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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

martedì 22 maggio 2018

Confusi e felici - Massimiliano Bruno (film commedia)

Il primo impatto con il regista Massimiliano Bruno è stato Viva l’Italia, che mi aveva mezzo folgorato per la sua verve e la sua freschezza.
Il secondo impatto, al contrario, ossia il film Nessuno mi può giudicare, mi aveva largamente deluso… ma essendo quest’ultimo film diretto da Bruno ma su sceneggiatura altrui, ho pensato di tornare alla doppietta iniziale: regia e sceneggiatura, e il candidato in questione rispondeva al nome di Confusi e felici.
Vediamo come è andata.

Partiamo dalla trama sommaria di Confusi e felici (film che originariamente avrebbe dovuto chiamarsi Tutti per uno): Marcello (Claudio Bisio; Puerto escondido, Nirvana, Benvenuti al sud) è uno psicanalista ben avviato, con un fedele gruppo di pazienti… decisamente trasandato, ma fedele. Un giorno, tuttavia, mentre è impegnato in una sessione di tiro con l’arco, nota qualche problema di vista, e a ciò segue l’infausta diagnosi: diventerà completamente cieco in breve tempo. Da ciò deriva un ripensamento della propria vita, con tanto di chiusura dello studio… e di ribellione dei pazienti!
Tra di essi, lo spacciatore Nazareno (Marco Giallini), l’autista di autobus Pasquale (lo stesso regista Massimiliano Bruno), la coppia in crisi Betta ed Enrico (Caterina Guzzanti e Pietro Sermonti), la ninfomane Vitaliana (Paola Minaccioni), il telecronista sportivo Michelangelo (Rocco Papaleo). E a questi va aggiunta la segretaria di Marcello, Silvia (Anna Foglietta).
Si aggiunge poi ai personaggi di spicco Andrea (il sempre bravo Gioele Dix), uno psicanalista da cui va in cura Marcello… portandosi appresso tutto il suo gruppo.
Gruppo che, curiosamente, farà esso stesso da medico guaritore di Marcello, ovviamente ognuno a suo modo… e trattasi inevitabilmente di modi rozzi.

Ora segue il mio commento al film: Viva l’Italia è purtroppo ben lontano.
Non credo peraltro che la cosa dipenda solo dagli interpreti dei film, giacché anche in Confusi e felici vi sono buoni attori, per quanto decisamente tendenti verso il comico e il cabaret (Claudio Bisio, Caterina Guzzanti, Gioele Dix, Rocco Papaleo, lo stesso Massimiliano Bruno in un ruolo assai comico), ma proprio nella sceneggiatura di fondo, che peraltro si avvale di un’idea di base assai usata e abusata, quella della crisi che colpisce un personaggio il quale è costretto a rivalutare la sua vita.

E, come dico sempre, quando l’idea di fondo non è originale, deve eccellere la realizzazione.
Qua non vi è eccellenza, ma solo un prodotto di svago e di intrattenimento, e quindi salta tutto il discorso.
O meglio, rimane il prodotto di svago, con battute e umorismo frequenti, e spesso, come detto, di genere basso-rozzo… quindi deve valutare la singola persona se il film fa al caso suo o meno.

Curiosità: in un cameo appaiono i tre cantautori Max Gazzè, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, in qualità di supporto musicale a una serenata sotto la finestra di un appartamento.

In conclusione, che dire? Proverò un’ultima volta con il rimanente film di Bruno, ossia Gli ultimi saranno ultimi (titolo profetico all’interno di tale discorso), anche se ormai ho il timore che Viva l’Italia sia stato un’eccezione piuttosto che la regola.

