semibiografico, nonché i soliti luoghi comuni sulle società del futuro ipertecnologicizzate e in questo caso anche iperchimicizzate.

Però… non sfonda, semplicemente il tutto non va.
Un po’ perché è fortemente disomogeneo, un po’ perché in taluni punti è poco chiaro e occorre fermarsi per chiedersi cosa è successo, un po’ perché la parte animata non è particolarmente bella, fatto piuttosto grave per un film del 2013, che si fa surclassare da film più vecchi.

Il tutto sa molto di artefatto, di finto, e manca un spessore vero alla storia.
Insomma, The congress non mi ha né entusiasmato né convinto, e son ragionevolmente certo che passerà nel dimenticatoio degli esperimenti falliti abbastanza presto.

Non riescono a risollevarlo nemmeno alcune frasi dal sapore esistenziale, come la seguente:
“È andata via la luce. Tutto questo ha un senso, o è solo nella mia mente?”
“In realtà, tutto ha un senso, e tutto è nella nostra mente.”

Poi bissata da quest’altra:
“Ralph, è buio qui o è solo nella mia mente?”
“Tutto è nella tua mente. Se tu vedi il buio, è perché hai scelto il buio.”

Non basta, però… e forse non è un caso che l’altro film di Ari Folman che avevo visto, Valzer con Bashir, non mi sia piaciuto esso stesso. Evidentemente Folman non è il regista che fa per me.

Fosco Del Nero



Titolo: Il quarto tipo (The fourth kind).
Genere: fantascienza, animazione, drammatico.
Regista: Ari Folman.
Attori: Robin Wright, Harvey Keitel, Sami Gayle, Kodi Smit-McPhee, Danny Huston, Paul Giamatti, Jon Hamm, Michael Stahl-David, Michael Landes, Sarah Shahi, Ed Corbin.
Anno: 2013.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 16 gennaio 2018

Il quarto tipo - Olatunde Osunsanmi (film drammatico)

Il quarto tipo è un film piuttosto strano, per diversi motivi.
Passo a descriverli tutti.

Tanto per cominciare, si propone come film-documentario, e lo fa in modo audace, affiancando le scene girate (in cui l’interprete protagonista è Milla Jovovich) a scene presunte di repertorio (in cui figurerebbe la psicologa che Milla Jovovich interpreta), cui sono annessi anche audio vari, sempre con la presunzione che si tratti degli audio originali di sedute psicologiche e registrazioni varie.

Il tutto è riferito ai fatti accaduti nella cittadina di Nome, in Alaska, laddove anni fa sono sparite numerose persone in circostanze misteriose, senza che tante siano state ritrovate e con l’FBI che ha svolto indagini sul posto.
Il film Il quarto tipo collega tali sparizioni agli alieni e agli incontri ravvicinati, rapimenti compresi, cosa che dà il nome al film.

A tutto ciò si aggiungono anche i filmati in cui il regista, Olatunde Osunsanmi, intervista la presunta protagonista di tali eventi, la dottoressa Abigail Tyler… che però è un’attrice essa stessa, Charlotte Milchard, col tutto che dunque si riduce a un falso documentario.
Che al tempo è stato lanciato dalla casa produttrice anche con siti falsi, documentazioni e testimonianze false, etc, senza contare l’introduzione al film della stessa Milla Jovovich, che annuncia un film basato su fatti veri e accompagnato da immagini reali, probabilmente con l’intenzione di generare una sorta di effetto The Blair witch project.

Cosa riuscita male, come riuscito non troppo bene è il film, che comunque si distingue per l’originalità della sua costruzione: le scene con l’attrice principale (diciamo così) che si alternano alle scene con l’attrice secondaria, le quali peraltro spesso si sovrappongono nell’immagine, in una sorta di continua alternanza.

Ma, se lasciamo da parte il bailamme del contorno, nonché la stravaganza registica, rimane una storia piuttosto banale, giacché il tema delle abduction non è certo nuovo nel cinema, priva di innovazioni, priva di mordente, e anzi con personaggi un po’ ottusi, diciamo così, cosa che non giova alla credibilità del film… a proposito di credibilità.

