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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 16 agosto 2017

Il sale della terra - Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado (documentario)

Un amico mi aveva consigliato il film-documentario Il sale della terra, ed eccolo qui recensito dopo appena nove-dieci mesi.

Il film è per metà girato con camera da presa, e per metà costituito dalle fotografie del protagonista della storia Sebastiao Salgado, un uomo che ha viaggiato tutta la vita, fotografando mezzo pianeta… e forse anche qualcosa in più.

Ecco la sua storia in breve: Sebastiao Salgado, brasiliano figlio di un possessore di una tenuta agricola, inizia a studiare economia, ma poi lascia il settore per dedicarsi alla fotografia, di cui si era innamorato nel frattempo. Sostenuto dalla moglie Lelia Wanick, evidentemente anche lei avventurosa, i due investono in costose apparecchiature fotografiche, e poi viaggiano per il mondo.

Anche se a dire il vero è più lui che viaggia, soprattutto dopo la nascita di Juliano Ribeiro Salgado, che peraltro è co-regista del film insieme a Wim Wenders.

Sebastiao viaggia e fotografa, dunque, e in grande stile: reportage, mostre, servizi televisivi, libri, e infine anche film a quanto pare.
E per tutto il mondo: America Latina, Africa, Vicino Oriente e Asia centrale, Siberia e Antartide, dedicandosi dapprima alle condizioni umane, specialmente alle condizioni umane difficili per via della povertà, della fame, dello sfruttamento, della guerra, e poi passando man mano agli animali e alla natura.

Egli stesso diventa una sorta di simbolo della natura e del fatto che ogni territorio, anche quello più maltrattato come era stata la facenda della sua famiglia per via del disboscamento, può tornare a vivere e a rifiorire.

Anzi, a dirla tutta ciò che del film-documentario mi ha maggiormente toccato è proprio questo: il fatto che basta la volontà per ridare vita a intere foreste, come ha fatto Sebastiao, su idea di sua moglie Lelia, con la sua terra di famiglia e il suo Istituto Terra, poi divenuto luogo pubblico e simbolo di come la natura può riprendersi i suoi spazi e la sua vitalità se le si dà il tempo e la possibilità.

Per il resto, documentario interessante, anche se giocoforza un po’ lento e a tratti anche un po’ noioso, un po’ per il ritmo non sostenuto, un po’ per il bianco e nero di tutte le fotografie.

Fosco Del Nero



Titolo: Il sale della terra (The salt of the Earth).
Genere: documentario, naturalistico, geografico, storico.
Regista: Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado.
Attori: Sebastiao Salgado, Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado, Hugo Barbier, Jacques Barthélémy, Lélia Wanick Salgado.
Anno: 2014.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 15 agosto 2017

Rango - Gore Verbinski (film animazione)

Rango è stata una bellissima sorpresa.
Il fatto di averlo trovato in una classifica dei migliori film d’animazione di tutti i tempi non era prova di nulla, giacché nella medesima classifica vi era il mediocre, noioso e infantile Frozen, ma Rango viceversa meritava il posto assegnatogli… e forse anche qualcosa in più.

Parto subito con la trama del film: Rango è un camaleonte che vive in una teca, con l’unica compagnia di alcuni elementi decorativi, che ha eletto a suoi amici e colleghi di set cinematografico, giacché sogna di fare l’attore.
Un incidente d’auto però lo catapulta nel deserto del Mojave, nella zona della California, dove intraprenderà un importante viaggio.
Anzi, "il viaggio".

Il primo personaggio che incontra, l’armadillo Carcassa, dà la chiave di lettura del film, che è un film introspettivo e di ricerca interiore.
Il secondo personaggio, l’iguana Borlotta, lo introdurrà invece nella trama vera e propria della storia, all’interno del villaggio di Dust (“polvere” in italiano).

In tale villaggio, un villaggio western con tutti i crismi, Rango conoscerà una pletora di personaggi, tra tartarughe, aye-aye, topi, serpenti a sonagli, e sauri vari, ovviamente suddivisi in buoni e cattivi.

