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Nella vita bisogna avere il coraggio di volare

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L'unico posto in cui puoi trovare la forza è dentro di te

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Ogni tanto ricordati di amare qualcuno

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Se vuoi cambiare il mondo, inizia a darti da fare tu stesso

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Sai ancora sorprenderti dell'esistenza?

mercoledì 18 ottobre 2017

Giovane e bella - François Ozon (film drammatico)

La recensione odierna è dedicata a un film francese, Giovane e bella, diretto nel 2013 da François Ozon.

Conosco da anni François Ozon, e l’ho apprezzato in alcuni film, come ad esempio l’incantevole 8 donne e un mistero, cui erano seguiti poi i decisamente meno validi ma comunque in qualche modo originali Ricky - Una storia d’amore e libertà e Swimming pool.

Ogni tanto vado a vedermi cos’altro ha prodotto… anche se a dire il vero la direzione che ha preso la sua carriera non mi piace molto, giacché ha perso la freschezza e l’originalità dei primi lavori per dirigersi verso opere drammatiche e tendenti a nudità ed erotismo.

Come purtroppo anche il film odierno, che mi sa tanto che sancisce la fine del mio seguire il regista francese.

Andiamo subito alla trama di Giovane e bella: Isabelle (Marine Vacht) è una diciassettenne figlia di buona famiglia. I genitori sono separati e lei vive con madre, patrigno e fratello minore, ma tutto sommato le cose vanno bene e non le manca niente.

Nel mondo di fuori, almeno, ma nel mondo interiore evidentemente la ragazza ha qualche vuoto, nonché qualche squilibrio, tanto che inizia a dedicarsi alla prostituzione: volontaria, e d’alto borgo, con ricchi uomini pronti a sborsare 300-400 euro per volta, ma pur sempre prostituzione.

Ad accompagnarla, nonché ad accompagnare in generale la vita della ragazza, una freddezza, un vivere le cose in modo algido e distaccato, che ne testimonia il disamore e il disagio interiore.
Peraltro, se dapprima i suoi familiari non sospettano niente, dopo un incidente…

Giovane e bella è tutto qui: un film drammatico-psicologico sulla prostituzione volontaria di alto borgo… che però più che una disamina psicologica della questione sembra una scusa per mettere in mostra la bellezza dell’attrice protagonista, giacché il regista non cerca nemmeno di spiegare, limitandosi invece a filmare.

Quanto alla protagonista, ha un viso molto bello: perlomeno va dato atto al regista, o comunque a chi si è occupato del cast, di aver piazzato davanti alla telecamera una bellezza che buca letteralmente lo schermo, soprattutto nei primi piani.

Non basta di certo, però, e anzi in tutto il film aleggia una certa atmosfera di vuoto e di superficialità che certamente non è un buon intrattenimento.
E che peraltro dista anni luce dalla tipica leggerezza dei film francesi, o perlomeno delle commedie, che preferisco nettamente. 

Insomma, per tirare le somme con Giovane e bella, arrivederci François Ozon.

Fosco Del Nero



Titolo: Giovane e bella (Jeune et jolie).
Genere: drammatico, psicologico.
Regista: François Ozon.
Attori: Marine Vacth, Géraldine Pailhas, Frédéric Pierrot, Fantin Ravat, Johan Leysen, Charlotte Rampling, Nathalie Richard.
Anno: 2013.
Voto: 4.
Dove lo trovi: qui.

martedì 17 ottobre 2017

Planet 51 - Jorge Blanco, Javier Abad, Marcos Martinez (film animazione)

Amo l’animazione e amo il genere fantastico, così come amo l’umorismo, per cui era solo questione di tempo prima che vedessi Planet 51, film che per l’appunto riunisce tali tre filoni.

Cominciamo col dire una cosa: certi film nascono con un’ambizione, quella di essere dei capolavori e di essere ricordati come tali, mentre altri nascono con un’ambizione più modesta, quella di essere un semplice intrattenimento.
Un buon intrattenimento, possibilmente, questo è chiaro.

Planet 51 appartiene a questo secondo filone, e non ha affatto velleità riguardo al primo.

