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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 20 settembre 2017

Zebraman - Takashi Miike (film grottesco)

Sin da quando ero adolescente sono appassionato del mondo giapponese, e della sua espressività nelle sue varie forme: fumetti, musica, serie animate, e ovviamente film.

Dunque, mi sono visto tanti film giapponesi, e ogni tanto me ne guardo qualcuno, di solito preso a caso da qualche elenco…

È successo così con Zebraman, film diretto nel 2004 da Takashi Miike, regista nipponico estremamente prolifico, e noto per i suoi contenuti bizzarri, e spesso tendenti allo splatter e alle turbe psicologiche (anche sessuali, leggo online).

Sarà per questo che non lo avevo mai incontrato, anche se non è per questo motivo che Zebraman non mi è piaciuto.

A parte i film sanguinolenti e violenti, guardo sempre con una sorta di affettuosità i film giapponesi, e i loro personaggi protagonisti, essenzialmente perché entrambi agli occhi di noi occidentali sono assai ingenui, tanto che, almeno a me, suscitano tenerezza.
È stato così anche per Zebraman, film tutt’altro che violento, e anzi quasi tendente al sentimentale e al tenero, anche se non disdegna di proporre qualche scena splatter.

Ecco in sintesi la trama del film, che è una sorta di omaggio alle serie televisive di qualche decennio fa (anni "60) sui supereroi, come Ultraman e Megaloman: siamo nel 2010, e in una cittadina del Giappone avvengono episodi e avvistamenti strani, aventi per oggetto creature bizzarre e omicidi.

Shin'ichi Ichikawa è un ometto tutto sommato trascurabile: la moglie lo considera poco, la figlia gli è molto lontana, e il figlioletto non lo ha in grande simpatia perché, in quanto figlio del professore della scuola, viene trattato male da molti bambini.

Unica distrazione-passione di Ichitaka: la realizzazione del costume di Zebraman, un supereroe di una serie tv di molti anni prima… curiosamente, conosciuto anche dal bambino nuovo arrivato nella scuola, Shinpei.
I due ne parlano, e un bel giorno Ichitaka si prova il costume di Zebraman che lui stesso ha fatto… scoprendo man mano di ottenere così i suoi stessi poteri.
Si impegnerà così per salvare la scuola e la città dall’attacco di una razza aliena…

Un po’ mi dispiace dare una valutazione bassa a Zebraman, per quanta tenerezza mi ha fatto: però onestamente occorre dire che il film è mediocre sotto ogni punto di vista, e anzi men che mediocre: sceneggiatura, recitazione, non parliamo poi degli effetti speciali.

Ma d’altronde, il tutto è girato con l’intenzione di fare una copia dei film di serie B di decenni fa: esperimento riuscito in pieno.
Decenni fa, ma in mezzo c’è una parodia di Sadako, la bambina cattiva di Ringu (il nostro The ring).

Ma qualche sorriso ogni tanto non basta a mio avviso, e il mio consiglio è di cercarvi qualche altro film giapponese.

Fosco Del Nero



Titolo: Zebraman (Zeburaman).
Genere: grottesco, drammatico, fantastico.
Regista: Takashi Miike.
Attori: Shô Aikawa, Kyoka Suzuki, Atsuro Watabe, Yui Ichikawa, Koen Kondo, Naoki Yasukôchi, Makiko Watanabe, Keisuke Mishima, Yu Tokui, Yoji Tanaka, Arata Furuta.
Anno: 2004.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 13 settembre 2017

The prestige - Christopher Nolan (film drammatico)

Che Christopher Nolan sia un grande regista non ci piove: i suoi film hanno sempre una sceneggiatura di valore e un’esecuzione spesso impeccabile dal punto di vista tecnico.

Tuttavia, qualcosa nei suoi lavori non me lo fa apprezzare appieno, nel senso che in essi manca qualcosa a livello di profondità: c’è tecnica, c’è ingegno, ma manca una profondità umana che li renderebbe lavori di spessore.

Perlomeno, parlo dei film che ho visto finora, e soprattutto dei primi due, ossia Memento e Inception… mentre il terzo che ho visto, Interstellar, mi è piaciuto di più, è infatti aveva un tocco umano di livello maggiore, per quanto ho percepito io.