Fosco Del Nero



Titolo: Confusi e felici.
Genere: commedia, comico.
Regista: Massimiliano Bruno.
Attori: Claudio Bisio, Anna Foglietta, Marco Giallini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Pietro Sermonti, Massimiliano Bruno, Kelly Palacios, Rocco Papaleo, Gioele Dix,.
Anno: 2014.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 16 maggio 2018

Wolf children - Ame e Yuki i bambini lupo - Mamoru Hosoda (film animazione)

Dopo essermi visto quel gioiello di The boy and the beast, che a sua volta andava a rafforzare l’altro film di Mamoru Hosoda che avevo visto, La ragazza che saltava nel tempo, sono andato a completare la sua filmografia, composta da soli film d’animazione, e mi sono visto Wolf children - Ame e Yuki i bambini lupo, film d’animazione uscito nel 2012

Se siamo sempre in ambito genere fantastico, ognuno di questi tre film lo è stato in modo assai diverso: la fantascienza dei viaggio del tempo de La ragazza che saltava nel tempo, che aveva inoltre un’anima da commedia e da film sentimentale; il fantasy guerresco e dal taglio esistenziale di The boy and the beast; l’elemento fantastico degli uomini lupo inserito nella società odierna giapponese di Wolf children, e qua oscilliamo tra dramma e commedia.

Ecco in grande sintesi la trama  di Wolf children - Ame e Yuki i bambini lupo: Hana è una studentessa universitaria che per caso conosce un ragazzo-lupo. I due iniziano a frequentarsi e s’invaghiscono reciprocamente. Quando lui mostra a lei la sua vera natura, lei non scappa, ed è così che i due si mettono assieme e mettono su famiglia. Nascono difatti Yuki e Ame, e la coppia è molto felice, anche se vive in modo difficile per ovvi motivi: non possono frequentare nessun altro, non possono portare i bambini dal medico, etc.
La situazione si aggrava enormemente quanto Hana rimane sola: il compagno infatti muore annegato in una sera tempestosa, e lei rimane sola con i due bambini-lupo, senza sapere minimamente come si crescono dei bambini-lupo.
La città comincia però a diventare problematica: i bambini hanno imparato a trasformarsi a comando, infatti, e spesso ululano al cielo, cosa che li espone al rischio di essere scoperti.
Hana prenderà così l’estrema decisione di trasferirsi in una solitaria campagna, dove le cose son sì difficili, ma sembrano procedere meglio…

Diciamo subito una cosa: l’animazione è da subito molto bella e si mantiene tale per tutto il film.

Seconda cosa: la storia è pervasa da un’aria di tenerezza e dolcezza rare da trovare in un prodotto cinematografico, animazione o meno che sia.
Se, difatti, le immagini sono molto vivaci nei colori e nei movimenti, nell’essenza i toni sono molto delicati.

L’oscillazione tra dramma e commedia è presto illustrata: da un lato il film presenta il tema assai utilizzato della madre single che deve crescere i suoi figli da sola tra mille difficoltà, di tempo, di denaro, etc… e qua se ne aggiunge un’altra bella grossa, nonché la solitudine che è una sorta di condanna.

Dall’altro lato ci si immerge nella semplicità e nella gioia di vivere, soprattutto allorquando i tre si trasferiscono in campagna e i due bambini sono ancora piccoli e gioiosi.
In tal senso, si tocca anche un tema caro all’animazione nipponica: la semplicità e la bellezza della campagna contrapposta al grigiore e al malessere della città, tema che peraltro si accompagna al fatto statistico dell’alto numero di suicidi nelle città giapponesi.
Il ritorno alla natura pare dunque essere un tema caro a più cineasti giapponesi, non solo Miyazaki.

E, a proposito di Miyazaki, Wolf children, nella sua parte più gioiosa, ricorda un po’ Il mio vicino Totoro, e ovviamente è un bel ricordo.

Volendolo sintetizzare, Wolf children è un film sull’amore, sulle difficoltà della vita, sull’andare avanti comunque con fiducia, sulle differenze tra le persone, sul rispetto per le scelte altrui e sul lasciare andare coloro che si amano… in questo ordine.
Ed è presentato in modo visivamente assai bello, come già detto, cosa che lo rende un film consigliato.