Si tratta peraltro di un film estremamente citazionista, a cominciare dal titolo, che richiama la famosa Area 51, che però, nel sovvertimento dei ruoli tra terrestri e alieni, diventa Area 9, mentre il pianeta è il Pianeta 51, un pianeta sul quale si reca l’astronauta solitario Charles Baker, che viene però scambiato per un alieno minaccioso e invasore.

Il fatto è che egli è capitato in una sorta di anni "60 alieni: città, macchine, musica e cultura dicono anni "60, con tanto di frangia di figli dei fiori.
In tale contesto, andavano di moda i film di fantascienza sugli alieni invasori, e in questo caso l’alieno invasore era per l’appunto un essere umano.

Nel corso della storia vi sono altri riferimenti: da Independence day a Star wars, da Alien a Terminator, da Cantando sotto la pioggia a 2001 Odissea nello spazio.
E sospetto che vi fosse un qualche accenno anche a Ritorno al futuro.

E, nel corso della storia, Charles conoscerà tanti alieni, dal Generale Grawl, deciso ad annientarlo a tutti i costi, al Professor Kipple, deciso a estrargli il cervello a tutti i costi per studiarlo.
Ma soprattutto conoscerà Lem, Skiff ed Eckle, che lo aiuteranno a fuggire.
Menzione anche per l’adorabile robottino Rover.

Nel complesso Planet 51 è un film caruccio, simpatico e scorrevole, che spesso fa sorridere e a tratti anche ridere (memorabile la scena della sparatoria multipla nella base segreta aliena), ma che non ha la stoffa del fuoriclasse.
Un lavoro ottimamente compilato ed eseguito, ma non di prima fascia per la quale gli mancano profondità e spessore.

Comunque, ripeto: un film d’animazione carino e gradevole.

Fosco Del Nero



Titolo: Planet 51 (Planet 51).
Genere: animazione, fantascienza, comico.
Regista: Jorge Blanco, Javier Abad, Marcos Martinez.
Anno: 2009.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 10 ottobre 2017

The boy and the beast - Mamoru Hosoda (film animazione)

Finora avevo visto un solo film girato da Mamoru Hosoda, ossia La ragazza che saltava nel tempo, che mi era piaciuto nettamente.
Oggi arrivo a quota due con The boy and the beast, di cui avevo letto ottime recensioni in rete.

Partiamo subito con la trama sommaria: Ren è un bambino che, scappato da un appartamento di Shibuya, ossia uno dei quartieri di Tokyo, finisce per caso in un mondo parallelo: Jutenkai, il  Regno delle bestie. In esso non vi sono uomini, ma solamente animali senzienti, che vivono in una società in tutto e per tutto simile a quella umana, tranne che è meno tecnologica ed è più a contatto con la natura e l’energia della vita.
E anche con le arti marziali, tanto che a breve si svolgerà l’incontro tra due maestri per decidere chi sarà il successore come gran maestro del regno in questione (il maestro attuale sta per andare in pensione diventando una sorta di dio).

Ren è ovviamente spaesato, ma troverà una casa in quella di Kumatetsu, uno dei due candidati al titolo di gran maestro… e senza dubbio dei due quello più impulsivo e più rozzo, tanto che tra i due si svilupperà da subito un rapporto di conflitto.
Sta di fatto che Ren, ribattezzatoda Kumatetsu Kyuta, rimane da lui, e si allena per diventare guerriero, a sua volta aiutando Kumatetsu ad affinare la sua lotta.
Nel mentre passano gli anni: Ren diviene adolescente, e diviene un forte guerriero… e un giorno, anche stavolta per caso, trova la strada per tornare a casa.

The boy and the beast dura quasi due ore, e sono due ore meravigliose: l’animazione è bellissima, con immagini ben disegnate, movimenti fluidi e colori belli e vivaci.
È tutto davvero bello sia sul versante Tokyo, sia sul versante Regno delle bestie, cosa doppiamente meritoria.

L’incipit della storia, col bambino che a Tokyo incontra per caso una bestia mascherata da uomo, e che subito dopo incappa nel passaggio segreto tra i due mondi, è davvero invitante, ma quel che è più accattivante è l’ambientazione generale: raramente ho provato la sensazione, guardando un film d’animazione, che tutto fosse così ben fatto e accogliente.
E quando dico raramente, dico Miyazaki… e infatti da qualcuno Mamoru Hosoda è già stato indicato come il nuovo Miyazaki.
Non che il vecchio se ne sia già andato, per fortuna, e anzi abbiamo anche il figlio al lavoro… per cui diciamo che tre sono meglio di uno.