Ma veniamo alla trama di The prestige, che probabilmente è il film che lo ha consacrato come regista di grande livello: siamo a Londra alla fine dell’Ottocento, e siamo alle prese con i giochi d’illusione. Si parte con l’illusionista Alfred Borden (l’ottimo Christian Bale; Equilibrium, The new world - Il nuovo mondo) in carcere e in attesa di esecuzione sommaria per l’omicidio dell’altro illusionista e rivale Robert Angier (l’altrettanto ottimo Hugh Jackman; HumandroidL’albero della vita, Scoop).
Il film racconta come si è arrivati a quel punto… e ci si arriva con una trama senza esclusione di colpi e di rivelazioni.
Alcune anche di vera e propria fantascienza, occorre dirlo.
Tanto che si tira in ballo il geniale inventore Nikola Tesla (David Bowie; memorabile in Labyrinth, ma intravisto anche in Bandslam).
Da citare anche i personaggi di John Cutter (Michael Caine, ottimo anche lui; Sleuth - Gli insospettabili, Hannah e le sue sorelle, I figli degli uomini) e di Olivia Wenscombe (Scarlett Johansson; Match point, Vicky Cristina Barcelona, The island, Lucy).

The prestige ha una cosa curiosa: tra i due personaggi rivali, ugualmente fissati e per certi versi privi di scrupoli, non vi è un buono ed un cattivo, tali per cui lo spettatore sia portato a simpatizzare naturalmente per il primo, ma sono proposti entrambi con le loro debolezze e le loro ambizioni, e il film, tra un dispetto e l’altro, e spesso anche grandi dispetti, assume la valenza di un gioco al rimpiattino…

… per certi versi non troppo gradevole, a livello di cattiverie e di malevolenze, ma per certi versi discretamente appassionante, nel senso che è proprio come seguire una partita di tennis: palla a uno, palla all’altro, palla al primo, palla al secondo… fino alla fine, in cui sembra che l’ultima palla sia vinta da uno, e invece ecco che l’altro ci arriva e ribatte, e così via.

In mezzo c’è spazio anche per varie assurdità, che fanno di The prestige un film di fantascienza, per via di Angier, ma anche un film psicologico, e persino psichiatrico, per via di Borden.

Ma questi sono dettagli, e alla fine il film piacerà o meno a seconda di quanto si è affini con il lavoro certosino e cerebrale di Christopher Nolan: io, come detto, ne apprezzo la bravura e l’impegno, ma non mi entusiasma l’energia che c’è dentro.

Peccato, perché un film che inizia con…

“Osserva attentamente.”

… e con…

“Voi state cercando il segreto, ma non lo troverete… perché in realtà non state davvero osservando.
Voi non volete saperlo.”

… meritava probabilmente una maggiore profondità.

Fosco Del Nero



Titolo: The prestige (The prestige).
Genere: drammatico, psicologico, fantastico.
Regista: Christopher Nolan.
Attori: Hugh Jackman, Christian Bale, Scarlett Johansson, Michael Caine, Rebecca Hall, Andy Serkis, Piper Perabo, David Bowie, Ezra Buzzington.
Anno: 2006.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

martedì 12 settembre 2017

Zootropolis - Byron Howard, Rich Moore (film animazione)

Zootropolis mi era stato segnalato come film bello e dai contenuti interessanti, e quindi me lo sono guardato, tanto più che si tratta di un film d’animazione, per i quali ho un debole.

Partiamo dal titolo originale: Zootopia, gioco di parole tra “zoo” (che in inglese si legge con la "u") e “utopia”.
In inglese la pronuncia rendeva, mentre in italiano no, per cui si è optato per Zootropolis, titolo al quale però manca la componente utopica della città in questione: in essa, infatti, dopo tanto tempo e molta evoluzione,  predatori e prede vivono pacificamente insieme, dimenticati i vecchi istinti dei primi di uccidere e i dei secondi di scappare.

Secondo alcuni, però, il dna dei predatori è sempre in agguato e non ci si può fidare, e la sparizione di alcuni animali pare confermare questa ipotesi.