Obiattivo di Rango, che diviene presto lo sceriffo del villaggio, è quello di ritrovare l’acqua perduta, col villaggio che rischia di scomparire per la siccità.

Detto della trama, e del genere cinematografico, un’animazione comica ma anche “sostanziosa”, diciamo due parole sul regista, quel Gore Verbinski capace di girare sia film fantastici, brillanti e avventurosi come I pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna, o come questo stesso Rango, sia horror ben riusciti come The ring… un poliedrico, dunque.

Tornando a Rango, questo è il mio commento sintetico: il film scorre via che è un piacere, la sceneggiatura è interessante, i personaggi sono originali e accattivanti, l’umorismo è brillante e a tratti fulminante, come sono ugualmente brillanti molti dialoghi.
Persino il commento musicale è eccellente, originale esso stesso.

In una parola, Rango è ciò che dovrebbero essere tutti i film di animazione. 
O meglio, non tutti tutti, ma quelli di genere commedia-comico: non banali, non piatti, e con una certa profondità.
Rango, difatti, mostra alla perfezione come un film, perfino un film d’intrattenimento, perfino un film dalla forte valenza umoristica, possa avere un certo spessore, risultando assai significativo, e quindi anche didattico (per piccoli e grandi, cosa affatto trascurabile). 

Unico neo, a mio avviso: il film risulta meno divertente nella ultima parte, in cui però in compenso c’è più azione.

In chiusura di recensione, faccio seguire alcune frasi prese dal film, che ne mostrano l’aspetto “profondo”, e direi perfino esistenziale, giacché potrebbero essere benissimo tratte da qualche testo di genere spiritual-evolutivo.

“Devo andare dall’altra parte.
[…] È la mia missione.
Egli mi aspetta. Lui.
[…] L’illuminazione: siamo niente senza di essa.”

“- Il mio posto non è questo.
- Sarà pure vero… però sei qui.”

“Ti aiuterò a trovare quello che cerchi… e forse anche di più.”

“- La ricerca della conoscenza è irta di asperità.
- Ma io voglio solo trovare acqua.
- Se vuoi trovare acqua, devi prima trovare polvere.”

“Tutti dobbiamo compiere il nostro viaggio.”

“Non so se hai scelta.
Nessuno può tirarsi fuori dalla propria storia.”

“Per soddisfarei bisogni della collettività l’eroe deve rinunciare a se stesso.”

“Ricordate che in ognuno di noi alberga il vero spirito.”

“Pronto, c’è nessuno?”

“Chi sei tu?”

“Ma chi sei tu?”

“Chi sono io?
Non sono nessuno.”

A proposito dell’ultimo tema, il non essere nessuno, o meglio l’essere il vero spirito, o ancora la rinuncia a se stesso, proprio quando Rango “non è più nessuno”, egli arriva “dall’altra parte”… e poi perde i sensi. 

In conclusione, Rango è un gran film, che ha ottenuto un buon successo e discreti riconoscimenti, ma meno di quanto si sarebbe aspettato: d’altronde, soltanto un mago può riconoscere un altro mago, per dirla con Ursula Le Guin.

Fosco Del Nero



Titolo: Rango (Rango).
Genere: animazione, commedia, comico, avventura, western.
Regista: Gore Verbinski.
Anno: 2011.
Voto: 8.
Dove lo trovi: qui.

martedì 8 agosto 2017

La ragazza del dipinto - Amma Asante (film drammatico)

Sono arrivato a La ragazza del dipinto, come spesso mi capita, per vie traverse: questa volta, guardandomi la filmografia di una delle protagoniste del film Il luogo delle ombre: Gugu Mbatha-Raw, per la precisione, che nell’altro film era un personaggio secondario, mentre in questo è la protagonista centrale.