Oltre all’incipit, all’ambientazione e all’animazione, è buona anche la caratterizzazione dei personaggi, tanto che mi piacerebbe rivedere The boy and the beast in lingua originale, che di solito prediligo (amo il suono del giapponese, pur non parlandolo), mentre stavolta avevo optato per l’italiano, trovando comunque un buon doppiaggio.

Un commento sulla trama: forse è l’elemento considerabile più debole, visto che non è nulla di trascendentale, e che anzi rispetta alcuni cliché, peraltro in buona parte prevedibili (l’elemento della balena, nel dettaglio, poteva tranquillamente essere evitato).
Ma The boy and the beast non è un film di trama, bensì un film di bellezza e di insegnamenti. Già, perché oltre alla bellezza visiva, esso propone anche situazioni e frasi che ne fanno una sorta di film di formazione… rispettando anche in ciò la tradizione dei film d’animazione giapponesi che li vuole educativi per grandi e piccoli, e non intrattenimento leggero per bambini o per famiglie come spesso sono in Occidente.
In tal senso, il film va a parlare di percorso interiore, di acquisizione di forza, di perdono.

A testimoniare ciò, ecco alcune frasi estrapolate dal film:

“I mondi in cui noi bestie e gli esseri umani abitiamo sono separati, perché questi ultimi, che sono così fragili, spesso permettono alle tenebre di dimorare nei recessi del loro cuore.”

“Devi impugnare la spada nel cuore.”

“Un potere esiste non per essere ostentato, ma per essere amministrato.”

“Se sei un maestro, comportati come tale.
Ti arrabbi per un nonnulla.
Rinunci subito, dicendo che è impossibile.”

“Con il dovuto rispetto, vi domando ‘che cos’è la forza’?”

“Io non ho muscoli d’acciaio, tuttavia, ecco: sono in grado di creare delle illusioni.
Non le sottovalutate: a volte le illusioni sono più sincere della verità, e questa in parole povere… questa è la forza.”

“La forza? Chiedere questo a me non ha senso: io me ne sto sempre seduta qui come una pietra, nei giorni di pioggia come nei giorni di vento.”
“Perché mai?”
“Per dimenticare il tempo, per dimenticare il mondo, per dimenticare anche me stessa e così trascendere anche la realtà.”

“Trova da solo il significato delle cose.”

“Non farti schiacciare.
Non devi perdere.
Tira fuori la tua forza”

“Cosa fai, dormi?
Sveglia!”

“Il protagonista vuole vendicarsi dell’abominevole balena che gli ha portato via una gamba, ma in realtà, se analizziamo bene, non starà combattendo contro se stesso?”
“Contro se stesso?”
“In altre parole, la balena è uno specchio in cui si riflette.”
“Uno specchio?”

“Non vuoi sapere più cose, oltre a quelle che hai già imparato?”

Con tutta questa bellezza… il film è stato proiettato nei cinema italiani per ben due giorni, e non ha nemmeno un commento su Amazon.
In Giappone, invece, incassi super. Quanto alle recensioni, ora c’è almeno questa.

Mamoru Hosoda dunque è promosso in pieno: mi vedrò anche gli altri suoi lavori, Wolf children e Summer wars, che poi sono i lavori di mezzo tra La ragazza che saltava nel tempo e The boy and the beast.

Fosco Del Nero



Titolo: The boy and the beast (Bakemono no ko).
Genere: animazione, fantastico, fantasy, azione, commedia.
Regista: Mamoru Hosoda.
Anno: 2015.
Voto: 8.5.
Dove lo trovi: qui.

martedì 3 ottobre 2017

Broken flowers - Jim Jarmusch (film drammatico)

Sin da quando vivi per la prima volta Ghostbusters, divenni un fan accanito di Bill Murray, tanto che lo vidi in tanti altri suoi film.
Alcuni di valore, come Ricomincio da capo, S.O.S. fantasmi, Le avventure acquatiche di Steve Zissou.
Alcuni solo decenti: Ghostbusters 2, Osmosis Jones, Rushmore.