Su tale fatto indagherà la coniglietta Judy, appena nominata poliziotto… ma spedita a fare multe per le strade della città, ruolo che la gratifica assai poco e che le impedisce di realizzare il suo sogno di rendere il mondo un posto migliore.

Ad ostacolare il suo sogno ci si mette anche Nick, una volpe assai disincantata e astuta, con la quale Judy intesserà un rapporto di botta e risposta a dir poco gustoso per lo spettatore.

Veniamo ora al commento del film: Zootropolis ha una trama originale e godibilissima, con un’ambientazione visiva fantastica e originale anch’essa: la città non solo ospita animali di ogni tipo, e cambia anche di dimensioni a seconda dei vari quartieri e di chi ci vive, dagli elefanti ai topi, ma è suddivisa in quattro zone, secondo il clima: la zona invernale, la zona primaverile, la zona estiva e la zona autunnale.

I due personaggi principali sono ottimamente caratterizzati, sia nell’aspetto visivo che nell’aspetto caratteriale, e inoltre godono di un doppiaggio italiano veramente eccellente e azzeccato.
Gli altri personaggi di contorno son ottimi anch’essi: il prodotto è di livello e curato in ogni aspetto.

In esso c’è un po’ di tutto: aspetto metaforico e didattico, colori e vivacità, azione, dialoghi ficcanti… per non parlare di alcune scene memorabili: quella con i bradipi della motorizzazione, per esempio, o quella dello yak-receptionist dall’accento toscano nel club naturalista.

Il film peraltro non è affatto “vuoto”, mero prodotto di intrattenimento, ma propone svariati contenuti.
Vi è una morale di fondo positiva: l’accettazione della diversità… e anche la determinazione nel proseguire nella strada della propria vocazione (come la coniglietta che a dispetto del fatto d’esser piccola e debole vuole fare la poliziotta).
Zootropolis, infatti, si dice che ogni cosa è possibile e che ognuno ha diritto di essere com’è.

E vi è anche una morale di fondo negativa: l’uso della paura per manipolare le masse, secondo il più classico divide et impera… elemento che dovrebbe insegnare a tutti gli esseri umani d’oggi, giacché ne sono vittime in modo fortissimo.

Chiudo la recensione con due altri spunti.
Il primo è una citazione del film stesso, che esemplifica quanto detto:
“Provate a rendere il mondo un posto migliore.
Guardatevi dentro per capire che il cambiamento parte da voi.
Parte da me, parte da tutti noi.”

Il secondo è una precisazione all’idea per cui occorre accettare ogni cosa, e per cui la diversità è un valore.
Aggiungo infatti che tale principio vale sul piano orizzontale della diversità umana e naturale, ma non vale affatto su piano verticale dello sviluppo evolutivo di coscienza: in esso c’è una gerarchia, e ogni cosa o persona si muove su un certo piano (Krishnamurti si muoveva su un piano, i serial killer si muovono su un altro piano, per fare un esempio facile): occorre dunque accogliere la diversità degli altri, ma non ogni comportamento e non ogni livello di coscienza... principio che dovrebbe essere tenuto ben presente quando si parla di immigrazione e di commistione tra i popoli (il libero movimento in Europa di popoli diversissimi per cultura e consapevolezza media, così come l'accoglimento di qualunque immigrato, sono pura follia... o meglio, lo sarebbero se non fossero, come sono, comportamenti studiati a tavolino per ottenere certi effetti sociali).

Ma torniamo al film, con una battuta finale: Zootropolis è un gran film, validissimo come intrattenimento, e validissimo come contenuti, e non a caso ha ottenuto ottime critiche e incassi in tutto il mondo.

E un'ultima citazione, anch'essa dal sapore vagamente esistenziale:
“Puoi essere solo ciò che sei.”

Fosco Del Nero



Titolo: Zootropolis (Zootopia).
Genere: animazione, commedia, comico.
Regista: Byron Howard, Rich Moore.
Anno: 2016.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 5 settembre 2017

La zona morta - David Cronenberg (film drammatico)

Sin da quando vidi Existenz, divenni immediatamente un fan del regista David Cronenberg… anche se egli, a mio avviso, non ha mai bissato la qualità di quel film con qualche altra produzione.
Bene con Il pasto nudo e Videodrome… così così o proprio male con gli altri, tanto che ormai mi guardo suoi film, antichi o recenti, più speranzoso che convinto di vedere un bel film.