Ed ecco subito la trama sommaria de La ragazza del dipinto, film girato nel 2013 da tale Amma Asante, regista mai sentita, e basato su un personaggio storico e raffigurato in un dipinto: tale Dido Elizabeth Belle, raffigurata in un ritratto nel 1779 insieme a sua cugina Lady Elizabeth Murray… e così abbiamo anche l’ambientazione storica e in parte anche umana, giacché ci muoviamo tra la nobiltà inglese e le linee di sangue miste, come suggerisce il nome esotico della protagonista.

La piccola Dido Elizabeth Belle Lindsay è la figlia naturale del capitano Sir John Lindsay e di una donna di colore di identità sconosciuta, e già morta.
Il capitano chiede che venga allevata in seno alla famiglia, e col rango di sangue che le spetta, nonostante il suo colore mulatto, cosa evidentemente assai sconveniente nell’Inghilterra di fine 800, in cui peraltro esisteva ancora la schiavitù, argomento che ci collega allo zio di Dido,  William Murray, conte di Mansfield e primo giudice della Corte Suprema inglese, incaricato di effettuare un’importante pronuncia proprio legata a un caso di schiavitù.

Più avanti negli anni, con Dido ormai ragazza in età maritabile, come peraltro la cugina Elizabeth, essa conosce due giovani: il primo è il figlio del vicario di Hampstead, John Davinier, e il secondo è Oliver Ashford, un giovane nobile, i due in qualche modo entrambi attratti dalla ragazza.

Tutto ciò in mezzo a presentazioni, corteggiamenti, proposte di matrimonio, regole di etichetta… ma anche questioni sociali, scandali, sentenze giudiziarie, principi etici, e fatti realmente accaduti.

Insomma, La ragazza del dipinto è a metà via tra un film drammatico, un film sentimentale e un film storico, anche se la seconda componente è quella che prende il sopravvento.

L’ambientazione, come spesso capita in questi casi, è molto bella a vedersi, e lo stesso i costumi.
Anzi, gli scenari cittadini ma anche delle tenute di campagna sono davvero suggestivi.

Il film in sé, però, è un po’ troppo melodrammatico, strappalacrime e amor cortese per i miei gusti, e anche la contrapposizione buoni-cattivi, pur se in piccolo, è assai banale.
Tra l’altro, a chi è stato fatto fare il cattivo della situazione? A Tom Felton, ossia Draco Malfoy di Harry Potter… a proposito di cose scontate.

In effetti, nel film non c’è molto oltre quanto detto: bellezza estetica, buoni sentimenti e basta… vedete voi se vi basta.
Per conto mio, ne esce fuori un’insufficienza… che però potrebbe diventare sufficienza qualora siate appassionati di scenografie e costumi inglesi di fine Settecento.

Fosco Del Nero



Titolo: La ragazza del dipinto (Belle).
Genere: sentimentale, drammatico.
Regista: Amma Asante.
Attori: Gugu Mbatha Raw, Tom Wilkinson, Sam Reid, Sarah Gadon, Miranda Richardson, Penelope Wilton, Tom Felton, James Norton, Matthew Goode, Emily Watson.
Anno: 2013.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 1 agosto 2017

La memoria del cuore - Michael Sucsy (film sentimentale)

Credo che mi fossi segnato il film La memoria del cuore guardando la filmografia di Rachel McAdams al momento di recensire il film Un viaggio inaspettato, film che non mi aveva entusiasmato ma in cui la suddetta attrice mi aveva colpito in positivo per la sua poliedricità: quando un attore sa muoversi bene tanto in film drammatici quanto in commedie tendenti al comico (ad esempio Mean girls, o 2 single a nozze, o Sherlock Holmes, o Midnight in Paris), allora vuol dire che è un buon attore, e non solo un caratterista di una specifica parte.

Sta di fatto che, così come non mi aveva affatto entusiasmato Un viaggio inaspettato, è stato lo stesso anche per La memoria del cuore.
E non perché il film sia mal fatto o mal recitato, ma semplicemente perché la sceneggiatura è tutto sommato trascurabile.