Fosco Del Nero



Titolo: Wolf children (Okami kodomo no Ame to Yuki).
Genere: animazione, fantastico, commedia, drammatico.
Regista: Mamoru Hosoda.
Anno: 2012.
Voto: 7.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 15 maggio 2018

E poi lo chiamarono il Magnifico - E.B. Clucher (film commedia)

Ho sempre evitato i film girati in solitaria da Bud Spencer e da Terence Hill, ossia dall’uno senza l’altro, concependoli solo come una coppia, l’uno necessario all’altro… e peraltro credo di non esser stato il solo ad avere tale punto di vista.

Ad ogni modo, tale fattore mi aveva portato a non vedere – e nemmeno a sapere che esisteva – il film E poi lo chiamarono il Magnifico, che dal titolo sembra un seguito de Lo chiamavano Trinità e Continuavano a chiamarlo Trinità, ma che di fatto non lo è.

Non solo perché manca Bud Spencer e vi è il solo Terence Hill, ma proprio perché i film non c’entrano nulla l’uno con l’altro, se non per l’ambientazione western e per il genere comico.

Anzi, in esso vi è persino una sorta di anomalia gigantesca: intanto Terence Hill non è l’unico protagonista, visto che è affiancato da un trio piuttosto ben assortito, e soprattutto non ricopre il ruolo da supereroe più bravo e più forte, qual era stato Trinità, per l’appunto.
Anzi, dirò di più: in tale film rinuncia persino alla figura da macho, da uomo pratico e semplice quale è di solito, e interpreta la parte di una sorta di dandy inglese, del tutto fuori posto nel West americano.

Viceversa, e questa è una sorta di conferma, il film propone buona parte dei “cattivi” di tutti i precedenti e successivi film di Bud Spencer e Terence Hill, tanto che fa sorridere anche solo per questo.
Parlando di ciò, questa è la prima e unica volta in cui Riccardo Pizzuti, volto ben noto di praticamente tutta la produzione del duo, ricopre il ruolo di antagonista principale, e non di braccio destro come in tutti gli altri casi.

Ma andiamo a descrivere sommariamente la trama di E poi lo chiamarono il Magnifico, film diretto nel 1972 da E.B. Clucher (pseudonimo di Enzo Barboni, proprio come Terence Hill era pseudonimo di Mario Girotti e Bud Spencer lo era di Carlo Pedersoli… evidentemente a quei tempi il nome anagrafico non andava troppo di moda), il regista a mio avviso più talentuoso della ricca filmografia di Bud Spencer e Terence Hill, regista dei già citati Lo chiamavano Trinità, Continuavano a chiamarlo Trinità ma anche di I due superpiedi quasi piattiNati con la camicia, Non c'è due senza quattro: Sir Thomas Moore, visconte inglese dalla ricca cultura, si reca in America per prendere possesso di una terra lasciatagli dal padre. Nel far ciò conosce tre vecchi amici del padre, Bull, Holy e Monkey, ai quali in una lettera il vecchio morente aveva chiesto di fare di suo figlio un vero uomo, a colpi di botte, pistole, cavalli e sputi in terra.
E in tutto ciò ci scappano ovviamente l’incontro sentimentale con la bella Candida (Yanti Somer; già “fidanzata” di Terence Hill in Continuavano a chiamarlo Trinità), nonché lo scontro con Morton, che ambisce anch’egli alla mano di Candida, ma più che altro per i possedimenti del padre.

Devo dire di aver gradito E poi lo chiamarono il Magnifico: E.B. Clucher ha fatto una cosa intelligente nel rinunciare in partenza a replicare il modello del duo Bud-Terence semplicemente sostituendo l’attore napoletano con qualche altro omone, e anzi compie l’esperimento del Terence Hill damerino-signorino (che peraltro poi riproporrà anche in Non c'è due senza quattro, per quanto lì in modo assolutamente caricaturato e umoristico), affiancandogli un trio di uomini tutti d’un pezzo, che lo “educheranno” alla vita del vecchio West.

Battute e umorismo si sprecano, come sempre con E.B. Clucher, e vi è anche una certa bellezza visiva, tra i paesaggi naturali e la luminosa Yanti Somer, cosa che aiuta anch’essa.
Anche Riccardo Pizzuti come antagonista fa il suo.