È stato così anche per La zona morta, che pur aveva buone chance di essere un film di valore: era il periodo più prolifico e immaginifico del regista canadese, si trattava di un film tratto da un romanzo di Stephen King, che lo stesso scrittore aveva giudicato come una delle migliori conversioni cinematografiche dai suoi libri, e anche il cast si presentava di discreto livello, con Christopher Walken (Il mistero di Sleepy Hollow, Cambia la tua vita con un click, 2 single a nozze, Il cacciatore, Prova a prendermi), Martin Sheen (Il cammino di Santiago, Qualcosa di speciale, Apocalypse now) e Brooke Adams (I giorni del cielo, Terrore dallo spazio  profondo).

Eppure il film non mi ha catturato, rimanendo sempre in un limbo un po’ tiepido e senza spessore.
Forse al tempo, nei primi anni "80, aveva un significato in quanto uno dei primi film su poteri extrasensoriali e percezioni intuitive, ma guardarlo al giorno d’oggi ha davvero poco senso a mio parere.

Ad ogni modo, ecco la trama de La zona morta: Johnny Smith è un professore e un brav’uomo, in procinto di sposarsi con la fidanzata Sarah, quando un giorno un terribile incidente automobilistico rischia di ucciderlo. Non muore, ma rimane in coma per cinque anni: quando si sveglia, è fisicamente menomato e la sua fidanzata si è risposata, e anzi ha un bambino.

La cosa ovviamente non gli fa piacere, come non gli fa piacere scoprire di avere una specie di dono: semplicemente toccando le persone riesce a vedere eventi del passato o del futuro che le riguardano… e quando la cosa si scopre iniziano ad arrivargli richieste di aiuto da parte di estranei.
Essendo schivo, e non essendosi mai ripreso emotivamente dall’incidente e dalle sue perdite, non ne vuole sapere, ma agirà perlomeno per aiutare la polizia del paese di Castle Rock alle prese con un serial killer.
E agirà anche quando conoscerà Greg Stillson, autorevole candidato al senato Usa…

La zona morta si muove tra poteri esp (poca cosa in effetti), questioni interpersonali (abbastanza), turbe psicologiche (molte) e dramma umano (molto).
Non è un grande mix dal mio punto di vista, anche perché gli mancano bellezza visiva e fascino.

E persino Christopher Walken, che di solito basta che sia davanti a una cinepresa per essere affascinante, è ridotto malissimo, privato del suo carisma naturale.

Le uniche cose per cui mi ha colpito sono due frasi.
Le seguenti:

“Vogliono tutti la stessa cosa: rassicurazioni, aiuto, amore… cose che non posso dargli.”

“Invece di morire, ella cadrà in un profondo sonno, che durerà cento lunghi anni.”

Per il resto, credo che lo dimenticherò in fretta…

Fosco Del Nero



Titolo: La zona morta (The dead zone).
Genere: drammatico, psicologico, fantastico.
Regista: David Cronenberg.
Attori: Christopher Walken, Brooke Adams, Martin Sheen, Herbert Lom, Tom Skerritt, Anthony Zerbe, Colleen Dewhurst, Nicholas Campbell.
Anno: 1986.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 29 agosto 2017

Mission - Roland Joffé (film drammatico)

Mi ero segnato il film Mission in quanto mi era stato segnalato come film con contenuti esistenziali…
… probabilmente da qualcuno che non ha la minima idea di cosa sia un film con contenuti esistenziali, e che ancora continua a confondere religione e storia, o peggio dramma e sofferenza, con il percorso evolutivo.

Ciò al di là del film in questione, film del 1986 pluripremiato su tanti fronti, dagli Oscar ai Bafta.

Vediamo subito la trama di Mission: siamo nel Sud America del 1750, e siamo nel bel mezzo di beghe politiche tra Spagna, Portogallo, Chiesa Cattolica e Ordine dei Gesuiti.
Geograficamente ci troviamo in piena foresta, alle Cascate dell'Iguazú, al confine tra Argentina, Brasile e Paraguay, zona contesa da Spagna e Portogallo nella quale i gesuiti avevano installato alcune missioni presso i luoghi dove vivevano gli indios Guaranì.