Ecca in sintesi la trama del film, che peraltro è tratto da una storia vera (quella dei coniugi Kim e Krickitt Carpenter): Paige Thornton (Rachel McAdams) e Leo Collins (Channing Tatum) sono una giovane coppia, sposatasi dopo una relativamente breve conoscenza.
Entrambi si occupano di arte, lui di musica e lei di scultura, sono felici, hanno buoni amici e così via: a parte il fatto di non esser ricchi, hanno tutto per essere felici.

Se non che la vita si mette in mezzo e combina loro uno scherzo assai pesante: per via di un brutto incidente in macchina Paige ha un’amnesia selettiva, e non si ricorda niente fino agli anni dell’università. Quindi, per farla breve, si ricorda la famiglia, le sue vecchie amiche, il suo ragazzo di allora, e inoltre sembra come tornata alla personalità di allora, ma non si ricorda niente del marito, che invece esce “pulito” dall’incidente e si ricorda tutto.

Paige tra l’altro non si ricorda nemmeno perché aveva tagliato i ponti con la famiglia, la quale dal canto suo sarà felicissima di quanto avvenuto, giacché per essa, soprattutto per il padre, questa sembra una seconda possibilità donata dal cielo.
E pazienza per il di lei marito, che peraltro loro nemmneo conoscevano, appunto perche Paige si era distaccata da tutto il suo passato.

Se la famiglia è felice, ovviamente lo è meno il marito Leo, il quale lotterà un po’ con la situazione, ma poi…

La memoria del cuore è evidentemente un film drammatico-sentimentale, che cerca di giostrarsela con una trama certamente non nuova, affrontata da altri film, e che evita di ricorrere al finale più banale… pur non discostandosene troppo.

Film ben confezionato, ma per l’appunto c’è poco oltre alla bella confezione e alla patinatura luccicante: film sentimentaloide di svago e basta.

Anzi, a dirla tutta uno di quei film che mi chiedo perché vengano prodotti, inflazionando un mercato reso così supermediocre… e soprattutto mi chiedo come mai tali film abbiano in rete valutazioni buone o anche solo sufficienti, dal momento che un film deve partire da un’idea di valore, da un perno centrale che meriti di essere raccontato.
Altrimenti è solo mercificazione e non arte, al massimo una banalità ben eseguita come La memoria del cuore.
Ad ogni modo, chiudo la recensione con una citazione interessante, l’unica del film:

“Un momento d’impatto e quel potenziale di trasformazione può avviare reazioni a catena molto più complesse di quanto potessimo prevedere.
Spingendo alcune particelle ad avvicinarsi, creando un legame più forte di prima.
Mentre altre sembrano allontanarsi, ruotando velocemente in spazi lontani, arrivando dove non avresti mai creduto di trovarle.
Questa è la cosa importante: non potete, per quanto proviate, controllare il modo in cui vi condizioneranno: dovete solo lasciare che le particelle che si sono allontanate arrivino dove vogliono, e aspettare fino alla prossima collisione."

Fosco Del Nero



Titolo: La memoria del cuore (The vow).
Genere: sentimentale, drammatico.
Regista: Michael Sucsy.
Attori: Rachel McAdams, Channing Tatum, Scott Speedman, Jessica Lange, Sam Neill, Jessica McNamee, Jeananne Goossen, Joey Klein, Joe Cobden.
Anno: 2012.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 26 luglio 2017

Il Vangelo secondo Matteo - Pier Paolo Pasolini (film drammatico)

Io non sono certamente un nostalgico, una di quelle persone che attribuisce lodi a qualcosa solo perché è vecchio, o perché porta una firma prestigiosa, e il film Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini è una testimonianza in tal senso.

Intanto, la collocazione storica: siamo nel 1964, in piena guerra ideologica tra destra-sinistra, tra borghesi e proletari, e all’interno di tale contrapposizione duale ogni cosa era vista in termini di “lotta di classe”. Non a caso, fece scalpore, e non piacque alla sinistra di allora, che un loro cineasta realizzò un film su Gesù, ossia sulla “concorrenza”, come sottolineò allora il giornale L’Unità.