Insomma, E poi lo chiamarono il Magnifico è una piacevole variazione sul tema del duo invincibile Bud & Terence, e confeziona un prodotto più ampio e variegato, che per certi versi è superiore allo schema tipico della filmografia “principale”… ma che forse non è stato gradito troppo dal largo pubblico, giacché è un po’ caduto nel dimenticatoio (come detto, io per esempio non lo conoscevo nemmeno).

Ad ogni modo, la valutazione di E poi lo chiamarono il Magnifico è buona… e ancora una volta E.B. Clucher si è confermato ottimo regista.

Fosco Del Nero



Titolo: E poi lo chiamarono il Magnifico.
Genere: commedia, azione, western, sentimentale.
Regista: E.B. Clucher.
Attori: Terence Hill, Yanti Somer, Gregory Walcott, Harry Carey Jr., Dominic Barto, Enzo Fiermonte, Riccardo Pizzuti, Salvatore Borgese, Tony Norton, Claudio Ruffini, Steffen Zacharias,  Fortunato Arena.
Anno: 1972.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 8 maggio 2018

Giordano Bruno - Giuliano Montaldo (film drammatico)

Mi ero segnato il film Giordano Bruno, diretto da Giuliano Montaldo nell’ormai lontano 1973, in quanto mi era stato suggerito come film dai contenuti esistenzialmente interessanti.
Cosa peraltro non difficile da credere considerando il personaggio al centro del film.

Il fatto che l’interprete principale del film fosse Gian Maria Volonté, attore certamente non della mia epoca e peraltro impegnato in film davvero poco affini con i miei interessi, ma che ho comunque potuto apprezzare in Todo modo, era un motivo di gradimento in più da parte mia.
Stessa cosa per la presenza, anche se solo all’inizio, di Charlotte Rampling, attrice che da giovane aveva un fascino particolare.

Veniamo ora al film e alla sua trama sommaria, in realtà assai semplice, riguardando esso solamente gli ultimi anni della vita di Giordano Bruno: l’arrivo a Venezia, la denuncia e l’incarcerazione, il trasferimento a Roma e la condanna a morte nel 1600 eseguita in piazza Campo dei Fiori (spero di non aver rovinato la trama a nessuno con questo spoiler, ma d'altronde la vita di Bruno è nota).

Dunque, il film dedica più spazio ed energie a prigionia, tortura e violenza, e meno alla vita e agli apprendimenti/insegnamenti di Giordano Bruno, monaco, scrittore e filosofo, mostrando in ciò la sua vocazione interiore: essere un film di protesta contro i poteri forti e tirannici, del passato come del presente o del futuro.

Laddove, personalmente, mi sarebbe decisamente interessato di più un film sulla visione della vita e sui principi esistenziali che Bruno aveva compreso e diffuso… ma tant’è, il film è degli anni "70 e si era allora in piena lotta sociale con tanto di questioni comuniste, socialiste e anarchiche di mezzo, e difatti i film precedente di Giuliano Montaldo, sempre con Gian Maria Volonté protagonista, era stato Sacco e Vanzetti, appunto film su politica, ribellione, processi sociali e giudiziari, etc.

Ad ogni modo, pur se poco, qualcosa nel film, che comunque è film di valore e bellezza per le sue ambientazioni e per l’ottima interpretazione del dotatissimo Gian Maria Volonté, c’è, sotto forma di alcune frasi “valide”.
In conclusione di recensione, le copio e le propongo di seguito:

“I bambini si portano dentro una  magia naturale.
Che poco a poco, crescendo, sono costretti a distruggere.
E allora cominciano a pregare.”

“Dobbiamo imparare a respirare, per riscoprire che gli alberi, le pietre, gli animali e tutta la macchina della terra hanno un respiro interno, come noi.
Hanno ossa, pene, carne, come noi.”

“La natura tutta è governata da una profonda armonia.
Invisibili linee collegano le piccole cose della Terra, come per esempio il potere degli uomini, agli astri, agli infiniti mondi che ancora non conosciamo.”