Ciò peraltro è fatto storico non solo come sfondo, ma anche come singoli eventi, giacché effettivamente in quella zona vi è stato un conflitto tra i Guaraní e un esercito ispano-portoghese, schieramenti che si contrapposero tra il 1754 e il 1756.
Tuttavia, ho letto che il regista si è preso molte libertà, e anzi tante cose non aderiscono ai fatti storici, in primis quello affatto marginale per cui nella realtà i gesuiti obbedirono, se ne andarono e non restarono a combattere accanto ai nativi... in pratica il contrario di quello che eroicamente propone il film.

Ma, si sa, Hollywood pretende spettacolarizzazione, e pretende un dualismo netto tra buoni e cattivi, cosa che Mission offre in pieno, con tanto di figura redenta, quella di Rodrigo, ex schiavista convertitosi al cattolicesimo grazie alla figura di padre Gabriel, fondatore di una prospera missione nella zona dei Guaranì, nella quale andrà a operare anche Rodrigo.
Zona prospera, ma contesa, si diceva, e politicamente pericolosa…

Essenzialmente Mission è un film drammatico, che anzi propone dramma e melodramma puro: esattamente il genere di storia che di solito evito, perché semplicemente mi annoia e non ha che contenuti ed energie basse.

Difatti, il film non parla d’altro che di violenza, imposizioni e manipolazioni: sia quella sottile dell’evangelizzazione, che quella meno sottile degli intrighi politici, che quella più grossolana della violenza armata.

Il tutto proponendo una contrapposizione davvero ridicola, specie perché storicamente inventata: il buon missionario gesuita che rimane tra la popolazione locale (che canta canti in perfetto latino, altra cosa quantomeno improbabile), e l’altro missionario, questo più avventuriero, che organizza un esercito di resistenza.

Quanto di più americano e occidentale e cattolico abbia mai visto…
… per di più, all’interno di un film lungo due ore pesante e noioso.

Ottimamente fatto, intendiamoci, curatissimo e con un ottimo cast (Robert De Niro, Jeremy Irons, Liam Neeson), ma pur sempre prodotto artefatto e dalle emozioni-energie basse, da cui la mia valutazione scarsa.

A chi piace…

Fosco Del Nero



Titolo: Mission (The mission).
Genere: drammatico, storico.
Regista: Roland Joffé.
Attori: Robert De Niro, Jeremy Irons, Ronald Pickup, Liam Neeson, Aidan Quinn, Cherie Lunghi, Ray McAnally, Charles Low, Monirak Sisowath.
Anno: 1986.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 22 agosto 2017

Ralph Spaccatutto - Rich Moore (film animazione)

Sono un grande fan dei film di animazione, anche se a dire il vero preferisco di gran lunga quelli di scuola asiatica (leggi giapponese) o anche europea (leggi francese e dintorni) che non quelli di scuola americana (leggi statunitense), decisamente più popolari, diciamo così.

Più popolari, ma spesso molto ben fatti e anche divertenti, per cui ogni tanto me ne concedo qualcuno, ed è questo il motivo della recensione di Ralph Spaccatutto, film d’animazione diretto nel 2012 da Rich Moore.

La scenografia è intrigante, specie per chi è stato appassionato di videogiochi, giacché ci troviamo all’interno di una sala giochi, che diventa sorta di luogo virtuale in cui i vari videogiochi sono collegati tra di loro tramite una sala comune, sorta di “uscita” del videogioco.

Ed ecco che così si vede un po’ di tutto: Sonic the hedgehog, Mario Bros, i lottatori di Street Fighter, etc.
Il protagonista del film è però Ralph Spaccatutto, il cattivo del videogioco Felix Aggiustatutto Jr., il cui protagonista buono è per l’appunto Felix, il quale col suo martello magico aggiusta all’istante tutto quello che Ralph ha distrutto.

Sì dà il caso eprò che Ralph si è stufato di fare il cattivo, anche perché con la scusa che lui è il cattivo non lo invitano mai alle feste e non gli fanno mai assaggiare le torte, cosa che non manca di notare durante il 30esimo anniversario del videogioco, effettivamente uno dei più anziani della sala giochi. 