Contrapposizioni infantili, certamente, ma che suggeriscono l’impronta del film. Così come la suggerisce il fatto che il regista Pier Paolo Pasolini per il ruolo di Gesù volle il suo amico intellettuale di sinistra Enrique Irazoqui, il quale peraltro non ne voleva sapere di interpretare il ruolo del “nemico”, e fu convinto tramite il ricco cachet, che avrebbe potuto essere messo a disposizione della “lotta del popolo”, e tramite la prospettiva di realizzare un Gesù “gramsciano”.
Un abbrivio non troppo “spirituale”, diciamo.

Tutto ciò, tra l’altro, come se la cosa fosse innovativa o curiosa: Gesù in realtà è certamente personaggio proletario e popolare, e quindi avrebbe dovuto per forza essere messo a sinistra… questo almeno se tali contrapposizioni dualistiche avessero avuto un senso per lui, ma ovviamente non le avevano (e infatti Gesù invitava al non giudizio, ossia alla non divisione, alla non dualità).
Comunque, come Cristo e cristianesimo siano finiti per essere associati alla destra e non alla sinistra è uno dei misteri della storia.

Ma proseguiamo: date queste premesse, ne esce fuori un film per forza intellettuale, come lo era il suo regista e il suo attore principale. Intellettuale, dunque freddo e cerebrale. Citazionista al massimo, ma privo di forza interiore. Letteralmente privo.

Risultato questo non solo dell’energia motrice del film, ma anche del fatto di aver messo come protagonista il Gesù meno carismatico della storia.
Amico del regista, non un attore di professione, come tanti altri “attori” del film: anche in questo, forse, si voleva evidenziare una natura proletaria del film, visto che quasi tutti non erano attori professionisti, ma conoscenti del regista o gente del popolo.

Ancora sul “popolarismo”: molte scene sono doppiate con pesanti accenti regionali italiani, cosa che abbinata all’ambientazione completamente italiana del film da un lato rende assai difficile una collocazione palestinese della storia, e dall’altro dà a Il Vangelo secondo Matteo un’impronta molto italiana, e italian-popolare.
Lo stesso Enrique Irazoqui, ossia Gesù, se era figlio di padre spagnolo, era figlio anche di madre italiana, così come era italiana la giovane Maria, etc.

A proposito di Maria: la scelta dell’attrice che impersona Maria adulta dà l’idea dell’inaccuratezza del prodotto: ambientazione lontana da quella originale, attori non professionisti e peraltro non del Vicino Oriente, ma tutti italiani… e Maria adulta che sembra un’anziana di 60-65 anni in luogo della 46enne che avrebbe dovuto essere.

Ma tante altre cose del film sono a dir poco opinabili: per esempio, la scelta di piazzare i discorsi più famosi di Gesù uno di seguito all’altro, come fossero una collezione di dipinti, e ciò al di fuori delle scene di vita e di dialogo in cui sono collocati nei Vangeli.

O ancora, la passione è resa in modo frettoloso e ridicolo, come è ugualmente ridicolo il finale.

Ancora: il commento musicale spesso è messo a sproposito. Magari musicalmente bello, ma messo a sproposito, e spesso risulta essere soverchiante rispetto a immagini e parlato.

Ma la cosa peggiore, lo ripeto ancora, è che si vede che è un film fatto da un intellettuale: manca lo spessore spirituale di Gesù, ossia del personaggio spiritualmente evoluto che era, mentre il film è tutta teoria… per non dire che Gesù sembra un represso che non fa altro che mettersi a strillare.

Insomma, ne Il Vangelo secondo Matteo non si salva quasi niente. Appena qualche primo piano e qualche sfondo… e ovviamente i discorsi di Gesù, il cui senso però si perde nelle pieghe da predicatore di strada che ha assunto il film.