L’unico elemento di interesse è l’abbinamento tra alieni e abduction e storia sumera, cosa che da un lato ricorda gli elohim di Sitchin e dintorni (alieni semidei che ritengono che l’umanità sia di loro proprietà), e dall’altro i demoni di Malanga (entità aliene che riescono a entrare in un corpo umano, dando luogo ad esigenze di esorcismo-allontanamento)… ed è un abbinamento che probabilmente ha una qualche verità, col film che per l’appunto sembra riguardare più le possessioni demoniche da parte di entità che si autodefiniscono deità rispetto all’uomo, che invece sarebbe una sorta di loro schiavo e proprietà. Anche l’elemento gnostico degli arconti malvagi potrebbe trovare un qualche posto in tale finzione simbolica.

A parte tale elemento di interesse, e a parte la tecnica registica curiosa, Il quarto tipo di Olatunde Osunsanmi rimane un film mediocre, e non ha molto da offrire, e peraltro parte con la pesante tara della menzogna e del tentato inganno ai danni dello spettatore, che certamente non lo rendono meritevole di simpatia.

Fosco Del Nero



Titolo: Il quarto tipo (The fourth kind).
Genere: drammatico, fantascienza.
Regista: Brad Bird.
Attori: Milla Jovovich, Will Patton, Hakeem Kae-Kazim, Corey Johnson, Enzo Cilenti, Elias Koteas, Alisha Seaton, Daphne Alexander, Mia McKenna-Bruce.
Anno: 2009.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 9 gennaio 2018

The giver - Il sogno di Jonas - Phillip Noyce (film fantascienza)

La recensione odierna è dedicata al film del 2014 The giver - Il sogno di Jonas, film che rientra nel sottogenere fantascientifico della distopia, genere che ha dato vita a storie-film di grande valore come Metropolis, 1984BrazilEquilibriumV per vendetta,, lo stesso Matrix, etc. 
Quando so di film di tale genere, me li guardo sempre, anche a costo che siano film bruttini.
Il mio interesse è sia un interesse per il genere filmico in se stesso, ma anche un interesse “sociale”, diciamo così, e persino esistenziale, per vedere che tipo di contenuti ha il film.

Questo ultimo punto è quello che più mi ha intrigato di The giver - Il sogno di Jonas, ennesimo film in ambito distopia uscito negli ultimi anni. Tra i vari, ricordo In timeHunger gamesOblivionMaze runnerDivergent… e questo stesso The giver - Il sogno di Jonas, uno dei meglio riusciti a mio avviso.

Premessa: il film è tratto dal romanzo The Giver - Il donatore, di Lois Lowry, primo di una serie di libri… il che implica che anche il film potrebbe avere dei sequel, e in effetti termina esso stesso in modo mezzano.

Passiamo alla trama sommaria della storia: in un futuro non meglio precisato vive una società di grande armonia e pace: violenza e inganno sono stati sconfitti, e tutta la vita si svolge in modo perfettamente ordinato e civile.
Non mancano peraltro divertimento e bellezza, per cui sembra davvero che si tratti di un eden: o, per meglio dire, di una "utopia" piuttosto che una "distopia"… anche se lo spettatore è subito messo in allarme dalle iniezioni mattutine cui sono tenuti gli individui, le quali hanno lo scopo di inibire le emozioni e gli affetti profondi, compresi gli istinti sessuali (praticamente è la stessa premessa di Equilibrium, che a sua volt era fortemente ispirato al classico Fahrenheit 451).
A dirigere il tutto sono gli Anziani, i quali, tra le altre cose, assegnano a ogni individuo, al raggiungimento dei 18 anni, la mansione che egli svolgerà per il resto della sua vita, e si tratta invariabilmente di una scelta perfetta, sulla base delle propensioni mostrate dalla persona fino a quel momento.
A Jonas viene assegnato il rarissimo compito di "Accoglitore di Memorie", e per questo viene addestrato dal precedente Accoglitore, divenuto in tal modo il "Donatore di Memorie".
Durante l’addestramento, scopre le memorie antiche e il passato del genere umano, tanto le cose belle quanto le cose brutte, e prende una decisione radicale.