Dopo uno scambio di accuse con uno dei personaggi del videgioco, Ralph ne esce deciso a conquistarsi una medaglia, per far vedere a tutti che anche lui può essere buono e utile.
Ed è così che si infila nel videogioco Hero's duty, il quale però è al di sopra delle sue possibilità manesche, e finisce poi in un altro videogioco, Sugar rush.
Nel primo conoscerà la coraggiosa e ruvida Sergente Calhoun, e nel secondo la vivace e tenera Vanellope von Schweetz… nonché Re Candito

Ma mischiare i vari protagonisti dei vari videgiochi non è cosa saggia, come ci si accorgerà ben presto, in un bailamme davvero vivace e a tratti divertente.
Anche se è quel divertimento un po’ terra terra da famiglie occidentali che non hanno molta voglia di pensare o che non sono in grado di recepire una bellezza più profonda, diciamo così.

Ma, anche con queste limitazioni, Ralph Spaccatutto è un discreto film d’animazione, che certo non può reggere il confronto con prodotti come La città incantata (Giappone), Azur e Asmar (Francia) o Nighmare before Christmas (Usa), e peraltro nemmeno con film di due gradini sotto, ma che almeno fa sorridere per alcuni tratti.

Fosco Del Nero



Titolo: Ralph Spaccatutto (Wreck-it Ralph).
Genere: animazione, comico, fantastico.
Regista: Rich Moore.
Anno: 2012.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 16 agosto 2017

Il sale della terra - Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado (documentario)

Un amico mi aveva consigliato il film-documentario Il sale della terra, ed eccolo qui recensito dopo appena nove-dieci mesi.

Il film è per metà girato con camera da presa, e per metà costituito dalle fotografie del protagonista della storia Sebastiao Salgado, un uomo che ha viaggiato tutta la vita, fotografando mezzo pianeta… e forse anche qualcosa in più.

Ecco la sua storia in breve: Sebastiao Salgado, brasiliano figlio di un possessore di una tenuta agricola, inizia a studiare economia, ma poi lascia il settore per dedicarsi alla fotografia, di cui si era innamorato nel frattempo. Sostenuto dalla moglie Lelia Wanick, evidentemente anche lei avventurosa, i due investono in costose apparecchiature fotografiche, e poi viaggiano per il mondo.

Anche se a dire il vero è più lui che viaggia, soprattutto dopo la nascita di Juliano Ribeiro Salgado, che peraltro è co-regista del film insieme a Wim Wenders.

Sebastiao viaggia e fotografa, dunque, e in grande stile: reportage, mostre, servizi televisivi, libri, e infine anche film a quanto pare.
E per tutto il mondo: America Latina, Africa, Vicino Oriente e Asia centrale, Siberia e Antartide, dedicandosi dapprima alle condizioni umane, specialmente alle condizioni umane difficili per via della povertà, della fame, dello sfruttamento, della guerra, e poi passando man mano agli animali e alla natura.

Egli stesso diventa una sorta di simbolo della natura e del fatto che ogni territorio, anche quello più maltrattato come era stata la facenda della sua famiglia per via del disboscamento, può tornare a vivere e a rifiorire.

Anzi, a dirla tutta ciò che del film-documentario mi ha maggiormente toccato è proprio questo: il fatto che basta la volontà per ridare vita a intere foreste, come ha fatto Sebastiao, su idea di sua moglie Lelia, con la sua terra di famiglia e il suo Istituto Terra, poi divenuto luogo pubblico e simbolo di come la natura può riprendersi i suoi spazi e la sua vitalità se le si dà il tempo e la possibilità.

Per il resto, documentario interessante, anche se giocoforza un po’ lento e a tratti anche un po’ noioso, un po’ per il ritmo non sostenuto, un po’ per il bianco e nero di tutte le fotografie.

Fosco Del Nero



Titolo: Il sale della terra (The salt of the Earth).
Genere: documentario, naturalistico, geografico, storico.
Regista: Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado.
Attori: Sebastiao Salgado, Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado, Hugo Barbier, Jacques Barthélémy, Lélia Wanick Salgado.
Anno: 2014.
Voto: 6.
Dove lo trovi: qui.