Cito anche le sue comparsate in ruoli da non protagonista (con la qualità media dei film che è piuttosto alta): Benvenuti a Zombieland, I Tenenbaum, Tootsie, La piccola bottega degli orrori, Ember - Il mistero della città di luceIl treno per Darjeeling, Grand Budapest Hotel, Moonrise Kingdom.

Insomma, l’ho visto parecchie volte… una volta di più con Broken flowers di Jim Jarmusch.

Di cui ecco la trama sommaria: Don Johnston (Bill Murray) è un dongiovanni cinquantenne, felice della sua condizione di scapolo, nonostante abbia accanto l’esempio di Winston (Jeffrey Wright) e della sua famiglia felice.
Lo turba poco il fatto che lo molli la sua ultima e ben più giovane amante Sherry, mentre lo turba decisamente di più il ricevere la lettera di una sua antica fiamma che gli comunicava che, quando avevano rotto venti anni prima, lei era rimasta incinta e aveva cresciuto da sola il figlio che era anche suo.

La lettera però non era firmata, né indicava alcuna prova della sua provenienza, ma solo vaghi indizi.
Don lascerebbe pure correre, ma l’amico Winston, appassionato di gialli e di investigazioni, no, tanto che questi predisponde al primo una sorta di viaggio indagatore, onde scoprire quale è la madre tra le potenziali ex ragazze.

Tra di esse, tra l’altro, abbiamo Sharon Stone, Jessica Lange e Tilda Swinton… col cast che dunque non è affatto male.

Broken flowers è una sorta di viaggio on the road, fatto in solitaria, come solitaria è per certi versi la vita di Don, ma il viaggio più all’esterno è fatto all’interno, ed è un viaggio di riflessione e di esplorazione.

Il tutto assume quasi un sapore documentaristico, anche perché il film è tutt’altro che rumoroso: Murray offre spesso il suo volto in-espressivo ai primi piani del regista, la colonna sonora è quasi del tutto assente, i personaggi sono pochi, non vi è rumore di fondo, cosa che accentua per l’appunto l’elemento interiore in luogo di quello esteriore.

Sulle prime, ho avuto una sensazione non positiva, nel senso che Murray non mi sembrava adatto al ruolo del dongiovanni impenitente, però devo dire che andando avanti il film funziona: il personaggio di Winston gli dà quella vivacità sufficiente a non annoiarsi, affiancato in questo anche dal bailamme delle ex ragazze di Don.

Finale quasi incredibile, nel senso che si rimane a bocca aperta per come il film termina con un nulla di fatto: forse sarebbe stato meglio piazzare qualcos’altro, ma tant’è, Broken flowers termina in questo modo ed è comunque un buon film.
Non trascendentale, non imperdibile, ma un discreto film.

Fosco Del Nero



Titolo: Broken flowers (Broken flowers).
Genere: drammatico, psicologico.
Regista: Jim Jarmusch.
Attori: Bill Murray, Jeffrey Wright, Sharon Stone, Frances Conroy, Jessica Lange, Tilda Swinton, Julie Delpy, Chloë Sevigny, Christopher McDonald, Alexis Dziena.
Anno: 2005.
Voto: 6.5.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 27 settembre 2017

Inside out - Pete Docter (film animazione)

Parlando di animazione, preferisco nettamente quella orientale a quella occidentale: più matura, più profonda, con maggiore propensione all’arte e meno alla comicità semplice.

Tuttavia, ogni tanto mi guardo anche qualcosa di occidentale (per meglio dire, di statunitense, visto che l’animazione europea, più rara e quasi sempre francese, è ben diversa come stile), e stavolta è toccato a Inside out, film del 2015 vincitore del premio Oscar per l’animazione.
E diretto, va detto, da quel Pete Docter già regista di Monster & Co. e Up, altri film premiati, nonché sceneggiatore di Toy story 1, Toy story 2 e Wall-E.
Insomma, uno che nel ramo ci sa fare… e si vede.
Film Pixar distribuito dalla Walt Disney, per la cronaca.

Partiamo subito con la trama di Inside out, film dagli incassi strepitosi: la protagonista del film è Riley, ragazzina di undici anni vivace e appassionata di hockey che sta traslocando con la famiglia dal Minnesota a San Francisco… con tutto ciò che ne consegue a livello di problematiche, di casa nuova, di diverso stile di vita, di nuova scuola, etc.
Anche se, a dire il vero, le vere protagoniste sono le sue emozioni interiori: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto, giacché la storia si svolge soprattutto dentro, e non tanto fuori.