La situazione iniziale della storia sembra quasi paradisiaca, ma il bianco e nero onnipresente porta con sé il messaggio che manchi qualcosa: in effetti tra l’educazione forzata, l’uniformità forzata, l’iniezione giornaliera forzata, l’assegnazione forzata a un determinato lavoro, certi eventi umani obbligati, i numerosi divieti come quello di toccare le altre persone o quello di andare oltre un certo limite (per non parlare della mancanza di affetto e di compassione), si capisce abbastanza in fretta che c’è qualcosa che non va… e Jonas lo capirà rapidamente.
A proposito del bianco e nero e di qualche colore che fa capolino più avanti, il film non può non riportare alla memoria il bellissimo Pleasantville, film comunque diversissimo (anche se, tra un'ispirazione ed un'altra, non si può certo dire che The giver - Il sogno di Jonas brilli per originalità).

Il film non va molto oltre nella storia, nel senso che illustra un capitolo, per così dire, che immagino sia il primo romanzo della saga letteraria. Confido che vi sia un seguito, giacché gli eventi entravano nella fase più interessante proprio nel momento della conclusione del film, il quale comunque può essere visto anche come storia a sé stante.

Alcune altre considerazioni sul film: la fotografia è ottima, i dialoghi buoni, e il cast di livello: ai senior Jeff Bridges (Il grande Lebowski, K-Pax - Da un altro mondoL'uomo che fissa le capre,  La leggenda del re pescatoreTideland - Il mondo capovolto) e Meryl Streep (La morte ti fa bellaIl diavolo veste PradaLa mia Africa, Il ladro di orchidee) si affiancano i giovani Brenton Thwaites e Odeya Rush (L’incredibile vita di Timothy Green).
Parte in ruolo secondario per Katie Holmes (Non avere paura del buio, The gift - Il dono), sfiorita in modo incredibile in questi anni rispetto a quanto era bella da ragazza.

Al film peraltro non mancano frasi e concetti ispiranti, dal sapore esistenziale, il che gli fornisce un qualcosa in più rispetto ad altri film di genere simile.
Ne ho ricopiate alcune, che propongo di seguito, e con esse concludo la recensione di The giver - Il sogno di Jonas, film che, pur se non troppo originale, ho gradito molto sia come prodotto cinematografico sia come contenuti.

“Conoscerai la storia segreta del mondo. Prima di me, prima di te, tornando indietro di infinite generazioni.
Nessuno nella nostra comunità ha memoria del passato.”

“Ogni cosa è connessa, è tutto un equilibrio.”

“Ascolta la voce che ti chiama da dentro.”

“Abbi fede, mi diceva il Donatore.
La fede era quello: il vedere oltre.
La paragonava al vento, a qualcosa che si sente anche se non si vede.”

“Non accettare mai come vero qualcosa solo perché a dirtelo è qualcuno che rispetti.”

“Le memorie non riguardano solo il passato: determinano il nostro futuro.
Tu puoi cambiare le cose.”

Fosco Del Nero



Titolo: The giver - Il sogno di Jonas (The giver).
Genere: fantascienza.
Regista: Phillip Noyce.
Attori: Brenton Thwaites, Odeya Rush, Meryl Streep, Jeff Bridges, Alexander Skarsgård, Katie Holmes, Cameron Monaghan, Taylor Swift, Emma Tremblay.
Anno: 2014.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

martedì 2 gennaio 2018

Il gigante di ferro - Brad Bird (film animazione)

Di recente mi sono visto tanti film d’animazione, e con la recensione di oggi un altro si aggiunge alla lista: Il gigante di ferro, film diretto da Brad Bird nell’ormai lontano 1999, e tratto dal romanzo L'uomo di ferro del 1968, scritto da Ted Hughes.

Per i film d’animazione l’anno di produzione vuol dire molto, giacché ovviamente il fattore temporale va ad influire notevolmente sul livello tecnologico a disposizione dei creatori del film, e quindi del risultato finale.