“A una nuova visione del cosmo deve per forza corrispondere una nuova concezione dell’uomo.
Se è la Terra a girare intorno al Sole, così come gli altri pianeti girano intorno al Sole, se esistono altri soli, altri sistemi solari sparsi nell’Universo, se ciò è vero, ed è vero, allora Dio non è in alto, sopra di noi, fuori dal mondo, ma ovunque, in ogni particella di materia, inerte o vivente che sia. È la materia stessa!”

Fosco Del Nero



Titolo: Giordano Bruno.
Genere: drammatico.
Regista: Giuliano Montaldo.
Attori:  Gian Maria Volonté, Charlotte Rampling, Hans Christian Blech, Mathieu Carrière, Alberto Plebani, Franco Balducci, Daniele Vargas.
Anno: 1973.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

martedì 1 maggio 2018

Veronica Mars - Il film - Rob Thomas (film giallo)

Al tempo, e ormai si tratta di una decina di anni fa, ero un ammiratore della serie tv Veronica Mars, brillante sia per arguzia che per umorismo, ma anche per carattere e bellezza visiva.
La serie si era conclusa in modo un po’ interlocutorio e anche triste… tanto che i fan hanno premuto per anni, con tanto di finanziamento di fondi, al fine di realizzare un film spin-off.
Peraltro, si è realizzato in tal modo il record di finanziamento pubblico più alto e con più sostenitori di sempre per quanto riguarda un film, segno che la serie tv aveva lasciato dietro di sé molto affetto.

Il film è stato così realizzato sette anni dopo la conclusione della serie, porta il titolo un po' banale di Veronica Mars - Il film ed è stato affidato alla regia di Rob Thomas… nome che non mi dice niente, e che infatti ha lavorato soprattutto nell’ambito delle serie tv e della sceneggiatura.

Scelta a rischio, dunque (poca esperienza nella regia in prima persona e con i film; da un episodio di una serie tv ad un film il passo è bello lungo)… e purtroppo la scelta è stata poco premiante.

Veronica Mars - Il film, difatti, risulta meno d'impatto rispetto alla serie tv (ma era onestamente difficile starle alla pari), e soprattutto più gretto e volgare, come la serie televisiva non era mai stato, fatto che mi ha davvero sorpreso e purtroppo colpito in negativo.

Quanto ai personaggi della vecchia serie, ci sono quasi tutti: dall’imprescindibile Veronica Mars (Kristen Bell; Ancora tu!, Fanboys) al padre  Keith (Enrico Colantoni), dal fidanzato storico, il problematico Logan Echolls (Jason Dohring) all’amico storico di Veronica, Wallace (Percy Daggs III).
E per il ruolo di nuovo sceriffo, ovviamente cattivo e corrotto in antitesi al buon sceriffo che era stato Keith, è stato rispolverato Jerry O'Connell, attore di serie B che praticamente certifica il livello mediocre del prodotto (dalla mia esperienza, vi sono attori che hanno questa caratteristica praticamente infallibile).

Ed ecco la trama sommaria di Veronica Mars - Il film: Veronica ha lasciato Neptune, che così poche gioie aveva regalato a lei e anche a suo padre, per laurearsi in legge e tentare poi la carriera di avvocato presso qualche importante studio legale, presso i quali sta ora effettuando dei colloqui (cameo di Jamie Lee Curtis, come poi ci sarà il cameo di James Franco in qualità di guest star).
Un giorno, però, riceve una chiamata da Logan, il suo ex ragazzo, accusato di omicidio per via dell’assassinio di un’altra sua ex ragazza, Carrie Bishop, che nel mentre era diventata una cantante famosa.
Veronica mette dunque in stand-by i suoi colloqui e torna a Neptune per dare una mano a Logan: dapprincipio nella scelta dell’avvocato e poi, siccome una cosa tira l’altra, per risolvere il caso in prima persona.
Anzi, due casi in uno, perché uno non era abbastanza.