Quattro negative su cinque, scelta curiosa, ma perlomeno l’unica positiva ha una sorta di ruolo da capitano a reggere la baracca.
Da citare anche il simpatico amico immaginario Bing Bong, oramai dimenticato da Riley e vivente nel suo inconscio.

La baracca in questione va disfacendosi per via delle difficoltà di vita di Riley (fuori) e per via di alcuni problemi delle emozioni (dentro).
Di fatto, il viaggio e la storia è più interiore che esteriore, e anzi quanto avviene nella vita di Riley è dipinto come riflesso automatico dei meccanismi emotivi interiori… fatto esistenzialmente interessante, tra l’altro, ma non addentriamoci in questo discorso.

Essenzialmente Inside out è una commedia, con venature umoristiche e fantastiche assai spiccate, anche se non mancano momenti di tristezza.
Nel complesso, il film si fa guardare bene, è supersimpatico e supercolorato, e credo si farà ricordare con facilità, data anche la sua sceneggiatura piuttosto innovativa.

Peccato che gli manchi uno sfondo di profondità più spiccato, che ne avrebbe fatto una sorta di film didattico e di formazione, mentre così è solo una storia piacevole, divertente e originale.

Il che comunque non è poco, intendiamoci, da cui la valutazione nettamente buona.

Fosco Del Nero



Titolo: Inside out (Inside out).
Genere: animazione, fantastico, commedia.
Regista: Pete Docter.
Anno: 2015.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui

martedì 26 settembre 2017

Storia di una ladra di libri - Brian Percival (film drammatico)

Non conoscevo Storia di una ladra di libri, film diretto nel 2013 da Brian Percival: me lo ha consigliato niente meno che un ragazzo indiano di Delhi, e io gli ho dato retta e me lo sono visto.

Ho fatto bene, direi, e anzi ho trovato il film molto tenero… anche se a ben vedere tratta di temi assai duri: la morte, la prigionia, l’essere orfani, il tutto come al solito in salsa anti-nazista, unico elemento del film con cui partivo prevenuto un po’ perché la storie anti-naziste e pro-sioniste mi hanno annoiato da tempo, un po’ perché, essendo la storia scritta dai vincitori, c’è il fortissimo rischio che anche questa sia stata distorta, come infatti sostengono in tanti.
Senza parlare di tutti i popoli che sono stati maltrattati nella storia, Europa compresa, cosa per cui non si capisce come mai si vada a parare sempre lì.

Cioè, in realtà si capisce, ma è un altro discorso, e lasciamo perdere questo dettaglio, che alla fine nel film è più che altro sfondo, e vediamo la trama sommaria di Storia di una ladra di libri, film tratto dal libro di Markus Zusak La bambina che salvava i libri: siamo in Germania nel 1939, e Liesel Meminger (la bravissima Sophie Nélisse) è rimasta orfana, senza nessuno.
Il padre è morto, la madre l’ha lasciata poiché è fuggita dalla Germania per le sue idee politiche, e il fratellino è morto. Risultato: la bambina è data in adozione ad Hans (Geoffrey Rush; I pirati dei Caraibi - La maledizione della prima luna, I pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma) e Rosa Hubermann (Emily Watson;  Equilibrium), che la alleveranno come una figlia, ricambiati nell’affetto.

I due hanno ugualmente idee anti-hitleriane (ma dai…), tanto da accogliere in casa e proteggere il fuggiasco Max, che svilupperà una tenera amicizia con Lisa, amica anche del coetaneo Rudy Steiner.

Tra l’altro, Lisa è analfabeta, e imparerà a leggere un po’ a scuola, e un po’ a casa con le cure di Hans e di Max.

Il regime nazista, e la guerra mondiale, rimangono sullo sfondo, ma ovviamente influiscono sulla storia: alcuni personaggi vengono prescritti per l’esercito, altri spariscono e non si vedono più, e la gente passa molte serate nei basamenti anti-bombardamenti.