Se il 1999 paga certamente dazio rispetto agli ultimi anni in fatto di animazione, devo però dire che tal distanza non si vede molto, anche perché Il gigante di ferro rinuncia fin da subito a stupire con effetti speciali, e pone l’accento su tutt’altro.
L’animazione è la classica animazione da “cartone animato”: fumettosa e colorata, tanto classica nella sua bidimensionalità da sembrare quasi un videogioco degli anni "90… e lo dico in senso buono.

Ecco la trama sintetica de Il gigante di ferro: per un motivo non meglio precisato un enorme robot metallico precipita sulla Terra, ovviamente negli Stati Uniti, ed è scoperto da Hogarth Hughes, un bambino assai vivace e sveglio.
Il problema è che il robot è davvero enorme, alto circa 30 metri, si nutre di metallo, e soprattutto è ricercato dal governo degli Stati Uniti, sotto forma dell’agente Kent Mansley, che tenterà in tutti i modi di trovarlo per distruggerlo, ingaggiando in questo senso una sorta di battaglia con Hogarth.
A dare una mano al ragazzino sarà Dean McCoppin, proprietario di una discarica di oggetti metallici, che peraltro converte in opere d’arte.

Il gigante di ferro è il contrario dei film d’animazione che si sono imposti nel mercato degli ultimi decenni: non punta sulla spettacolarità, non punta sulla comicità facile, non punta su personaggi stereotipati, non punta su banalità ed effetti emotivi facili, bensì ricorda i prodotti di tanto tempo fa: per certi versi semplici, ma con un tessuto emotivo piuttosto forte, e dall’impronta educativa ugualmente marcata.

Un prodotto delicato, insomma, affatto pacchiano, che potrà forse deludere i palati più grossolani, abituati ad azione sfrenata e a comicità immediata, ma che non potrà che piacere a chi apprezza le opere cinematografiche con contenuti umani ancor prima che tecnologici.

Insomma, Il gigante di ferro mi è piaciuto: non spiega il prima e non illustra il dopo, limitandosi a fotografare un pezzo del percorso, ma comunque è un buon film d’animazione, tanto per grandi quanto per piccoli… e non a caso ha ricevuto numerosi premi e nomination.

Fosco Del Nero



Titolo: Il gigante di ferro (The iron man).
Genere: animazione, fantastico, drammatico.
Regista: Brad Bird.
Anno: 1999.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 27 dicembre 2017

I Croods - Chris Sanders, Kirk De Micco (film animazione)

La recensione odierna su Cinema e film è dedicata ad uno dei film d’animazione di maggior successo degli ultimi anni: I Croods.
Il successo è testimoniato dall’incasso al botteghino (quasi 600.000 milioni di dollari, un’enormità), dal sequel già programmato, nonché dal curriculum del suo regista Chris Sanders, già regista di Lilo & Stitch e Dragon trainer, nonché dalla sceneggiatura di La bella e la bestia, Aladdin, Il re leone, Mulan e altri film d’animazione di buon successo.

Insomma, è uno che il suo lavoro lo conosce…

Ma veniamo subito alla trama de I Croods: siamo nella preistoria, alle prese con un gruppo di cavernicoli, i Croods per l’appunto, l’unica famiglia superstite in una certa zona non meglio precisata.
La sopravvivenza è dovuta essenzialmente alle premure e alla prudenza di Grug, il padre e capofamiglia, col quale collaborano la compagna Ugga, la figlia Eep, il figlio Tonco, la figlioletta Sandy… e anche la suocera, pur non scorrendo tra i due un gran rapporto.

La loro vita viene sovvertita quando Eep, uscendo di notte da sola, incontra Guy, un giovane nomade, che rivelerà alla ragazza cavernicola che tutto sta per cambiare per via di sommovimenti della terra…
… cosa che in effetti non tarderà a manifestarsi, costringendo la famiglia Croods a viaggiare e soprattutto a rimettersi in discussione, e ciò vale soprattutto per il capofamiglia, il cui ruolo di guida è ora messo in discussione dall’intelligenza di Guy, per il quale peraltro Eep mostra di avere un debole, cosa che causa ulteriori problemi di ego al padre.