Veronica Mars - Il film è una minestra riscaldata, e questo è il forte rischio di quando si compiono operazioni di questo tipo: vale per i sequel cinematografici e vale ancora di più per i film spin-off di serie televisive.
I protagonisti sono invecchiati, alcuni non troppo bene, e l’evoluzione che hanno preso le rispettive storie non è sempre convincente riguardo i personaggi che erano stati in precedenza.
La stessa scelta di girare il film con Kristen Bell, lei da sempre longilinea e snella, più formosa per via dell’appena avvenuta gravidanza, è assai opinabile.

Spendo invece una parola positiva sull’idea di riportare in sovrimpressione gli sms che i vari personaggi ricevono, senza che essi siano letti da una voce, mentre la scena umana continua; davvero un’innovazione interessante, che magari avrà un seguito nel cinema.

Concludendo, avevo il sospetto che Veronica Mars - Il film non sarebbe stato affatto all’altezza della serie tv originale, ma ho provato comunque a vedere il film: mi ha fatto piacere rivedere attori e protagonisti vari, ma per il resto forse sarebbe stato meglio che il film non fosse girato… o che lo fosse con un budget e in tempi e modi più opportuni (Kristen Bell reduce da un parto, appena 23 giorni per girare tutto il film, un regista non all'altezza).
Peccato.

Fosco Del Nero



Titolo: Veronica Mars - Il film (Veronica Mars – The movie).
Genere: giallo, sentimentale.
Regista: Rob Thomas.
Attori: Kristen Bell, Jason Dohring, Enrico Colantoni, Chris Lowell, Percy Daggs III, Tina Majorino, Brandon Hillock, Kevin Sheridan, Jonathan Chesner, Krysten Ritter, Ryan Hansen, Martin Starr, Ken Marino.
Anno: 2014.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 25 aprile 2018

Lanterna Verde - Martin Campbell (film fantascienza)

Quest’oggi ci dedichiamo a Lanterna Verde, film del 2011 conversione dell’omonimo fumetto.

Siamo nel mondo dei supereroi, per quanto nel mondo di uno dei supereroi meno conosciuti tra tutti: Lanterna Verde, per l’appunto.
Non sono un lettore di albi a fumetti occidentali, per cui non conosco affatto la storia da cui trae origine il film, che andrò a valutare di per se stesso.

E cominciamo dalla trama sommaria: Hal Jordan (il belloccio Ryan Reynolds) è un abile pilota di aerei, tanto abile alla guida quanto irresponsabile e discontinuo come persona, tanto da aver fama di testa calda e da aver collezionato problemi su problemi: nella professione, per esempio, o nella relazione terminata con Carol Ferris (la belloccia Blake Lively), sua ex fiamma e ora collega di lavoro.
A quanto pare, però, il talento da cercaguai di Hal non si limita alle cose normali, ma travalica addirittura i confini della Terra: un bel giorno egli trova un alieno morente, Abin Sur, che gli consegna l’anello delle Lanterne Verdi, dicendogli che lui è stato scelto dall’anello per essere una delle 3600 Lanterne Verdi, sorta di difensori dell’universo dalle forze del male.
La forza del male, per inciso, si è chiama Parallax: una malvagia e potente creatura che lo stesso Abin Sur era riuscito miracolosamente a sconfiggere e confinare, e che adesso ha trovato modo di liberarsi… ferendo a morte il suo rivale, per l’appunto, che prima di morire cerca il suo “erede”… ovviamente finisce sulla Terra, e ovviamente negli Stati Uniti (mai che lo cerchi in Russia o in Messico).

Lanterna Verde ha i classici componenti dei film sui supereroi: un eroe che deve “cambiare passo”, passando da umano fragile e pauroso a eroe affidabile e forte; una storia d’amore da far sbocciare; un cattivo da sconfiggere; la Terra da salvare.

Il film come contenuti sarebbe finito qui… tuttavia me lo ero guardato non per la trama (non mi attirano molto i film con supereroi, azione e spettacolo, malvagi da sconfiggere, etc), bensì perché mi era stato segnalato come film con contenuti esistenziali.
Segnatamente connessi al quarto chakra e al suo colore dominante, il verde per l’appunto.