Ossia, il film ha perso tutto il senso del cristianesimo… ma d’altronde se lo è perso anche la Chiesa, per cui nulla di strano che se lo sia perso anche la “sinistra” degli anni "60.

Fosco Del Nero



Titolo: Il Vangelo secondo Matteo.
Genere: drammatico, religioso.
Regista: Pier Paolo Pasolini.
Attori: Enrique Irazoqui, Margherita Caruso, Susanna Pasolini, Marcello Morante, Mario Socrate, Settimio Di Porto, Otello Sestili, Ferruccio Nuzzo, Giacomo Morante,Giorgio Agamben, Ninetto Davoli, Paola Tedesco.
Anno: 1964.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 25 luglio 2017

Splice - Vincenzo Natali (film fantascienza)

Il primo film che ho visto di Vincenzo Natali è stato il suo primo lungometraggio, ossia The cube, film di grande successo considerando il fattore esordio e il suo genere davvero strano.
Tuttavia, l’unico suo film ad essere recensito nel blog è Cypher, giacché il precedente lo avevo visto prima dell’apertura del blog.

E ora veniamo al terzo film di Natali che vedo, ossia Splice.

Intanto, vien facile notare che nessuno dei tre titoli è stato tradotto in italiano, non so se per coincidenza o per richiesta del regista, ma tant’è.

La seconda similitudine è la tecnologia, peraltro vissuta sempre in maniera opprimente e negativa, temo evidentemente  caro al regista canadese (ma di evidente origine italiana): in The cube al centro del film vi era una tecnologia a dir poco straordinaria, il cubo per l’appunto; in Cypher si era al centro di un mondo futuristico a metà strada tra realtà e finzione; mentre in Splice siamo alle prese, sempre in un futuro prossimo, con degli studi biologici talmente tanto avanzati da riuscire a creare in laboratorio delle creature non esistenti in natura.

Ecco la trama sommaria di Splice: Clive (Adrien Brody; The village, Il treno per Darjeeling, Detachment - Il distacco, Predators, Grand Budapest Hotel) ed Elsa (Sarah Polley; La vita segreta delle parole, Le avventure del barone di Munchausen,  Mr. Nobody) sono una coppia di biologi di grande talento, tanto che sono a capo di un laboratorio di ricerca il cui obiettivo è quello di sintetizzare una proteina utile a sconfiggere praticamente ogni tipo di malattia.
Parallelamente a questo lavoro, che evidentemente per loro non era abbastanza, i due hanno un interesse ulteriore: si dilettano nel creare vita dal niente.
Lo fanno con i due esseri destinati ad essere la “fonte” della loro proteina magica, due esseri informi simili a grossi vermi tozzi. E lo fanno, soprattutto, con un essere nato da un incrocio genetico tra più razze animali, tra cui quella umana, che va oltre ogni loro previsione, divenendo una creatura senziente vera e propria, benché assai strana e anche inquietante.

I due peraltro sono coppia nel lavoro e anche nella vita, e come due novelli Adamo ed Eva si lanciano nella creazione di una terza e nuova creatura… anche in questo caso con la donna che tenta e trascina l’uomo, che non riesce a dirle di no, come fa notare il fratello di lui.
Anche in questo caso, l’esito è imprevisto ed esiziale, a sottolineare la solita morale per cui a giocare a fare Dio non si ottiene nulla di buono.

Il film, peraltro, parte come commedia con elementi sentimentali, e poi man mano muta in drammatico, thriller e persino horror… con una trasformazione eccessiva e poco motivata.

E soprattutto tramite una sceneggiatura davvero poco convincente: come sempre, nei film horror i protagonisti si comportano in modo stupido, cosa davvero poco spiegabile nel caso di due presunti cervelloni come i protagonisti di Splice.