Essenzialmente, Storia di una ladra di libri è una storia di formazione… e non della sola Lisa, ma un po’ di tutti i personaggi, che danno l’idea di crescere durante il narrato: Rudy, Hans, la moglie Rosa, etc.
Persino i libri sembrano crescere insieme a Lisa.

Il tutto assume i contorni di una favola adulta: molti protagonisti sono bambini e ragazzini, ma la storia è grande, e molto tenera, come dicevo.

Film un po’ triste per tanti versi, ma assolutamente promosso.

Fosco Del Nero



Titolo: Storia di una ladra di libri (The book thief).
Genere: drammatico, sentimentale, storico.
Regista: Brian Percival.
Attori: Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Nico Liersch, Joachim Paul Assböck, Kirsten Block, Sandra Nedeleff, Rafael Gareisen.
Anno: 2013.
Voto: 7.
Dove lo trovi: qui.

mercoledì 20 settembre 2017

Zebraman - Takashi Miike (film grottesco)

Sin da quando ero adolescente sono appassionato del mondo giapponese, e della sua espressività nelle sue varie forme: fumetti, musica, serie animate, e ovviamente film.

Dunque, mi sono visto tanti film giapponesi, e ogni tanto me ne guardo qualcuno, di solito preso a caso da qualche elenco…

È successo così con Zebraman, film diretto nel 2004 da Takashi Miike, regista nipponico estremamente prolifico, e noto per i suoi contenuti bizzarri, e spesso tendenti allo splatter e alle turbe psicologiche (anche sessuali, leggo online).

Sarà per questo che non lo avevo mai incontrato, anche se non è per questo motivo che Zebraman non mi è piaciuto.

A parte i film sanguinolenti e violenti, guardo sempre con una sorta di affettuosità i film giapponesi, e i loro personaggi protagonisti, essenzialmente perché entrambi agli occhi di noi occidentali sono assai ingenui, tanto che, almeno a me, suscitano tenerezza.
È stato così anche per Zebraman, film tutt’altro che violento, e anzi quasi tendente al sentimentale e al tenero, anche se non disdegna di proporre qualche scena splatter.

Ecco in sintesi la trama del film, che è una sorta di omaggio alle serie televisive di qualche decennio fa (anni "60) sui supereroi, come Ultraman e Megaloman: siamo nel 2010, e in una cittadina del Giappone avvengono episodi e avvistamenti strani, aventi per oggetto creature bizzarre e omicidi.

Shin'ichi Ichikawa è un ometto tutto sommato trascurabile: la moglie lo considera poco, la figlia gli è molto lontana, e il figlioletto non lo ha in grande simpatia perché, in quanto figlio del professore della scuola, viene trattato male da molti bambini.

Unica distrazione-passione di Ichitaka: la realizzazione del costume di Zebraman, un supereroe di una serie tv di molti anni prima… curiosamente, conosciuto anche dal bambino nuovo arrivato nella scuola, Shinpei.
I due ne parlano, e un bel giorno Ichitaka si prova il costume di Zebraman che lui stesso ha fatto… scoprendo man mano di ottenere così i suoi stessi poteri.
Si impegnerà così per salvare la scuola e la città dall’attacco di una razza aliena…

Un po’ mi dispiace dare una valutazione bassa a Zebraman, per quanta tenerezza mi ha fatto: però onestamente occorre dire che il film è mediocre sotto ogni punto di vista, e anzi men che mediocre: sceneggiatura, recitazione, non parliamo poi degli effetti speciali.

Ma d’altronde, il tutto è girato con l’intenzione di fare una copia dei film di serie B di decenni fa: esperimento riuscito in pieno.
Decenni fa, ma in mezzo c’è una parodia di Sadako, la bambina cattiva di Ringu (il nostro The ring).

Ma qualche sorriso ogni tanto non basta a mio avviso, e il mio consiglio è di cercarvi qualche altro film giapponese.

Fosco Del Nero



Titolo: Zebraman (Zeburaman).
Genere: grottesco, drammatico, fantastico.
Regista: Takashi Miike.
Attori: Shô Aikawa, Kyoka Suzuki, Atsuro Watabe, Yui Ichikawa, Koen Kondo, Naoki Yasukôchi, Makiko Watanabe, Keisuke Mishima, Yu Tokui, Yoji Tanaka, Arata Furuta.
Anno: 2004.
Voto: 4.5.
Dove lo trovi: qui.