Alcune frasi del film sembrano corroborare tale collegamento e tali contenuti esistenziali.

“Migliaia di anni fa una stirpe di immortali imbrigliò la forza più potente che esistesse, l’energia verde smeraldo della volontà.
Questi immortali, i guardiani dell’universo, costruirono un mondo da cui mantenere l’ordine nel cosmo: il pianeta Oa.
Divisero l’universo in 3600 settori.
Un anello, alimentato dall’energia della volontà, fu inviato in ogni settore per selezionare una recluta. Per esser scelti dall’anello, si dice che si dovesse essere senza paura.
Queste 3600 reclute costituirono la forza intergalattica di pace conosciuta come Corpo delle Lanterne Verdi.
Di tutte le minacce che il Corpo dovette affrontare la più grave fu Parallax, un’entità costituita dalla paura.”

“La tua volontà trasforma il pensiero in realtà.
Per governare l’anello devi focalizzare la volontà, e creare ciò che vedi nella mente.
Il suo unico limite è la tua immaginazione.”

“La paura è nemica della volontà.
La volontà è ciò che ti spinge ad agire.
La paura è ciò che ti ferma e ti rende debole.”

“L’anello ti ha scelto.
Non lo avrebbe fatto se non avesse visto qualcosa in te.”

Tuttavia il tutto si ferma qui, e anzi sa di casuale, nel senso che la volontà, energeticamente parlando, va connessa al terzo chakra, non al quarto, mentre la paura al primo, il che manda all’aria tutti i presunti simbolismi.
Peraltro la volontà (non intesa come volontà-desiderio ma come volontà-forza interiore) è connessa al corpo fisico come livello superiore, mentre il livello superiore del corpo emotivo è l’amore.
Sarebbe dunque stato corretto confrontare amore e paura, come infatti di solito è nella letteratura di settore, nonché quarto chakra-verde-amore-fiducia e terzo chakra-giallo-volontà-potere.

Senza contare che, sempre nella letteratura esistenziale, vien suggerito di far sparire la volontà dell'ego, e non certo di incrementarla... o meglio, di far sparire la volontà intesa come desideri personali, e di incrementare la volontà come forza interiore, ma qua andiamo sul sottile.
Stesso discorso per la paura: nel film si parla eroicamente e hollywoodianamente di affrontare e sconfiggere la paura che si ha per forza davanti, mentre il percorso evolutivo prevede proprio di farla retrocedere e poi sparire, cosa assai diversa, quasi antipodica.

Insomma, i presupposti contenuti esistenziali-spiritual-evolutivi di Lanterna Verde decadono… e rimane un film mediocre sui superpoteri, che ha qualche momento gradevole, ma che presenta pure una certa frettolosità nell’atmosfera generale (la storia e il mondo delle Lanterne Verdi, l’addestramento, etc, tutto molto veloce e superficiale), nonché qualche falla in sceneggiatura e dialoghi (tutto parecchio stereotipato e prevedibile).
Insomma, se ne può fare tranquillamente a meno.

Fosco Del Nero



Titolo: Lanterna Verde (Green Lantern).
Genere: fantascienza, azione, sentimentale.
Regista: Martin Campbell.
Attori: Ryan Reynolds, Blake Lively, Peter Sarsgaard, Mark Strong, Temuera Morrison, Jenna Craig, Jon Tenney, Mike Doyle, Nick Jandl, Dylan James, Leanne Cochran.
Anno: 2011.
Voto: 5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 24 aprile 2018

Segnali dal futuro - Alex Proyas (film drammatico)

Il nome di Alex Proyas rimarrà per sempre scritto nella storia del cinema per via di due film: Il corvo, reso celebre dalla morte sul set di Brandon Lee, e Dark City, affascinante affresco fantascientifico che prende a piene mani dallo gnosticismo.