I Croods essenzialmente è un film comico per famiglie: il numero di gag visive, nonché di battute varie, è talmente tanto ampio da non lasciare dubbi in tal senso.
Altre componenti completano poi il quadro: quella avventurosa, per via dell’esplorazione cui è costretta la famiglia per sopravvivere, e quella sentimentale per via dell’incontro tra Eep e Guy… anche se l’elemento comico-umoristico la fa da padrone assoluto.

Il film non manca nemmeno di avere alcuni momenti di bellezza per via di alcuni paesaggi panoramici e mozzafiato… ma torno a dire che l’elemento comico così tanto marcato e anzi a volte un po’ terra terra preclude al film più alti traguardi.

Ma il tutto alla fine è un discorso di target, e I Croods ottiene in pieno quanto si era probabilmente prefisso in origine: una storia vivace, sufficientemente divertente, che piacerà senza dubbio ai bambini e a chi apprezza trame vivaci… e magari non troppo intellettuali o raffinate.

Fosco Del Nero



Titolo: I Croods (The Croods).
Genere: animazione, avventura, comico.
Regista: Chris Sanders, Kirk De Micco.
Anno: 2013.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 26 dicembre 2017

Sospesi nel tempo - Peter Jackson (film fantastico)

La recensione di oggi è dedicata al film Sospesi nel tempo, film del 1996 che ha tre firme inequivocabili: la regia è di Peter Jackson, il futuro regista della trilogia de Il signore degli anelli e de Lo hobbit; la produzione esecutiva è di quel Robert Zemeckis che ha scritto pagine importanti del cinema tra regia (Chi ha incastrato Roger Rabbit, Ritorno al futuro, La morte ti fa bella, Contact, La leggenda di BeowulfForrest Gump, All'inseguimento della pietra verde, etc) e produzione-collaborazione (Interstate 60, Monster house,  etc), e davanti alla macchina da presa c’è quel Michael J. Fox protagonista di una delle saghe di maggior successo di tutti i tempi, ossia Ritorno al futuro… e che solo la malattia del Parkinson, giunta peraltro assai presto, gli ha precluso una ben carriera ben più rilevante.

La malattia gli fu diagnosticata nel 1991, ossia cinque anni prima di Sospesi nel tempo… e difatti il Michael J. Fox fluido ed espressivo della saga di Ritorno al futuro, ma anche dei vari Amore con interessiVoglia di vincere Il segreto del mio successo già non c’era più, nonostante l’attore abbia continuato a girare film, per quanto sempre meno e in ruoli sempre meno impegnativi.

Ma veniamo a Sospesi nel tempo, tratteggiandone in primo luogo la trama: siamo nella cittadina di  Fairwater, dove negli ultimi tempi si sono verificati tante morti sospette. Sospette più che altro per il numero, visto che in tutti i casi trattavasi di attacchi di cuore, alcuni insospettabili, riferiti a persone giovani e in salute.
La cittadina in questione, peraltro, è la stessa che trent’anni prima era stata sconvolta dalla follia omicida di John Charles Bartlett, che in un solo giorno uccise dodici persone in un ospedale… pare aiutato dalla sua fidanzata Patricia, ora relegata agli arresti domiciliari in casa con sua madre. 

Nella suddetta cittadina si muove Frank Bannister, persona capace di vedere gli spiriti rimasti legati al piano materiale, ma che sfrutta questa sua dote non per aiutare, bensì per estorcere denaro alle persone grazie ad alcuni spiriti compiacenti.
Un bel giorno, però, egli vedrà in azione qualcosa che sembra la Morte in persona, e ciò lo porterà ad agire in modo diverso dal suo solito, incoraggiato in questo da Lucy, giovane donna che ha da poco perso il marito per via di uno di quei misteriosi attacchi di cuore…

Sospesi nel tempo è un mix bello e buono: la scena introduttiva fa presagire nientemeno che un film horror, e in effetti il film propone qualcosa di orrorifico e di splatter di tanto in tanto, ma essenzialmente è per buona parte una commedia, con qualche venatura sentimentale.

Ed è una commedia che non risparmia qualche citazione: a parte il contesto che pare ammiccare a Ghostbusters, abbiamo lo stesso regista Peter Jackson che compare in una scena vestito da punk, e inoltre abbiamo Ronald Lee Ermey, il Sergente Maggiore Hartman di Full Metal Jacket, che interpreta una parte che richiama in modo umoristico il personaggio da lui stesso interpretato… e poco importa che in questo caso sia un fantasma.