Insomma, l’intera storia non regge… e sto sorvolando sul fatto che venga creata una creatura a metà strada tra l’essere umano, il canguro, lo scorpione, la capra, e qualcos’altro ancora.
E sto sorvolando anche sulla questione sessuale, anch’essa senza senso, messa solo per rendere più torbida la storia… un pessimo segnale per un regista, giacché significa che è alla frutta.

Insomma, Vincenzo Natali sembra aver fatto solo passi indietro dal suo primo film, davvero innovativo e ispirato, tanto che in seguito si è dedicato prevalentemente a serie tv, e non più a film.

Fosco Del Nero



Splice - Vincenzo Natali (film fantascienza)
Titolo: Splice (Splice).
Genere: fantascienza, thriller, drammatico, horror.
Regista: Vincenzo Natali.
Attori: Adrien Brody, Sarah Polley, Delphine Chanéac, David Hewlett, Abigail Chu, Brandon McGibbon, Stephanie Baird, Amanda Brugel.
Anno: 2009.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 18 luglio 2017

Orwell 1984 - Michael Radford (film drammatico)

Suppongo che chiunque abbia un’età minima conosca 1984 di Orwell, avendone letto il libro o visto una delle varie conversioni cinematografiche.
Quest’oggi andiamo a vedere proprio una di esse… l’unica girata proprio nel 1984, ossia Orwell 1984.

La trama dovrebbe essere ben nota, ma la riporto ugualmente per sommi capi: scritta nel 1948, la storia di Orwell parla del futuro, di quel 1984 in cui il mondo, successivamente a vari conflitti nucleari, è diviso in tre grandi superpotenze: l’Oceania, l’Eurasia e l’Estasia.

La capitale dell’Oceania è Londra, ed è qua che si svolge il racconto, ed è qua che governa il Grande Fratello, una sorta di apparato totalitario che non tollera alcuna dissidenza e che lavora alacremente ogni giorno, praticamente in un regime di schiavismo diffuso, affinché le persone siano non solo controllate, ma abbiano sempre meno mezzi di resistenza e ribellione…
… a cominciare dalla ribellione interiore, ragion per cui si riscrive la storia, si cancellano certi nomi, si “rieducano” i dissidenti, si modifica la lingua parlata, etc.

Il protagonista della storia è Winston Smith (il sempre ottimo John Hurt; Oxford murders - Il teorema del delittoAlien, Hellboy, Harry Potter e la pietra filosofale, Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo), un uomo qualunque che nutre alcuni dubbi sul sistema in cui vive.
Così la bella Julia (Suzanna Hamilton), una ragazza più giovane ugualmente dalle tendenze sovversive.

I due si innamorano e iniziano a frequentarsi in segreto, giacché il regime non tollera le unioni tra uomo e donna e sta lavorando anche per eliminare la famiglia (suona familiare?), visto ch’essa è considerata un ostacolo all’imposizione totale della dottrina del Grande Fratello.
Ma l’occhio del Grande Fratello è onnipresente, e i suoi agenti insidiosi, e i due saranno costretti a una dura prova.

1984 di Orwell è il simbolo della letteratura distopica, così come Utopia di Moro è il simbolo-fondatore di quella utopica.
Non c’è molto da dire sulla storia, se non che essa è monito per tutti… e monito attuale, non spostato secoli nel futuro.

Detto brevemente questo, passiamo al film, che conserva l’aria di oppressione, di povertà e di ineluttabilità del libro, e che propone l’ottima interpretazione di Hurt.

Numerose le differenze tra film e romanzo, ma tutto sommato trascurabili, dovute a dettagli, mentre l’anima della storia è integra, ciò che in una conversione filmica è la cosa più importante.

Tanto educativo quanto deprimente.

Fosco Del Nero



Titolo: Orwell 1984 (Nineteen eighty-four).
Genere: drammatico, psicologico, fantascienza, distopia.
Regista: Michael Radford.
Attori: John Hurt, Suzanna Hamilton, Richard Burton, Cyril Cusack, Gregor Fisher, James Walker, Andrew Wilde, David Trevena.
Anno: 1984.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.