Sono poi seguiti altri film, anche di buon valore, come Io, robot, ma niente che abbia replicato i primi lavori di Proyas.
Che comunque, regista poco prolifico (un film ogni quattro o cinque anni), ogni tanto ci ha riprovato: gli ultimi due suoi tentativi sono stati Segnali dal futuro e Gods of Egypt, e la recensione di oggi si occupa del primo dei due.

Che ho guardato, nonostante la presenza in esso di Nicolas Cage, l’attore di Hollywood che ritengo più sopravvalutato… che probabilmente senza le sue forti parentele e amicizie nel mondo del cinema non avrebbe fatto una grande carriera, e che anzi non l’ha fatta nemmeno così: è vero che tendo ad evitarlo, ma l’unico buon film con lui protagonista che ho visto è stato Il ladro di orchidee.

Ad ogni modo, mettiamo da parte le preferenze personali e andiamo alla trama sommaria di Segnali dal futuro, film che oscilla tra fantascienza, horror, drammatico e psicologico, e che si iscrive nel filone delle storie apocalittiche da fine del mondo: John Koestler è un professore di astrofisica, ateo e cinico, provato nella sua fede interiore dal fatto di aver da poco perso la moglie in un incidente. Egli vive ora solo col figlio Caleb: se il padre è un po’ strano, col suo grugno da depresso cronico, il figlio non è da meno: ha bisogno di un apparecchio per sentire bene, e ogni tanto percepisce bisbigli e voci misteriose.
Proprio come, nello stesso luogo ma cinquant’ann fa, succedeva ad un’altra bambina: Lucinda Embry, bambina che sentiva voci misteriose che le dettavano cose e numeri, e che la mandavano a volte in trance, tanto da farla nascondere nella cantina della scuola a incidere la porta dall’interno con le unghie sanguinanti.
Il giorno in cui verrà aperta la capsula del tempo della scuola elementare che conteneva dei disegni sul futuro fatti dai bambini della scuola, a Caleb toccherà in sorte proprio il disegno di Lucinda, che però non è un disegno, ma una serie di numeri apparentemente senza senso.
Che però John a un certo punto scoprirà essere le date di tutti i maggiori disastri mondiali dei decenni passati (quindi quelli futuri della bambina di cinquant’anni prima), con tanto di preciso numero di morti scritto accanto.
E c’è una data finale a dir poco inquietante…

Il genere del film si è detto: fantascienza apocalittica con forti venature psico-drammatiche, e con inserimenti di poteri paranormali, prevegezza e telepatia.
E, anche qui, le figure “direzionali” che tanto piacciono a Proyas: stavolta, però, le presenze aliene non sarebbero malvagie, bensì benigne.

Il problema, però, è che Segnali dal futuro non si regge troppo bene sulle sue gambe: Nicolas Cage è troppo preso dalla sua espressione drammatica e pesante (pesante anche nel fisico e nel volto, invecchiato davvero male); non vi è nessun attore di spessore a prendersi il peso del film; la trama, dapprincipio interessante e promettente, si perde nella confusione di generi e negli stereotipi dell’uno e dell’altro genere; il film è di una pesantezza unica, e a tratti annoia parecchio; alcuni effetti speciali sono belli, mentre altri pacchiani; ma soprattutto, si ha la sensazione che il film ogni tanto scivoli nel ridicolo involontario, ed è una sensazione davvero pessima per un film che invece vorrebbe segnalarsi come film da un lato teso e dall’altro emozionante.
Lo stesso finale è grandemente deludente e inverosimile.

Insomma, Segnali dal futuro è un film che non merita la visione, e Alex Proyas è un regista che sembra aver già dato il meglio di sé… ma naturalmente spero di essere smentito.

Fosco Del Nero



Titolo: Segnali dal futuro (Knowing).
Genere: fantascienza, drammatico, horror, psicologico.
Regista: Alex Proyas.
Attori: Nicolas Cage, Rose Byrne, Chandler Canterbury, Lara Robinson, Ben Mendelsohn, Terry Camilleri, Adrienne Pickering, Liam Hemsworth, Danielle Carter.
Anno: 2009.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.