Complessivamente Sospesi nel tempo non mi è dispiaciuto… anche se ho il sospetto che nella mia valutazione rientri la spontanea simpatia che provo per Michael, che in questa pellicola già non era più il grande Michael del passato, ma che comunque offre qualcosa di buono, lui e la pellicola.

Fosco Del Nero



Titolo: Sospesi nel tempo (The frighteners).
Genere: fantastico, commedia, horror, sentimentale.
Regista: Peter Jackson.
Attori: Michael J. Fox, Trini Alvarado, John Astin, Peter Dobson, Jeffrey Combs: Milton Dammers, Dee Wallace, Jake Busey, Chi McBride, Jim Fyfe.
Anno: 1996.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 19 dicembre 2017

Guida per riconoscere i tuoi santi - Dito Montiel (film drammatico)

Sono arrivato a vedermi Guida per riconoscere i tuoi santi per via dell’ottimo cast: i due protagonisti principali, Robert Downey Jr. e Shia LaBeouf, che peraltro interpretano lo stesso personaggio in età diverse, già mi bastavano, e la presenza di Dianne Wiest e Rosario Dawson ha impreziosito il “curriculum” del film girato da Dito Montiel nel 2006…

… e basato proprio sul suo romanzo autobiografico di qualche anno prima.
Guida per riconoscere i tuoi santi dunque racconta la storia della giovinezza del regista, e non è una storia facile a quanto sembra.

Andiamo subito a tratteggiare in sintesi la trama del film: siamo nel Queens del 1986, anni luce lontani dagli scintillii nella New York intellettuale.
Mentre a Manhattan ci si dedica a mostre e concerti, nel Queens si è alle prese con microcriminalità, bande, droga, o semplicemente noia.

Il giovane Dito (il sempre bravo Shia LaBeoufLa battaglia di Shaker HeightsConstantine, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo) è preso tra due fuochi: da un lato la famiglia e gli amici del posto, tra il focoso Antonio e l’innamorata Laurie, dall’altro i sogni di vita migliore, e il nuovo amico Mike, con cui sta progettando di andare in California per fare i musicisti.

In California in effetti Dito ci andrà, e il film si divide per l’appunto tra le scene dell’infanzia del giovane Dio e quelle del Dito invecchiato (Robert Downey Jr., anche lui sempre bravo; Uno strano caso4 fantasmi per un sognoSherlock HolmesA scanner darkly) che torna nel suo vecchio quartiere per la prima volta dopo ben quindici anni… e non trova solo fiori ad accoglierlo, anzi.

Guida per riconoscere i tuoi santi essenzialmente è una storia di riappacificazione col proprio passato, esteriore (i vari personaggi, familiari e amici) e interiore (il proprio senso di appartenenza, la serenità interna), e in tale processo ci passa di tutto: sangue, morte, insulti, litigi, col film che non risparmia allo spettatore violenza fisica e soprattutto verbale.
In effetti, i dialoghi sono un continuo sproloquio offensivo e volgare, che sarà stato pure caratteristico di quel quartiere e di quei tempi, ma che certamente non è una compagnia elevante, diciamo così.

In effetti, il film mi ha lasciato molto distante, per non dire annoiato quasi tutto il tempo; anzi, mi chiedo sempre come mai vengano prodotti film di questo tipo… anche se poi la risposta la so già in partenza: semplicemente, tante persone hanno ancora bisogno di nutrirsi di questo tipo di energia bassa (violenza, volgarità, confusione interiore).
Per cui che vengano pure prodotti; io mi limito ad avvisare che cosa si troverà in essi.

Fosco Del Nero



Titolo: Guida per riconoscere i tuoi santi (A guide to recognizing your saints).
Genere: drammatico.
Regista: Dito Montiel
Attori: Robert Downey Jr., Shia LaBeouf, Chazz Palminteri, Dianne Wiest, Channing Tatum, Melonie Diaz, Martin Compston, Rosario Dawson, Eric Roberts.
Anno: 2006.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.